La marcia della fame ed i manganelli

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La seconda guerra mondiale aveva lasciato solo macerie.

Ma non tutta l’Italia aveva conosciuto l’orrore dei bombardamenti, i colpi di cannone. Al di sopra e al di sotto della linea Gustav, molti paesi li avevano solo visti passare, i tedeschi.

Mussolini aveva chiuso le frontiere, già dagli anni ’20 ed il flusso migratorio si era fermato. Poi, il dittatore, aveva anche promosso una campagna di incremento demografico, che aveva ingrossato molti paesi del Sud, senza preoccuparsi delle risorse. Tanti paesi, anche quelli più indeclinabili sulla cartina.

In uno di essi, dopo che la guerra era finita e le partenze per le Americhe erano riprese copiose, vi era un gruppo di operai e braccianti, che non volevano arrendersi al distacco dalla loro terra.

Ma la fame li divorava e così, organizzati da un sindacalista della zona, partirono a piedi per Roma. Volevano andare a protestare davanti al Parlamento. La chiamarono essi stessi: la marcia della fame.

A piedi….a Roma. Duecentocinquanta chilometri. Sembra una boutade, invece è vero. Circa duecento persone si misero in marcia da un paese collinare, scendendo a valle.

Ed ora il racconto dal vivo di uno dei partecipanti: “Arrivati al bivio per San Marco, tutto un tratto vidi il commissario, con la fascia tricolore. Lui disse ‘In nome del popolo italiano caricateli’.”Continua il racconto una donna: “Io credevo che volevano caricarci su un camion per riportarci a casa, quelli invece ci caricarono di botte.”

Marciavano per la fame e vennero picchiati.

E questo episodio aveva avuto anche il tradimento della memoria. Ci pensò Ugo Gregoretti, nel 1978, a filmare un documentario sull’accaduto. Lo fece seguendo in un tour il famoso gruppo degli Inti Illimani, che andò sugli Appennini del Sud, in quanto molto simigliante per storia alla terra andina da cui erano dovuti esiliare. Qui, trovarono nelle Case del Lavoro, tracce di numerose proteste delle classi disagiate, per sfuggire alla fame.

Su YouTube, alla voce ‘San Bartolomeo in Galdo Inti Illimani’, troverete tale documentario, che da’ uno spaccato stentoreo del Sud. Una marcia della fame, la carica delle forze dell’ordine, la memoria che viene dissodata.

In questi giorni alcuni operai sono stati manganellati dalle forze dell’ordine. Aspettiamo l’esito delle indagini. A me è venuto in mente questo triste episodio.

Correva l’anno 1957.

Gianvito Pizzi

Gianvito Pizzi, filosofo, scrittore, storico, studioso di psicanalisi, ha dedicato l’intera vita agli studi. Collaboratore per decenni di riviste specializzate, si è occupato in particolare dei rapporti tra psicanalisi e filosofia, Medievalismo e Questione Meridionale. Nato a Napoli, ha vissuto sino a vent’anni in un paese dell’appennino sub-dauno: S. Bartolomeo in Galdo (Bn). Twitter: https://twitter.com/gianvito_pizzi

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