#Confischiamo subito i beni dei #mafiosi, dei #politici corrotti e degli #evasori fiscali

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I rapporti annuali dell’Unione europea sulla corruzione, le statistiche periodiche nazionali sull’evasione fiscale e i dati forniti sulle enormi ricchezze occulte delle varie mafie, confermano, senza possibilità alcuna di smentita, il mastodontico peso economico di queste tre piaghe in Italia.

Sono questi i tre fattori principali che comprimono la crescita economica, l’occupazione e lo sviluppo nel nostro Paese, con un furto ai cittadini onesti che è stimato, per difetto, in circa quattrocento miliardi di euro l’anno. I dati che hanno portato a questa stima, sono la cifra indicativa dei latrocini di mafia, corruzione ed evasione fiscale.  Si parte dai traffici e dai profitti illegali in agricoltura fino alle ecomafie e alle zoomafie. Vi sono poi le contraffazioni, le opere pubbliche manipolate, le estorsioni, i traffici di esseri e organi umani, la prostituzione e il traffico di stupefacenti.

Il fatturato delle mafie italiane è valutato intorno ai duecento miliardi di euro l’anno, stimati sempre per difetto, dalla Commissione parlamentare antimafia. Se a questi aggiungiamo la corruzione endemica in continuo aumento e l’evasione fiscale incontrollata, la cifra suddetta è presto raggiunta. Per questa situazione da vero e proprio stato di guerra, è necessario porre in essere misure straordinarie immediatamente efficaci partendo dal sequestro e dalla confisca dei beni ai grandi corrotti e ai grandi evasori e procedendo con maggiore efficacia verso i mafiosi.

Solo colpendo inesorabilmente i patrimoni illeciti si possono arginare e affrontare con efficacia le tre grandi cancrene del nostro Paese. Ritengo che nessun governo potrà essere mai credibile sulla lotta a questi fenomeni criminali finché ci saranno in vigore leggi che aiutano mafiosi, corrotti ed evasori (e penso al falso in bilancio, all’ex Cirielli, agli scudi fiscali, alle riforme sulle intercettazioni, alla normativa antiriciclaggio e così via). Anche quando si è fatta una legge anticorruzione, la stessa a buona ragione è stata criticata dalla Corte di Cassazione e giudicata negativamente dall’Unione Europea. A questo punto l’unica ancóra di salvezza resta il rafforzamento della legislazione di contrasto patrimoniale (misure accessorie comprese), intervenendo su alcune gravi criticità che ancora si registrano ad esempio nell’applicazione, nella gestione e nella destinazione dei beni e delle imprese sequestrate e confiscate alle mafie. Ridarli alla società civile significherebbe riaffermare la legalità oltre che un modo di rilancio economico, occupazionale e sociale di quei territori martoriati.

Riflettiamo per un attimo sul fatto che dove c’era il bunker di Francesco Schiavone, a Casal di Principe, oggi, c’è la sede di un centro per bambini autistici. Dove il piccolo Santino Di Matteo fu ucciso e sciolto nell’acido, a Corleone, c’è un giardino della memoria frequentato soprattutto da studenti. Ecco, questi sono i modelli che occorrerebbe imitare. Contro i casi di corruzione all’interno dei partiti, ad esempio, per lottare il potere politico mafioso è giunto il momento che anche i cittadini facciano la loro parte, liberandosi dei corrotti molto semplicemente non votandoli. Da quando, ad esempio, esistono leggi che permettono contratti flessibili, chi ha il potere di offrire lavoro, cioè politici, imprenditori e mafiosi, usa assumere, o promette di farlo, a tante persone con contratti precari, così da annullare la loro coscienza e forzarli ai propri voleri in cambio della conferma di lavoro.

Questo ovviamente accade perché tutti questi criminali possiedono enormi quantità di denaro che gestiscono anche per i suddetti scopi. In questi casi il voto di scambio è legato a un ricatto che consente, grazie alla disoccupazione, di acquisire grandi poteri sulla pelle, e grazie a volte alla complicità, di chi ne ha effettivamente bisogno. Gli ambienti mafiosi esercitano questo potere su gran parte della popolazione per far confluire i voti su una determinata parte politica che ha favorito, con leggi o con la concessione di appalti per la costruzione di opere pubbliche, lo sviluppo delle attività imprenditoriali della mafia.

Se vogliamo risolvere in parte i problemi delinquenziali di questo Paese, occorrono strumenti di comprovata e immediata efficacia in campo patrimoniale. Bisogna puntare sulla confisca immediata dei beni della mafia, dei grandi evasori e dei proventi della corruzione e utilizzare tutte queste risorse per sostenere le imprese in difficoltà e rilanciare l’economia e il lavoro. Per contrastare efficacemente la mafia, la corruzione e la stessa evasione fiscale, la priorità è destabilizzare lo “Stato mafioso”, togliendogli l’ossigeno, cioè l’enorme potere economico.

E’ indispensabile che in questa battaglia lo Stato svolga a pieno un ruolo di primo piano. Com’era solito dire Giovanni Falcone, la mafia non è affatto invincibile. Bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo l’eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni.

Soffermiamoci brevemente a riflettere su un recente accadimento: agli studenti di circa cento scuole italiane è stato chiesto se sia più forte la mafia o lo Stato? La risposta è stata netta: è più forte la mafia. Responsabilità spaventosa che grava certamente anche su chi ha governato e governa questa Nazione. Lo Stato italiano in questo specifico contesto mi sembra un medico che diagnostica un tumore in metastasi e prescrive la cura per una semplice infezione nonostante i sintomi del male siano chiari. In questo caso siamo di fronte a inettitudine, incoscienza, malafede o peggio correità? Ai lettori l’ardua sentenza!

Vincenzo Musacchio

Vincenzo MUSACCHIO (nato a Termoli 1968), giurista. Si è laureato in Giurisprudenza nel 1992 presso l'Università degli studi “G. D'Annunzio” di Teramo con il massimo dei voti e pubblicazione della tesi in diritto penale sulla Rivista Penale diretta da Gian Domenico Pisapia. Docente di diritto penale presso diverse Università italiane, da ultimo, presso l'Alta Scuola di Formazione della Presidenza del Consiglio in Roma. Attualmente ricopre il ruolo di Presidente della Commissione Regionale Anticorruzione del Molise. Ha lavorato con OLAF sui temi della corruzione e delle frodi in ambito europeo. È membro del comitato scientifico di numerose riviste di diritto penale nazionali ed internazionali. Ha partecipato alla Commissione per la riforma del codice penale (Commissione Vassalli). Ha svolto studi e ricerche per il Consiglio dell'Unione europea in materia di tratta di esseri umani. Ha collaborato con l'Istituto Brasiliano di Scienze Criminali in un progetto internazionale sul rapporto tra economia e criminalità organizzata nell'Unione europea (IBCCRIM). È iscritto all'albo speciale degli esperti di diritto penale del Consiglio d'Europa.

One comment

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    Giovanna Modafferi

    26 Agosto 2015 - 14:59

    Rispondo riportando un messaggio che circola in rete al quale tutti possono contribuire aggiungendo quanto ritengono più opportuno da segnalare.
    Un intervento che cresce piano piano e credo dica tutto:
    Nel sud Italia è impossibile trovare lavoro e non è per colpa della crisi, dell’euro o perché siamo in Europa, ma Semplicemente perché, “Tutte le più grandi aziende del sud Italia sono al 99% appartenenti alla mafia”. Quando parliamo di mafia non si intende più quella di vecchio stampo, quella di una volta, il pizzo, il dispetto, ti brucio la macchina o peggio… oggi la Mafia è 3.0, è social, è soft…. (Ovviamente queste cose esistono ancora ma si tenta di dare meno nell’occhio…) La mafia di oggi costruisce alberghi di lusso, centri per la raccolta differenziata e lo smaltimento rifiuti, centri commerciali, aziende edilizie, fabbriche, agriturismi, poi assume personale e chi viene assunto deve sorbirsi pretese assurde: • Non esiste la 14esima • Non esistono le ferie • Non esiste la malattia • Non esiste la 13esima • Non esiste nessun diritto per chi entra a lavorare in queste aziende • Ti mettono a regola full time con contratti anche da 2000 € al mese, puntualmente ricevi il bonifico che ti versano regolarmente sul tuo conto bancario ma poi devi prelevare la meta e restituirla loro in contante. • Ti mettono a regola part time ma devi lavorare full time e al solito parte dello stipendio devi ridargliela indietro. • Se non ridai i soldi indietro il mese prossimo non vedi stipendio, iniziano i ricatti, i dispetti e cosi ti costringono a licenziarti. • Ti danno 14esima, 13esima, te la incassi con l’assegno o col bonifico che puntualmente ti fanno e poi devi restituirla in contante al tuo datore di lavoro. La mafia di oggi paga regolarmente le tasse, “con i soldi dei dipendenti”, manda i figli a studiare all’estero o nelle città del nord Italia nelle migliori università, “con i soldi dei dipendenti”. E le persone normali non arrivano a fine mese, non hanno da mangiare, e già tanto se riescono a mandare i figli a scuola e a mantenerli fino alle medie … La mafia di oggi finanzia le associazioni sportive, le associazioni umanitarie, le stesse associazioni che gridano no alla mafia sono finanziate dalla mafia stessa. La mafia oggi è 3.0, sfrutta tutte le tecnologie web attuali per fare la vittima, per lavarsi i panni sporchi, e cosi sui giornali troviamo pagine zeppe di articoli di qualche giornalista venduto, complice, che parla bene di certe persone. Stessa cosa sui social network, su internet, gente assoldata per parlare bene, e via via si innescano tutte una serie di eventi, meccanismi, da far sembrare candido anche il diavolo in persona… E quelle stesse persone mafiose che negano ogni diritto ai propri dipendenti li sfruttano, li umiliano, poi li ritroviamo anche in tv a fare le vittime. Diventano protagonisti di talkshow, pagati dagli stessi con i soldi dei dipendenti, e parlano di giustizia, di legalità, loro che se possono un dipendente all’interno delle loro aziende lo sotterrano vivo. Ma dicono che i magistrati c’è l’hanno con loro, loro sono, si sentono onesti e grandi imprenditori, ma qualcuno dovrebbe ricordarglielo che vivono sulla pelle dei loro dipendenti, che se non fosse per tutti i favori ricevuti politicamente avrebbero già chiuso da un pezzo. Per loro, i mafiosi, è cosa normale fare in questo modo, operare con arroganza. O si fa come dicono loro o non si fa niente, per loro non esistono leggi, non esistono regole, anzi le uniche leggi e regole che esistono per i mafiosi sono quelle imposte da loro stessi quelle che stabiliscono fra vari clan quando fanno accordi per spartirsi un territorio, una regione. Per il resto vogliono tutto per se, sono avidi di potere, soldi, toccategli queste cose ed è finita, comincia la guerra. La mafia 3.0 paga bene i suoi partner. Grazie a scambi di favore, soldi, regali, corrompe chi dovrebbe controllare, “con si soldi dei dipendenti”, chi controlla riceve benefit da parte di chi lo assolda e magari è anche pagato dallo stato “con i soldi dei dipendenti della mafia” che pagano regolarmente le tasse. Cosi tutto tace qualche documento si perde, le cose vanno a rilento e alla fine chi era accusato di essere un mafioso esce da certe situazioni più pulito di come ci è entrato. E lo stato, semplicemente non esiste. E’ complice con le sue istituzioni, comuni, partiti politici, che si vendono. La mafia 3.0 è istruita, sa come muoversi come parlare, come prendere in giro migliaia di persone. Cosa più assurda e che terreni, aziende, tutti i beni confiscati ai mafiosi ritornano poi nuovamente in mano agli stessi, perché nelle aziende confiscate, vengono assunti i figli degli stessi mafiosi oppure i parenti e amici vicini alla famiglia malavitosa, morale della favola?!?! Nulla cambia!! Per chi lavora (se così possiamo dire) all’interno delle aziende appartenenti alle famiglie malavitose, I soprusi, lo sfruttamento, le minacce, continuano… PS: vogliamo che le cose cambino?!?! Vogliamo estirpare definitivamente il male che attanaglia una volta per tutte il nostro paese!?!? Abbiamo la tecnologia che è a nostro favore, quanto ci vuole a mettere su un APP, un portale web, affinché sia possibile fare delle segnalazioni anonime direttamente alle istituzioni politiche, allo stato, cosi che poi tutte quelle situazioni poco limpide vengano segnalate, portate alla luce?!?! Le segnalazioni ovviamente devono essere inviate in contemporanea a più enti, come polizia, l’esercito, la guardia di finanza, la dia, anche il papa se necessario, cosi che ognuno possa poi intraprendere i relativi controlli con i propri mezzi a disposizione. Facendo in questo modo sarà più difficile che un mafioso possa corrompere, comprare, avere favori da parte di qualcuno perché difficilmente riuscirà ad avere amici ovunque …

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