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Il wc ecomostro davanti al monumento. Ecco l’ultima bruttura autorizzata della Calabria

Per ora è un progetto. E, dopotutto, è pur sempre un servizio. Ma secondo Legambiente, il wc previsto da Comune e Soprintendenza all’ingresso della Cattolica di Stilo – gioiello bizantino che dal 2006 lotta per diventare sito Unesco – sarà un «ecomostriciattolo, piccolo nella dimensione ma enorme nell’impatto». Scrive l’associazione ambientalista: «Complimenti per la geniale intuizione, ora sì che l’aspirazione potrà essere concretizzata.

La costruzione del wc e della “garitta” prima del cancello sarà il valore aggiunto che consentirà di sbaragliare la concorrenza e avere il meritato premio (il riconoscimento Unesco – ndr) che finora è mancato».

All’ironia agrodolce di Nuccio Barillà, membro della segreteria nazionale, si aggiunge il monito di Lidia Liotta, del circolo reggino di Legambiente: «Non è la prima volta che assistiamo a decisioni scriteriate, gli esempi di restauri imbarazzanti nei siti archeologici e monumentali sono purtroppo innumerevoli».

È questa la Calabria delle «brutture autorizzate». Cartoline al contrario che invogliano eventuali turisti a scappare. Ma c’è anche una bellezza da fotografare, nella punta dello stivale martoriata dalle ecomafie e da una avvilente gestione – parlare di «promozione e valorizzazione» sarebbe esagerato – del patrimonio storico-culturale, artistico e paesaggistico.

Dove politica e istituzioni latitano, arrivano associazionismo e volontariato: al Castello Murat di Pizzo Calabro, perla della costa tirrenica nel tratto vibonese, il Fondo ambiente italiano – che in Calabria vanta anche un folto e battagliero Gruppo Giovani – ha organizzato la mostra fotografica “Beyond Calabria“, un contest «finalizzato a valorizzare l’unicità di un patrimonio che si estende per ben 800 km: le coste calabresi».

Un libro (“Beyond Calabria Photography Award”, edito da Rubbettino) conterrà i 40 scatti selezionati dalla giuria internazionale presieduta da Giovanni Gastel, nome cult della fotografia di moda e still life. «Con maestria e straordinario realismo le vedute marine sono state indagate dai giovani fotografi per celebrare un patrimonio pervenutoci “quasi integro”», commenta il Fai Calabria. E in quel «quasi» c’è tutta l’amarezza di quanto non è stato fatto per preservarlo (e di quanto, al contrario, è stato permesso di fare per violentarlo).

Intanto, i primi weekend d’estate ripropongono il refrain del mare inquinato, che a queste latitudini si manifesta – lungo molti di quegli 800 chilometri – con una temutissima «striscia» marroncina: si tratta di una sorta di cartina al tornasole, una spia puntale e spietata di un sistema di depurazione perennemente in affanno. “SOS pronto intervento mare 2013” è il servizio della Direzione marittima della Calabria e dell’Arpacal con cui la Regione monitora in tempo reale lo stato delle coste: dopo il flop del 2011, il numero verde 800 331929 (attivo fino al primo settembre 7 giorni su 7, dalle 8 alle 18) ha registrato l’estate scorsa ben 1041 segnalazioni.

L’Arpacal schiererà per tutta l’estate 50 unità di personale, impegnate anche fuori dagli orari di servizio. La programmazione è altro, però. Tanto più in una regione le cui coste soffrono tutto l’anno, tra erosione, abusivismo e scarichi illeciti: la scorsa settimana è stata individuata un’area vastissima con deposito di fanghi nella zona di Lamezia Terme, tra l’area industriale e il depuratore. È il tratto di costa visibile al turista che arriva in aereo. Anche queste sono cartoline dalla Calabria.


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