Brindisi processa Greenpeace

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Greenpeace

È cominciato ieri davanti al giudice monocratico di Brindisi un processo a carico di 13 attivisti di Greenpeace che nel luglio del 2009, in concomitanza con il G8 all’Aquila, manifestarono alla centrale Enel Federico II di Cerano.

Enel si è costituita parte civile nel giudizio, chiedendo una provvisionale di 200.000 euro su un risarcimento danni complessivo quantificato dalla società in un milione e 200.00 euro. L’8 luglio del 2009 oltre cento attivisti da tutto il mondo occuparono quattro centrali elettriche a carbone sparse sul territorio italiano. A Brindisi si collocarono sul nastro trasportatore e si arrampicarono su una ciminiera. Secondo Greenpeace, Enel ha scelto la via “di una fitta guerriglia legale che l’ha già vista sconfitta in due distinti provvedimenti”.

“Abbiamo protestato più volte – afferma Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace – contro l’inquinamento della centrale Enel di Brindisi, e per una di quelle proteste oggi siamo a processo, mentre pende su di noi la spada di Damocle di risarcimenti milionari”. “Eppure due anni dopo la nostra azione, del 2009, é stata l’Agenzia europea per l’Ambiente – continua Boraschi – a stabilire che la centrale a carbone Federico II è l’impianto industriale più inquinante d’Italia, diciottesimo nell’unione, perché causa su base annua 119 morti premature e danni economici compresi tra i 536 e i 707 milioni di euro”.

L’associazione in una nota conferma che “le azioni legali di Enel non fermeranno la sua campagna di denuncia”.”È scandaloso – si aggiunge – che un’azienda controllata dallo Stato rifiuti di aprirsi a qualsiasi confronto nel merito della sostenibilità della sua produzione e dei danni che essa arreca al Paese e abbia scelto di non informare i cittadini italiani rispetto all’impatto della sua attività sulla loro salute”. Quindi la richiesta rivolta a Enel di ritirare ogni progetto di nuove centrali a carbone in Italia, dimezzare la produzione elettrica col carbone entro il 2020 e portarla a zero nel 2030, e puntare sulle fonti rinnovabili.

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