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“Troppi affari, lascio tutto…”. Il politico che non ti aspetti che molla la poltrona per motivi etici

Succede che a un certo punto qualcuno si dimette da una carica elettiva. Ed è un fatto talmente raro di questi tempi che ci si ritrovi completamente spiazzati. È una di quelle notizie capaci di far saltare persino la scala gerarchica della 5 W del giornalismo. Se uno oggi si dimette non apri più il pezzo con il chi? (Who? ), ma nonostante le spiegazioni ufficiali con un interrogativo aggiuntivo perché? (Why?). Ti chiedi in altri termini quale sia stato il terremoto capace di tali conseguenze.

E te lo chiedi con un certo patema d’animo. Perché un terremoto da qualche parte deve esserci pur stato se in Italia uno si dimette per ragioni etico-morali. Tesi sostenuta da Francescoantonio Stillitani, ormai ex consigliere regionale calabrese.

Così scrive: “Non sono più motivato a fare attività politica, mi trovo a disagio in un mondo dove ormai spesso si opera e si fanno scelte dettate da interesse di parte e personale e si privilegia l’appartenenza e la clientela rispetto alle capacità, un ambiente in cui prevalentemente si vota e si appoggia un uomo politico non perché se ne condividono le idee e le attività, ma perché si spera di ottenere qualche vantaggio e questo a discapito della Calabria e dell’Italia in generale. Non ho mai visto la politica come fonte di reddito e di potere, non mi va più di essere confuso ed accumunato dall’opinione pubblica, a quei miei colleghi, anche nazionali, che vedono le Regioni e le Istituzioni come mucche da mungere illegalmente, come si rileva, purtroppo, dalla stampa e dalla cronaca giudiziaria”.

E uno pensa … ‘mmmminchia … e chi è questo, Mazzinga? Certo uno che ha del fegato. Accusa i propri colleghi di farsi solo gli affari loro, di muoversi soltanto in funzione di clientele, di vantaggi e interessi carrieristici personali. Spara a palle incatenate sul “sistema” che manco un grillino dopo aver fatto colazione con barrette di rotaia arrugginita intinte nell’acido muriatico. E ti viene da pensare wow… un grande.

E te lo spiega lui chi è: “Non ho mai richiesto un euro di rimborso per tutte le spese legittime che ho sostenuto nello svolgimento delle funzioni di sindaco per otto anni e di attività regionale per dodici di cui sette come assessore; decine e decine di viaggi a Roma, ristoranti, alberghi , taxi etc etc…li ho sempre pagati personalmente, senza chiedere alcun rimborso. Non ho mai usato il telefonino fornitomi dalla Regione e così via. In questo momento ricevo come indennità di consigliere regionale circa 8.000 euro netti al mese, e godo di tanti altri privilegi pur non svolgendo nessuna attività politica- amministrativa utile per il territorio. Ritengo questo ingiusto, tanto nei confronti dei calabresi su cui grava il mio costo, quanto nei confronti degli elettori che mi hanno votato, perché non tutelo e non rappresento più il mio territorio”.

Ed è dopo questo passaggio che inizi a pensare: “E questo ora se ne è accorto?” E dove ha vissuto fino a oggi? Possibile che in tutti questi anni (8 da sindaco, 12 da consigliere regionale, di cui 7 da assessore) non abbia mai “notato” nulla di strano?

Lui, Stillitani, spiega che ha “iniziato a fare politica esattamente venti anni fa, quando alcuni amici pizzitani mi hanno invitato a candidarmi come sindaco di Pizzo la cui amministrazione era stata sciolta per illegalità diffusa. Sono stato eletto quella volta e la volta successiva. Sino ad allora non avevo avuto interesse per la politica e svolgevo esclusivamente la mia attività di imprenditore. Una volta entrato in questo mondo, mi sono appassionato ed ero entusiasta all’idea di poter fare qualcosa di utile per il paese e per la regione in cui vivevo, anche a costo di sacrificare la mia attività privata e la famiglia. Mi sono iscritto al Ccd , ora Udc, partito che – aggiunge Stillitani – ritenevo a me più congeniale ideologicamente e non ho mai cambiato casacca. Nel 2001, come unico rappresentante del partito, sono stato nominato assessore regionale esterno dal presidente Chiaravalloti, sono stato eletto poi per due volte consigliere regionale e nel 2010 sono stato nominato assessore regionale al lavoro ed alle politiche sociali in quota Udc dal presidente Scopelliti. A gennaio di quest’anno ho deciso di uscire dall’Udc e per coerenza ho presentato contemporaneamente le dimissioni da assessore regionale. Su richiesta del presidente Scopelliti ho continuato a svolgere il ruolo di assessore fino ad aprile. Non ho aderito a nessun altro partito, non partecipo ad alcuna riunione politica, ho, di fatto, abbandonato tutti i contatti con il territorio che rappresento”.

Ed è ovvio che il Chi?, diventi un Perchè? Un Why? Che però pretende una risposta precisa, ma che sia risposta vera (a true answer).

Foto: Cn24.it


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