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Che fine ha fatto la musica italiana…

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Da circa 10 anni mi occupo di raccontare la musica italiana indipendente tenendo sempre d’occhio quello che passa nei network nazionali.

Il quadro che si è delineato in questi ultimi 10 anni è di due mondi paralleli quello della musica commerciale è quello della musica indipendente.

Le nuove leve della musica italiana

La musica indipendente, quel mondo in cui tanti giovani di buone speranze quelle che definisco le nuove leve della musica italiana si autoproducono.

Canzoni album ed ep con investimenti importanti, queste nuove leve che cercano, molto probabilmente dopo il lavoro con cui sostenersi, nuove date o fanno una letterale impresa nel trovare spazi per presentare le loro creature artistiche.

Se 10 anni fa l’approccio ai locali (pub, live club & co.) era quello del
“quanta gente in porti”, adesso è ancora più sconfortante perché è bella una canzone solo se ha migliaia di ascolti su Spotify ho migliaia di visualizzazioni su YouTube.

I due mondi

Credo che ci sia grandissima differenza tra questi due mondi; è difficile trovare qualità nonostante nel 2019 ci sia internet in ogni casa e a disposizione di ogni individuo.
Trovare la musica italiana quella che emoziona e che racconta delle storie non è così facile come si pensa: la proposta è immensa.

Lo scorso anno, a Sanremo ad esempio, abbiamo visto il fallimento della rappresentazione del mondo Indie al festival.

Un mondo, quello “Indie”, che non rappresenta assolutamente il panorama della musica italiana indipendente ma rappresenta una parte di artisti che hanno iniziato da soli per “piazzarsi” sotto l’ala delle Major discografiche.

Due esempi su tutti che rappresentano un mondo purtroppo poco conosciuto.

I festival

Quello del mondo indipendente della musica lo possiamo trovare ad un festival come quello di “Su la testa!” che si tiene ad Albenga da molte edizioni e Musicultura del compianto Paolo Cesanelli in cui non è tanto il vincitore che conta ma la qualità enorme che veniva presentata già alle audizioni che partono a inizio di ogni anno e si concludono con la serata finale allo sferisterio di Macerata con i finalisti che rappresentano molto più il panorama indipendente italiano della musica, molto di più del Festival di Sanremo.

Peccato che, come dice Red Ronnie da anni, in Italia manchi la cultura della curiosità, avvicinarsi e divorare con gli occhi, le orecchie e la mente, ciò che non si conosce.

Purtroppo siamo un popolo che ha perso la curiosità, quella curiosità che era motore in tantissimi settori del nostro Paese e che ha creato una delle nazioni più importanti al mondo.

Le potenzialità

La musica, nonostante le “nuove leve” abbiano le potenzialità di rinnovare questo mondo, capaci di prendere il testimone dai grandi che hanno fatto grande il mondo della musica italiana finiscono con l’abbandonare o con lo svendersi oppure c’è chi insiste e resiste e cerca di portare a casa risultati soddisfacenti circondandosi di persone che contribuiscono alla riuscita di un album, un singolo o un ep oppure nel trovare spazi in cui presentare le proprie creature discografiche.

Ci sono tantissimi artisti sconosciuti o semisconosciuti che potrebbero realmente dare lustro al nostro Paese dando linfa anche ad un popolo distratto che legge poco e che ascolta ancora meno e che forse si fa infinocchiare dai numeri della musica sul web e non dalla qualità.

Salvatore Imperio

Salvatore Imperio, nato a Foggia il 14 Luglio 1982, appassionato di musica, Digital Journalism e social media. Blogger, fonda il sito di informazione dedicato esclusivamente alla musica indipendente “MIE Musica Italiana Emergente” in cui, insieme ad altri appassionati e ricercatori di musica, si occupa di raccontare e informare del vero fermento che la musica italiana sta vivendo. “La musica mi ha già salvato più di una volta e io non posso che raccontarla alla gente” questa è la visione che Salvatore Imperio ha in mente perché “non si può vivere di tormentoni e canzoni che non dicono niente”. Diplomato in Informatica, è iscritto al corso “Culture digitali e della comunicazione” del Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università Federico II di Napoli.

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