Presta soldi? Eleggiamolo

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“Hai dato i soldi ad Alfio?”

“Si papà…veniva ogni giorno…poveretto”

“Doveva sposare la figlia…..il fidanzato aveva dato un scadenza finale.”

“E si! Povero Alfio! L’avevano messo alle strette.”

“Quanto ti ha chiesto?”

“Due milioni di lire””

“Stamattina è venuto Salvatore Scuffio”

“E che voleva?”

“Mi ha chiesto di parlarti.”

“Ancora?”

“Dice che ha bisogno di un milione per il trattore…è indietro con le cambiali.”

“Ma come sta con il raccolto?”

“Bene…bene, ha fatto 80 piante di tabacco. Incasserà.”

“E daglieli!”

“Va bene, papà!”

Don Michele ed il figlio Cenzino, avevano almeno due visite al giorno. Ricevevano in una stanza della loro casa, a pianterreno.

Una tavola, quattro sedie, un quadro del Cristo, una stufa a kerosene, un divano sdrucito nell’angolo più buio.

Stanza tetra ma conosciuta da tanti.

“Stasera c’è una signora che ti vuole parlare….è la moglie di Menaro. Viene dopo le nove perché non vuol farsi vedere.”

“Ma che gente è?”

“Mi hanno detto che hanno comprato dieci ettari di terreno coltivabile.”

Cenzino era sempre preciso nelle sue informazioni. Il padre lo aveva affianco per questa spiccata propensione.

“Signora buonasera!”

“Don Michè grazie per avermi ricevuto…mi servirebbe un piacere.”

“Ditemi….ditemi pure.”

“Mio marito…ha un problema che mi fa disperare. Gioca a carte….e si è giocato il podere. Ora ci è rimasta la casa le stalle i pollai e cento alberi di olivi che stanno sulla collina. Mi servono due milioni, per recuperare il terreno che è tutto coltivato a grano….che si può fare?”

“Eh …non è una bella situazione. Vostro marito vi ha messo in mezzo ad una strada!…..Dicevate cento alberi di olivi?”

“Si…la raccolta la fanno i miei figli….ci stanno tre quintali di olive….olive di qualità.”

“Tornate tra tre giorni e vediamo che si può fare.”

“Grazie don Michè…..siamo nelle vostri mani. Quello sciagurato non è voluto venire. Si metteva vergogna!”

“Papà…qui rischiamo. Questi non riescono a rimettersi in sella. Che ci fanno con le olive? Ed il grano….quando può dare?”

“Cenzì….vuoi sapere che penso da un po’ di tempo? ….Che mi so’ stufato! Ma che mi hanno preso per babbo natale?…..E questo chiede quello! E quello chiede quell’altro! Adesso basta! Ma che sono Padre Pio?”

“E si papà! Un benefattore sei…io sono fiero di te!”

“E che mi danno il 15% che me ne faccio?….Se sto poi sempre fuori di decine di milioni?….Che ci guadagno? Una miseria!…Andassero a chiedere i soldi agli strozzini…quelli ti pigliano il 50%  il 60%.”

“Papà tu sei un signore e morirai un signore!”

“Si ma signore e signore….qui la mia proprietà è sempre nelle mani di altri! Di tasche che non sono le mie!”

Una sera venne nell’angusta stanza un noto politico della zona.

“Don Michè ….ho saputo che vi volete ritirare dalla vostra….come vogliamo chiamarla?….Attività…”

“Si dottó….mi so stufato…..”

“Ma io ho da farvi una proposta.”

“Ditemi pure.”

“Allora….io so che prendete il 15% per un prestito….voi siete la banca del paese…..”

“Ma la banca vuole garanzie….io faccio tutto da me….io mi faccio i calcoli sulla fiducia.”

“Si, ma avete la vita di molte persone del paese nelle mani, e quindi di molte famiglie!”

“Di paese e fuori paese!….Però mi so’ stufato….ora voglio il denaro nella mia tasca….la’ deve tornare!”

“Ma io vi faccio una proposta….il denaro da prestare ve lo do’ io voi poi lo prestate e quando rientra me lo restituite e vi tenete il 15%, però lo prestate al 25% ed il 10% lo date a me. La banca la faccio io…..voi fate solo l’intermediario.”

“Dottó …..io ci devo pensare. Devo parlare con mio figlio Cenzino.”

“Hai capito? In due anni mi rientra tutto il mio denaro e guadagno lo stesso con il suo denaro!”

“Se la matematica non è un’opinione e non lo è, caro padre è proprio così….tu cedi a lui il pacchetto di clienti.”

“Ma devo prendere il 25%! Il 25 è una cifra alta non mi sembra giusto!”

“Papà tu sei un benefattore! Ti conosco…..non avresti mai il coraggio di prendere il 25!”

“No….il politico se ne può andare a fare i suoi affari sporchi ad un’altra parte!”

“Bravo!”

“Anzi sai che faccio?…..Rimango io a prestare….se mi ritiro questo entra lui e gli chiede direttamente il 25%!”

“Bravo!”

“Solo la politica ci manca per questi poveri disgraziati!”

“Bravo!”

La notizia girò per il paese. Il rifiuto di don Michele fu risaputo da tanti. Anche la sua volontà di ritirarsi. Ma anche la volontà di rimanere per non cedere il monopolio al politico. Don Michele venne pregato di presentarsi alle elezioni e venne eletto sindaco.

In piazza la sera dell’elezione: “Hanno eletto un uomo giusto!”

“Si hanno eletto un uomo giusto!”

“Abbiamo cacciato i politici!”

“Si abbiamo cacciato i politici!”

“Abbiamo salvato la banca!”

“Si abbiamo salvato la banca.”

Un giorno passò un vescovo per il paese e sentì questa storia in tutti i suoi particolari.

“Monsignore…..che ne pensate?……Monsignore…..vogliamo un suo giudizio.”

Stette un po’ in silenzio, poi: “Non so dare una risposta.”

Gianvito Pizzi

Gianvito Pizzi, filosofo, scrittore, storico, studioso di psicanalisi, ha dedicato l’intera vita agli studi. Collaboratore per decenni di riviste specializzate, si è occupato in particolare dei rapporti tra psicanalisi e filosofia, Medievalismo e Questione Meridionale. Nato a Napoli, ha vissuto sino a vent’anni in un paese dell’appennino sub-dauno: S. Bartolomeo in Galdo (Bn). Twitter: https://twitter.com/gianvito_pizzi

One comment

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    efisio

    14 Aprile 2015 - 13:16

    Fosse vera questa storia, come vogliassi dimostrare, I POLITICI,FREGANO DA TUTTE LE PARTI….povero di che ha di bisogno………:-(

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