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Cambiamo tutto, si può fare cultura anche senza fondi pubblici. E lo abbiamo dimostrato

Capita che amici e colleghi di altre parti d’Italia a volte mi facciano una telefonata  perché hanno sentito da telegiornali nazionali notizie interessanti sulla mia regione.

Di solito, però, l’incipit della telefonata è qualcosa del tipo “ma che diavolo  combinate da quelle parti?”. E’ il caso fresco fresco dell’arresto dell’Assessore regionale alla Cultura del PDL Luigi De Fanis. L’accusa è di aver utilizzato i fondi per la Cultura come un Bancomat, imponendo tangenti di varia entità a chi gli chiedeva finanziamenti per iniziative culturali. Pare che amasse a tal punto il D’Annunzio che abbia speso i soldi stanziati per le celebrazioni dei 150 anni del Vate molto dannunzianamente: champagne, alberghi di lusso ed altro, solo che almeno, D’Annunzio, si spendeva i suoi, di soldi, mentre De Fanis ha dichiarato al telefono (mentre era alla Fiera del Libro di Torino, il letterato, “lo metto sul conto della Regione”). Naturalmente, chi non ossequiava questo sistema di tangenti sulla cultura veniva escluso dai finanziamenti, e la porta in faccia è stata chiusa anche a Dacia Maraini, magari licenziata con un “Chi era costei?”.

Eppure, negli stessi giorni, avveniva culturalmente un piccolo fatto piuttosto positivo.

Tante associazioni e singoli stufi di dover ogni anno bussare con il cappello in mano a questo o quest’altro assessore, sperando che quest’ultimo sia abbastanza illuminato da comprendere il progetto che gli si va a proporre, hanno alzato bandiera bianca, chiudendo i battenti. Tale sarebbe dovuta essere la sorte anche del Festival delle Letterature dell’Adriatico, organizzato da undici anni a Pescara dallo scrittore Giovanni Di Iacovo e dall’agenzia Mente Locale.

Nonostante questa iniziativa abbia portato in Abruzzo grandi esponenti della letteratura italiana (Walter

Siti, Corrado Augias, Niccolò Ammaniti, Carlo Lucarelli, Stefano Benni e mille altri) organizzando in ogni singola edizione quasi cento appuntamenti, quest’anno, visto che il Bilancio preventivo della città di Pescara a novembre non è ancora stato approvato, non potevano ricevere neanche un euro di contributo. La sfida era allora questa: cancellare un festival che ha una sua storia solo per colpa della fallace burocrazia di un Comune? No, tentiamo rivolgendoci ai privati, dalla piccola bottega alla grande azienda, dal ristorante alla cantina di vini, dagli “amici del festival” (5 euro a testa di sostegno) alla ditta Deco.

Gli stessi autori invitati hanno capito la sfida tagliandosi il cachet. Ed ecco che la sfida viene vinta. Mentre un certo modo criminale di vedere la cultura finiva in manette, ben dodicimila persone, e ripeto dodicimila, hanno affollato negli stessi identici giorni i luoghi del Festival delle Letterature, principalmente nel Centro Storico di Pescara, riempendo le sale di Giovanni Floris, Alessandro Baricco, Mario Desiati, Paolo Di Paolo, Silvia Avallone, Corrado Formigli, Daria Bignardi e una novantina di altri incontri, fino al concerto finale di Max Gazzè. Il tutto senza un euro di finanziamento pubblico, dimostrando una autonomia e una indipendenza dalle fasi politiche e dai loro esponenti. Questo non è avvenuto tanto perché sono bravi gli organizzatori, quanto perché in realtà c’è un popolo grande, in Abruzzo, che partecipa alla cultura, che la cerca e la difende. Queste dodicimila persone che hanno reso possibile anche quest’anno un piccolo miracolo culturale fanno parte del volto bello e luminoso dell’Abruzzo. Quell’altra faccia, speriamo di dimenticarcela presto.


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