Caro Paolo, ti chiedo scusa se non sono stato in grado di scoprire la verità

Shares
Via D'Amelio

Inesorabilmente il 19 luglio è alle porte ma nessun spiraglio di verità lo è allo stesso modo.

Di contro, però, constatiamo come di anno in anno, l’abisso delle conoscenze sprofonda sempre di più. Anzi, rileviamo che vengono posti in essere azioni, in modo vigliacco e subdolo, per impedire che un solo barlume di verità venga alla luce. Minacce di morte a Nino Di Matteo, il “furto” nell’abitazione del PM Roberto Tartaglia, le famose quattro telefonate distrutte, sono tutti segnali che di certo non hanno e non contribuiscono all’accertamento della verità.

E, che dire dei pregressi attacchi inusitati nei confronti di Ingroia, Messineo e ancor prima a Scarpinato? Il reiterato modus operandi dello Stato di voler a tutti i costi “commuggghiare” (coprire) le verità, parte da molto lontano e sfido chiunque a dimostrarmi il contrario.

Per fare degli esempi. La sparizione dell’agenda di Ninni Cassarà, scomparsa dalla scrivania del suo ufficio; i documenti di Carlo Alberto Dalla Chiesa, trafugati dopo la sua morte dalla cassaforte; i rapporti “stretti” di Giulio Andreotti con Stefano Bontade; le frequentazioni del gotha politico siciliano e nazionale, nella Favarella di Michele Greco, capo indiscusso di Cosa nostra, prima dell’avvento di Totò Riina per finire con l’ormai nota vicenda del furto dell’Agenda Rossa di Paolo Borsellino.

Ma la più aberrante vicenda, della quale la classe politica risulta indifferente, è il depistaggio sulle indagini della strage di via D’Amelio. Ecco, questo silenzio dello Stato la dice lunga, molto lunga sull’effettiva volontà di ricercare la verità. Se devo essere onesto, mi vergogno della mia impotenza di non aver saputo dare risposte a chi ha perso la vita per di mostrare senza se e senza ma l’attaccamento alle Istituzioni.

E mi duole molto verificare questa latitanza di Stato.

Oramai, non credo più ad una sola parola pronunciata da chi pretende di governare questo Paese; non credo e mi fanno ribrezzo quanto li vedo in tv, quando mesti e compassati fanno finta di ricordare con una corona i nostri martiri della violenza mafiosa.

Ipocriti in doppio petto.

Dovrebbero avere la decenza di tacere di fronte a quei luoghi, simboli dell’onestà intellettuale oltre che di martirio. Non assolvo nessuno ma soprattutto non perdono – e ne ho ben donde – quei politici che negano giorno per giorno che verità sia fatta.

Non è mia abitudine dare consigli, ma faccio uno strappo dandone uno: politici per favore andate a leggere Sciascia e scegliete la definizione che più vi aggrada. Tra le definizioni c’è quaquaraquà.

Chiudo, rivolgendo il mio pensiero a Paolo Borsellino e ai miei cari colleghi uccisi in via D’Amelio. Dottor Borsellino, signora Agnese e colleghi mi spiace se non sono stato in grado di scoprire la verità.

Pippo Giordano

Palermitano, ispettore della Dia in pensione. Ha collaborato con il giudice Paolo Borsellino fino al 17 luglio 1992, due giorni prima della Strage di via D'Amelio.

One comment

  • Avatar

    Lorenzo

    11 Luglio 2013 - 17:30

    sottoscrivo ogni parola di Pippo, ma tristemente in troppe altre situazioni, siamo portati a pensare di vivere in un paese dove vive meglio chi delinque a qualsiasi livello, che chi fa il proprio dovere e cerca di rispettare le regole, un paese dove invece di regnare lo stato di diritto impera la dittatura del malaffare.

    Rispondi

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Top
Change privacy settings