In Sicilia sopravvivono ancora tecniche di pesca e tradizioni marinare uniche nel Mediterraneo: dalla pesca delle feluche, condivisa storicamente con la Calabria, alle antiche strade del tonno. Sono pilastri culturali oggi protetti da una specifica legge regionale che li riconosce come patrimonio attivo, non solo come memoria del passato. Per Leonardo Catagnano, Dirigente Responsabile del Servizio Sviluppo Locale e Identità Culturale del Dipartimento della Pesca Mediterranea, riscoprire questo patrimonio è la chiave per rilanciare le comunità costiere: un’identità che diventa motore di innovazione, non semplice nostalgia.
Oltre la cattura: la pesca come ecosistema economico e culturale
La flotta peschereccia siciliana si muove oggi in uno scenario di mercato complesso, stretto tra la pressione delle importazioni estere e la concorrenza dei prodotti allevati: basare l’attività esclusivamente sulla cattura incontra molte difficoltà commerciali. La risposta sta nel far leva sulla storia unica del mare siciliano, fatta di imbarcazioni, tecniche e attrezzi in parte abbandonati ma ancora recuperabili come conoscenza da sviluppare in attività correlate.
Diversificare senza snaturare: il turismo esperienziale
Tradurre questo valore culturale in economia reale richiede lo stesso equilibrio che vale per il mondo rurale: così come l’agricoltura non si esaurisce nell’agriturismo, la pesca non deve ridursi a ittiturismo o pescaturismo, ma integrare queste attività come complemento alla sua natura produttiva. Le evoluzioni normative hanno ampliato notevolmente le opportunità in questo senso: se in passato il pescaturismo era riservato alle piccole imbarcazioni, oggi quasi tutta la flotta può accogliere persone a bordo, superando i vecchi limiti sul numero di passeggeri. A questo si affiancano ittiturismo e didattica del mare, pensati per far vivere ai visitatori le tradizioni marinare, le celebrazioni e l’attività di pesca stessa. L’obiettivo è anche riavvicinare i giovani provenienti da famiglie di pescatori che avevano lasciato il settore, offrendo loro una prospettiva di reddito stabile e moderna.
Il ruolo dei GAL e il Registro dell’Identità Culturale
Questo processo, per Catagnano, non può essere “calato dall’alto”: deve nascere dalle comunità costiere stesse. In questo, i GAL della Costa svolgono un ruolo centrale, pur con margini di miglioramento sulla capacità di attivare interventi rapidi. Tra i risultati concreti già prodotti c’è la nascita del Registro dell’Identità Culturale della Pesca Mediterranea, uno strumento costruito sulla conoscenza e sul sapere dei pescatori siciliani, pensato per custodire un patrimonio e renderlo attivo anziché lasciarlo disperdere.
Informare il consumatore: la riscoperta del pesce “dimenticato”
L’ultimo passaggio di questa strategia riguarda le abitudini di acquisto. Le nuove generazioni conoscono e consumano perlopiù le specie proposte abitualmente da pescherie e ristoranti, lasciando ai margini la biodiversità del mare siciliano. La sfida “educativa” si gioca su due fronti: recuperare la gastronomia tradizionale e le ricette delle famiglie marinare, spesso trascurate dalla ristorazione moderna, e insieme abituare i consumatori a specie locali meno conosciute ma di ottimo valore nutrizionale. Una scelta che ha anche un effetto ecologico diretto: diversificare i consumi riduce la pressione di pesca sulle specie più sfruttate, contribuendo a preservarle.
È in questo equilibrio tra tutela delle radici culturali e apertura della blue economy all’innovazione che si gioca il futuro della pesca siciliana e delle comunità che da essa dipendono.