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Betlemme non è poi così lontana

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È confortante vedere tanti credenti preoccupati per le sorti della loro Chiesa.

Vuol dire che la sentono propria, la amano, la vogliono servire.
Chi ama non sbaglia mai, ma anche l’amore ha bisogno di essere illuminato: dalla ragione sempre e, per chi crede, dalla fede che si nutre della Parola di Dio. Chi ama desidera il meglio per la persona amata. Sente il bisogno di custodirla, rimanerle accanto, godere della sua presenza. Se la persona amata, poi, è nientemeno che la sposa del figlio di Dio, allora tutto si moltiplica a dismisura.

Diciamo subito che il nostro amore altro non è che un debole tentativo di rispondere al folle, sviscerato amore dello Sposo. È lui che ama per primo. Che senza dare mai segni di stanchezza ci fa la corte, ci attende, ci rincorre per le strade di questo mondo. È lui che ci ammalia, ci incanta, ci seduce.

È lui che gode nel vederci felici, sereni, santi. A differenza dello Sposo che non vediamo, la sposa invece è sotto gli occhi di tutti.

A volte appare giovane e bella, a volte vecchia e con le rughe. Dipende da chi e da come la guarda. I suoi figli – che sono soprattutto figli dello Sposo – non sono tutti uguali, non tutti vogliono rimanere accanto al Signore della vita. Ma c’è anche chi gli ha donato il cuore, e senza di Lui non si sognerebbe di muovere nemmeno un passo. Tra Cristo e l’uomo, insomma, si stabilisce una storia d’amore, che, come tutte le storie, può crescere, ingigantirsi, ma anche sbiadirsi e, addirittura, spegnersi. Dipende da noi. Solamente da noi.

Una cosa è certa: la santa madre Chiesa ha ricevuto dallo Sposo il divieto assoluto di abbandonare i suoi figli in balìa del lupo. Suo compito è guidarli, amarli, servirli. Sempre, anche quando fanno i disertori.

Anche quando passano al nemico. Certo, amare chi ci ama è facile, appagante. Ci vuole invece tenacia, testa dura e forza d’animo per amare chi ci odia, ci invidia, ci mette il bastone tra le ruote. I cristiani, però, sanno di poter contare su una forza straordinaria che non è di questo mondo.

Il mio grande amore a Cristo e alla Chiesa deve rendermi felice e umile. Riconoscente e grato per la grazia ricevuta in dono. È consolante sapere che milioni di credenti sparsi per il mondo, lottano, soffrono e pregano perché Cristo regni nei cuori, nelle istituzioni, negli uomini di governo. Guai a me, però, se aprendo la porta a qualche spiffero di vento gelido che non viene dallo Spirito Santo cado nella trappola della vanagloria, del giudizio, del pessimismo, finendo col credermi indispensabile, migliore, ispirato, al punto da dubitare dell’onestà degli altri. Guai a me se inizio a credere che la Chiesa non sta a cuore ai miei fratelli come sta a cuore a me.
Imboccato questo pericoloso vicolo cieco, andrò di certo a sbattere contro un muro. La Chiesa offre a tutti l’inestimabile patrimonio che ha ricevuto in dono.

Cristo è morto per tutti. Nostro compito, perciò, è donarlo a tutti. Ci sarà chi lo ignora, chi lo rifiuta, chi lo rinnega. E chi lo accoglie fidandosi di Lui. La Chiesa che va alla ricerca, dialoga, dona l’acqua della vita a un assassino, un abortista, un commerciante d’armi o di bambini, non sta a significare che giustifica l’omicidio, la guerra, l’aborto. Al contrario. Essa sa che da quell’incontro potrebbe accadere qualcosa di bello.
Potrebbe nascere un uomo nuovo.

È ritornato l’Avvento, da domenica scorsa anche per il rito romano dopo quello ambrosiano. Tempo di conversione e di speranza. Cristo viene: andiamo incontro al Figlio di Dio senza distogliere lo sguardo dall’uomo creato a Sua immagine. Chiunque sia. Ovunque si trovi. Noi siamo gli annunciatori, i discepoli, non i padroni della Parola che salva.
Rendiamoci degni del nome che ci è stato dato: servi.

Servi, dunque, non padroni. E ricordiamo sempre che tutti – ma proprio tutti – sono importanti agli occhi di Dio. Unici e preziosi. Rafforziamo perciò la fiducia e la speranza. «Chi ci separerà dall’amore di Cristo?», si chiedeva san Paolo. Già, chi potrà mai farlo? E continuava: «Se Dio è con noi, chi sarà contro di noi?».
Mettiamoci in cammino. Betlemme non è poi così lontana.

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