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Crediti di imposta “impropri”, interviene l’Agenzia delle Entrate

  • L’Agenzia delle Entrate interviene sull’utilizzo improprio delle compensazioni fiscali
  • Una circolare ha portato alla luce il fenomeno delle compensazioni fiscali indebite o fraudolente
  • Ora però c’è il rischio di contenziosi senza apprezzabili risultati sugli importi effettivamente recuperati

Dopo anni di “utilizzo improprio” di compensazioni fiscali, dopo aver assistito, impotenti, al nascere ed al prosperare di “ecapologi” e venditori di “trucchi per pagare meno tasse”, dopo che si sono presi tutto quello che si potevano prendere, è arrivata una circolare dell’Agenzia delle Entrate a dirci quello che noi, sul territorio, sapevamo già.

La circolare 4/e pubblicata pochi giorni fa che fornisce gli indirizzi operativi e linee guida sulla prevenzione e contrasto all’evasione, ha finalmente portato alla luce l’oramai noto fenomeno delle compensazioni fiscali indebite o fraudolente.

La circolare dell’Agenzia delle Entrate

Per quanto riguarda il controllo sul credito d’imposta per ricerca e sviluppo, è stato riscontrato, in numerosi casi, che le imprese beneficiarie risultano assistite da soggetti che svolgono attività di consulenza sulle diverse misure agevolative, e che appaiono specializzate nella costruzione di documentazione solo formalmente corretta al fine di dimostrare la spettanza del credito. Inoltre, sono state riscontrate posizioni incoerenti rispetto ai presupposti oggettivi e soggettivi della misura agevolativa. Tali incoerenze possono rappresentare i primi indicatori di rischio e sono individuabili quando l’attività di ricerca e sviluppo, soprattutto se interna all’azienda, è difficilmente compatibile con l’attività economica dichiarata, con la struttura organizzativa dell’impresa, con l’assenza di costi per l’attività di ricerca e sviluppo interna, negli anni precedenti all’istituzione del credito d’imposta, ecc.”.

Dalle fredde parole in burocratese dell’Agenzia emerge un sottobosco fatto di Società di consulenza specializzate nella “costruzione di documentazione solo formalmente corretta” molto diffuse sul territorio nazionale ed anche regionale. Pare siano tantissime anche le aziende siciliane fruitrici di questo interessantissimo credito d’imposta che consentiva il recupero del 50% delle spese sostenute per attività di Ricerca e Sviluppo.

Le conseguenze

Cosa succederà adesso? Nei massicci controlli dell’Agenzia incapperanno, come sempre, furfanti ed aziende per bene. Malfatori “in grande” ed onesti piccoli Imprenditori. La verifica dei presupposti di ammissibilità sulle attività di Ricerca e Sviluppo è un’attività estremamente complessa che necessita di competenze specifiche ma temo dovremo confrontarci con solerti funzionari dotati di rigide check List. Il contenzioso aumenterà vertiginosamente senza apprezzabili risultati sugli importi effettivamente recuperati. Tanto valeva pensarci per tempo, con procedure di verifica PRIMA dell’effettiva fruizione del beneficio.

Ne escono male gli Ordini Professionali strutturalmente incapaci di difendersi dall’assalto delle big corporation (che tanto big poi non sono). Norme ambigue, costantemente in bilico tra liberalizzazione e presunti privilegi, non consentono azioni efficaci a tutela della collettività e le azioni disorganiche dei Consigli Nazionali si infrangono in un costante “vorrei ma non posso”.


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