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L’economia siciliana nel 2022, la condizione di insularità e le sfide del Pnrr
15 Nov 2021 10:11

La crescita nell’anno in corso, in base alle informazioni acquisite, si prospetta superiore a quanto previsto dalle pur ottimistiche analisi estive. Ciò grazie alla coincidenza di un’inflazione maggiore ed ai bassi tassi di interesse, ciò consente di attendersi una lieve riduzione anche del deficit in percentuale del PIL (Prodotto interno lordo), con l’aiuto della circostanza, che può essere interpretata alternativamente quale minore bisogno o più scarsa efficienza nell’erogazione, di una minore spesa effettiva per i vari sostegni previsti per l’economia nell’emergenza pandemica.

La ripresa dell’economia

L’economia è sostanzialmente ripartita a livello europeo e nazionale e questo determina significative ricadute nel contesto regionale, già evidenti con le tendenze espresse dalla stagione turistica estiva dell’anno in corso e con l’andamento delle esportazioni, in particolare nel settore non oil, che costituiscono elementi essenziali per la costruzione di una ripresa duratura.

Una ripresa che, terminato lo sforzo straordinario di investimento pubblico attivato a livello europeo, nazionale e regionale possa consentire di ricostruire un tessuto produttivo lacerato da decenni di crisi, aggravato dal crescente divario nord – sud e con una pesante perdita di base produttiva, come recentemente rilevato da SVIMEZ ed ampiamente illustrato nella Nota di aggiornamento al DEFR della Regione Siciliana.

“Effetto forbice”

Le politiche di bilancio regionali, incentrate sul contenimento di spese e debito e confronto con lo Stato sul piano delle entrate, hanno consentito di affrontare e superare l’impatto della crisi pandemica. In particolare, è stata superata la morsa del cosiddetto “effetto forbice” che a livello europeo ha colpito Regioni ed autonomie locali, indicato dall’ultimo Eurobarometro del Comitato europeo delle Regioni. Effetto causato dalla crisi economica determinata dalla pandemia da COVID-19 e determinato dal dispiegarsi della diminuzione delle entrate unita all’aumento della spesa sanitaria e di sostegno alle attività produttive ed alle famiglie, che ha messo in pericolo le finanze pubbliche dei comuni, delle città e delle regioni dell’UE. Tale effetto è stato mitigato, se non addirittura annullato, in Sicilia negoziando con lo Stato la copertura integrale delle minori entrate derivanti dal gettito fiscale diretto ed indiretto.

Tale tendenza di compressione delle entrate dispiega ancora i propri effetti sugli equilibri di bilancio ed è plausibile che ciò continuerà a determinare, in relazione alle modalità di computo con il MEF di dette entrate, anche nel futuro esercizio.

Le spese per la pandemia

La copertura statale ha riguardato anche le spese per la Sanità e le misure di protezione civile adottate per contrastare la pandemia. Mentre una parte consistente degli interventi di ristoro e sostegno ad imprese e famiglie – all’altra si è provveduto direttamente con ingenti fondi regionali – sono stati coperti dalla riprogrammazione di fondi europei e nazionali nel contesto della ricollocazione dei fondi strutturali nel contesto del Recovery and Resilience Facility (RRF), la cui legittimazione va rinvenuta nell’art. 175 TFUE. Come evidenziato dalla Nota di aggiornamento al DEFR – che giova ricordare si definisce necessariamente sulla base delle previsioni contenute nell’analogo documento statale – emerge un quadro programmatico di crescita del PIL reale della Sicilia notevolmente irrobustito e pari a 6,2% nel 2021, 5,2% nel 2022, 3,4% nel 2023, 1,9% nel 2024. Tale proiezione straordinariamente positiva (quasi 17 punti di incremento del PIL in quattro anni) si fonda sull’attivazione della spesa di sviluppo e dal complesso delle politiche di rilancio, secondo il profilo temporale e gli importi previsti dall’azione del Governo regionale. Le tendenze declinate dalla Nota non solo consentono così di recuperare entro il 2022 la perdita patita nel 2020, quando il PIL regionale si è ridotto dell’8,4% (-8,9 in Italia), ma risulta un incremento di oltre 1 punto – in linea con tutte le previsioni – per il 2021 rispetto a quanto descritto dal DEFR (nel quale il valore del PIL programmatico regionale era previsto in crescita del 5,1 %, già in incremento rispetto a quello statale che, nel DEF statale, si attestava al 4,5%).

L’inezione finanziaria del Pnrr

Anche se occorre assumere un approccio che contemperi la positiva considerazione delle spinte di crescita, ben superiori all’inevitabile rimbalzo successivo alla drammatica crisi economica innescata dalla pandemia e dalle misure restrittive per farvi fronte, con l’attenzione che dopo la straordinaria iniezione finanziaria determinata dalle misure di sostegno e ristoro per alimentare la resilienza e quelle che si stanno varando in attuazione del Piano nazionale di resilienza e ripresa (PNRR), consentano alla Sicilia di recuperare il divario economico rispetto al centro-nord, di ricostruire un tessuto imprenditoriale che si presentava – come evidenziato da questa Nota – ampiamente lacerato e desertificato già prima della crisi, di recuperare in termini di occupazione e tutela del capitale sociale nonché d i competitività, fortemente compromessa nell’ultimo ventennio, in linea con quella, più o meno marcata, del Paese.

Quanto queste spinte siano un effetto di rimbalzo, cioè un effetto statistico di crescita rispetto alla caduta del PIL dello scorso anno, e quanto un primo, ma pur significativo passo, più lungo del previsto, di un sentiero di crescita sostenuto e stabile, va quindi valutato con attenzione. Invero come avvenuto durante le fasi più gravi della pandemia, ma anche adesso nella fase del rallentamento delle misure di contrasto effetto dei successi della campagna vaccinale, le previsioni vanno continuamente aggiornate ed adeguate, ed in proporzioni assai significative, anche a causa di fattori di rischio presenti nello scenario internazionale con i loro riflessi nazionali su inflazione, difficoltà di approvvigionamenti di materie prime e input intermedi, incertezze sul futuro della pandemia, possibili instabilità dei mercati finanziari, ma anche preoccupazione per le varianti della pandemia che segnano sempre il pericolo di nuove restrizioni.

Effetto “fiducia”

Assistiamo, dopo la riduzione delle restrizioni alla circolazione ed agli scambi, ad una ripresa consistente che tende a superare le dinamiche del puro rimbalzo dei consumi, e che si connota per un chiaro irrobustimento degli investimenti pubblici e privati evidenziando, in un contesto oggettivo di persistente incertezza, un deciso effetto “fiducia”, che risulta quale fattore determinante nelle scelte di consumo, ma soprattutto di investimento.

Una fiducia che non è puntualmente calcolabile, ma che con cautela, va considerata elemento caratteristico di questa fase, nonostante non manchino le insidie, i pericoli, le tendenze al (nuovo) irrigidimento delle regole di bilancio e di stabilità, in un’Europa che tuttavia dopo la Brexit non potrà considerare il ritorno al passato come una prospettiva scontata. Ciò che è sicuro che nulla tornerà come prima dopo la pandemia anche in economia pubblica e con essa l’affidamento della mappatura della performance economica alle cifre della produzione di un mercato sintetizzate dal PIL, divenuta chiaramente insoddisfacente per misurare il mondo attuale e le sue strutture economico-sociali. Occorre invece guardare ad un’economia del benessere nella quale il progresso economico esiste solo quando è a servizio del benessere dell’uomo e dell’ambiente e quando riduce le diseguaglianze. E ciò a partire dal contrasto alla crescente povertà delle famiglie siciliane, acuita dagli effetti della crisi pandemica, in un trend che riguarda purtroppo l’intero Paese, ma che purtroppo, come evidenziato da SVIMEZ penalizza in particolare il Mezzogiorno e la Sicilia a causa delle politiche di austerità finanziaria adottate dal 2011. Data dalla quale l’incremento della povertà al Sud inizia a riprendere con forte intensità. Tale contrasto va immediatamente rafforzato con politiche di solidarietà già in parte avviate dal Governo regionale sulla scorta degli indirizzi dell’ARS.


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