La Calabria risorgerà grazie al turismo. Se la smette di sprecare il denaro pubblico

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Bray

«Il rilancio della cultura italiana sembra proprio essere destinato a cominciare dal Sud e io, da meridionale, non posso che esserne orgoglioso». Potrebbe essere il classico formulario, parole di circostanza da convegno-passerella che, invece, hanno tutto un altro senso se arrivano in conclusione di queste altre: «Oggi ho visitato il Parco Archeologico di Sibari, per constatare di persona la situazione che, nel gennaio scorso, si è creata a causa dell’esondazione del fiume Crati». Tutto questo il ministro Massimo Bray lo scrive nel “diario” del suo passaggio dalla Calabria (http://www.massimobray.it/nel-tesoro-archeologico-di-sibari-ce-il-futuro-della-calabria/), lo scorso fine settimana.

 È un breve ma appassionato scritto che trasuda l’incanto dei luoghi, restituendolo.

Ma potrebbe essere un manifesto per molti calabresi – semplici cittadini disinteressati o nichilisti, ché non sempre la colpa è solo dei politici –, soprattutto quando vi si legge che il sito di Cassano allo Ionio «costituisce un episodio importantissimo dal punto di vista storico-archeologico e culturale» ed è «un’area che potrebbe non essere seconda a nessun’altra». Di fatto, Sibari «seconda» lo è eccome, nel migliore dei casi (nel peggiore è quasi in fondo classifica); Bray annota tutto ciò, infatti, proprio nei giorni in cui il governo stanzia cospicui finanziamenti per un’altra eccellenza a rischio come Pompei, di certo “sorella nobile” della ex colonia opulenta che, tra i fasti del passato, ha ceduto al vocabolario mondiale una parola («sibarita», per dire elegante e lussuoso: una nemesi se si pensa al fango di gennaioe al degrado di oggi).

Il ministro si spinge oltre. «Le fascinazioni del territorio riguardano anche il suo potenziale turistico e sono molteplici e così ben distribuite che fecero scrivere all’archeologo francese François Lenormant, dopo una visita che dovette suggestionarlo come, ancora oggi, Sibari può fare con chiunque la visiti e come del resto ha fatto con me, questa mattina: “Non credo che esista in nessuna parte del mondo qualcosa di più bello della pianura ove fu Sibari. Vi è riunita ogni bellezza in una volta: la ridente verzura dei dintorni di Napoli, la vastità dei più maestosi paesaggi alpestri, il sole ed il mare della Grecia”».

 Il punto è proprio il «potenziale turistico» di cui parla il ministro, quello che la Calabria continua a snobbare se non a violentare, assieme al suo paesaggio. Ne sa qualcosa chi decide di spingersi, bontà sua, in uno dei luoghi lasciati in eredità dalla presenza magnogreca: è proprio di oggi un’interrogazione parlamentare di Dalila Nesci (M5S) sulla valorizzazione del sito di Rosarno, città natale del decano Salvatore Settis e teatro della pionieristica campagna di scavo di Paolo Orsi (1912-1914). L’antica Medma è una delle 10 location del Magna Graecia teatro festival, «evento» non proprio da spending review (in tre anni si parla di oltre 2 milioni di finanziamento) che in estate trasforma in luminoso palco gli stessi siti che il resto dell’anno lottano con l’abbandono e l’incuria. Paradosso nel paradosso.

 La visita di Bray – dovuta all’inaugurazione a Reggio di una mostra di quadri confiscati al cosiddetto “re dei videopoker” Gioacchino Campolo, nel Museo che ancora attende di riabbracciare i Bronzi (sempre a proposito di turismo culturale…) – cadeva nel mezzo di due fatti importanti per l’archeologia calabrese: la scoperta di un complesso musivo nell’antica Kaulon, attuale Monasterace, e la firma – ieri a Roma – dell’Accordo di programma quadro per l’area archeologica e la bonifica del suolo di Crotone.

 Ma prima bisogna fare un passo indietro. Lasciare i numeri e tornare agli annunci. In particolare, all’annuncio della pubblicazione, da parte della giunta regionale, di un Atlante dei beni culturali. Nel tour di presentazione, da un lato ci si esalta per le «app» che racconteranno al mondo il patrimonio calabrese ma dall’altro si omette di dire che quelle app dimenticano siti importanti, da Bivongi a Brancaleone, da Gerace a Pazzano e Stilo – come ha annotato lo storico dell’arte Attilio Spanò – per arrivare a quella stessa Monasterace resa celebre già l’anno scorso dal complesso mosaicale venuto alla luce a Casa Matta: un “tesoro” che fece notizia anche grazie alla campagna di autofinanziamento «Adotta il drago» (da una delle figure d’età ellenica rappresentate sul pavimento riaffiorato dopo la campagna di scavo). Da Gerace – paese della Locride che, altro paradosso, l’assessore regionale alla Cultura ha eletto a propria residenza estiva – è nato addirittura un gruppo facebook per denunciare la strana assenza dall’Atlante, costosissimo (in attesa della pubblicazione sul Burc, è iniziato il toto-milioni) ma non altrettanto aggiornato nei dati; da un punto di vista scientifico le schede sono o datate o identiche a quelle del sito della Direzione regionale – dalla quale dipende la Soprintendenza per i Beni Archeologici –, o rielaborate con una serie di “svarioni” dovuti a poca dimestichezza con la materia. E, soprattutto, al mancato coinvolgimento delle cosiddette «maestranze» che pure in Calabria non mancano.

 Dopo Sibari e Monasterace, scendendo verso sud in questo ideale viaggio lungo la costa jonica calabrese si approda a Crotone, dove 65 milioni di euro (erano 100 ma 35 sono stati “dirottati” a sanità e trasporti) destinati alla valorizzazione del patrimonio archeologico (http://www.corrieredellacalabria.it/stories/cultura_e_spettacoli/16800_larea_dellantica_kroton_sar_parco_archeologico/) si aggiungeranno agli oltre 52 milioni derivanti dalla condanna della Syndial per danno ambientale alla città. Che Kroton sia un luogo meritevole di attenzione, accademica prima che istituzionale, lo avevano capito da tempo università blasonate come quella di Ginevra (http://www.unige.ch/rectorat/maison-histoire/Recherche/ProjetCrotone.html). Spesso la Calabria piace più ai «forestieri» che ai calabresi. A Kaulon, tra i volontari che hanno scavato c’era una folta pattuglia argentina. La Regione? Arriva alla spicciolata, coi tempi pachidermici della politica, e prima della pausa estiva si gioca la carta del maxi-finanziamento. A fine 2017 bisognerà vedere cosa ne sarà stato, di tutti quei milioni.

 NELLA FOTO Il ministro Bray, al centro, in visita a Sibari (ph. Pasquale Golia)

Eugenio Furia

Sono nato a Cosenza nel 1977, sono sposato e ho due figlie. Giornalista professionista dal 2004, ho lavorato come redattore nella redazione centrale dei quotidiani il Domani di Cosenza e Provincia (dicembre 2001-giugno 2003), il Quotidiano della Calabria (giugno 2003-marzo 2006), Calabria Ora (marzo 2006-luglio 2010) e Corriere della Calabria (giugno 2011-agosto 2014). Sono coautore dei libri “I luoghi e gli spettri” (TTSF, Cosenza 2005), “Casta calabra. La politica? Sempre meglio che lavorare...” (Falco editore, Cosenza 2011) e “Sacro fuoco. Storie di libertà di stampa” (Pellegrini editore, Cosenza 2014). Attualmente lavoro al Quotidiano del Sud.

One comment

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    Gianfranco Vovola

    9 Agosto 2013 - 09:05

    che bella idea…… sono trenta anni che dico che la Calabria potrebbe essere la California d’Italia, con il turismo dodici mesi all’anno, mare e monti.
    Ma perché ciò non accade ?
    1 – il coperchio della ndrangheta
    2 – assoluta mancanza di infrastrutture per i collegamenti, viari, ferroviari, aerei e portuali (tutto inadeguato, fatiscente ed obsoleto)
    3 – assoluta mancanza di cultura del turismo, assente completamente dalle capacità dei calabresi; sono loro a doverlo fare, non aspettare che dal resto del mondo venga qualcuno a farlo. Fare turismo non vuol dire sfruttare fino all’osso le bellezze naturali, prendere il turista letteralmente per il collo con il presupposto: prendi tutto ciò che puoi, tanto poi chi lo vede più, quindi i prezzi di tutto il commercio locale triplicato se non quintuplicato.
    4 – scuole alberghiere in ogni comune, con la speranza che almeno nei giovani si riesca ad inculcare una mentalità imprenditoriale sana, onesta e corretta, tendente a sostituire quella attuale alla viva il parroco.
    Salviamo, ma soprattutto voi calabresi, salvate l’economia di questa splendida e meravigliosa terra.

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