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Ludopatia, “le slot machine devono funzionare con la tessera sanitaria”
10 Feb 2017 10:56

Quella di ieri è stata una vittoria per la Regione Puglia che aveva chiesto più tempo alla Conferenza delle regioni per esaminare il provvedimento, nel timore che tutta quella fretta di trovare l’intesa nascondesse un fuoco di cenere.

Ieri abbiamo capito che il governo, tramite il sottosegretario Baretta, ha deciso di aprire una grande consultazione con tutte le associazioni e quindi l’idea che ci potesse essere un blitz è stata scongiurata.

Ieri ho rivendicato alle Regioni il merito di avere ottenuto questa discussione, grazie al rinvio della scorsa volta.

Ho posto due questioni fondamentali: la prima è che le Regioni non intendono abdicare alla potestà legislativa che hanno in questa materia che, ammesso e non concesso che il Governo legiferi, le Regioni possono reintrodurre le norme sulle distanze e anche sugli altri elementi della legge.

La seconda è che noi dobbiamo avere una gestione delle ludopatie molto severa: quando si viene dichiarati ludopatici, la tessera sanitaria deve essere l’unico mezzo per accedere al gioco.

Le macchinette devono funzionare con la tessera sanitaria: se c’è la dichiarazione di ludopatia il soggetto non può essere ammesso al gioco da nessuna parte.

Lo Stato in modo drammatico, decide di guadagnare dei soldi sul gioco d’azzardo. Più si va avanti, più il bilancio dello Stato dipenderà dal gioco d’azzardo, con tutte le conseguenze negative che ne derivano.

Per quel che posso constatare il gioco d’azzardo si associa spesso a condizioni sociali drammaticamente degradate.

Il giocatore medio non sa tutelarsi, la storia che viene raccontata che le sale d’azzardo sono come i cinema e i teatri è qualcosa a cui non credo.

La legge è una occasione irripetibile per lanciare questo messaggio: ferma restando la possibilità data dallo Stato di giocare bisogna avvisare tutti che si tratta di una attività pericolosa.

Non possiamo, ad esempio, tornare indietro sulla norma sulle distanze: la Puglia non lo farà, intendiamo tutelare i luoghi sensibili come scuole e parrocchie. C’è comunque una disponibilità a trovare un’intesa con il governo.


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