Ecco il concorso di bellezza che vorrei vedere in tv. E tu dimmi per chi voteresti

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Sharbat Oggi

Mentre il triviale vice-presidente del Senato da dell’orango a un Ministro della Repubblica, rischia di passare inosservata una notizia che ha dell’incredibile: quest’anno le nostre serate settembrine dovranno fare a meno di Miss Italia.

Sembra che la RAI abbia scelto di non mandare in onda il concorso. E l’Italia, nel suo nazionalpopolare godimento che nasce ogni qualvolta è possibile schierarsi, è ora divisa in due: mentre una parte, con la presidente della Camera Laura Boldrini, esclama “era ora!”, altri restano dubbiosi e si chiedono quale danno potesse mai fare quella simpatica sfilata di belle ragazze all’immagine della donna.

Se a qualcuno dovesse interessare da che parte si schiera il sottoscritto sappiate che non mi sbottono. Vi dico solo che per la prima volta in vita mia sono stato contento di aver pagato il canone.

Luigi Gubitosi, Direttore Generale della RAI, ha dichiarato quanto segue: “Credo che concordiamo tutti sul fatto che Miss Italia sia un format desueto: stiamo valutando al nostro interno se trovare un format nuovo per parlare di donne”.

Io un’idea per un format nuovo sulla donna ce l’avrei… La butto lì, magari il D.G. della RAI è un nostro lettore… 🙂

Il format è semplice: un bel duello tra due bellezze indiscutibili. Ci si schiera, si vota e via… Una bella fascia di “miss” alla vincitrice e il giorno dopo tutti a commentare al bar… Le belle e giovani ragazze ci sono, la competizione pure. Sono sicuro che possa funzionare… Si potrebbe votare via Facebook (che fa più “figo”) e se volessimo sapere cosa pensano le due concorrenti della fame nel mondo o della guerra tutto sommato basterebbe chiederglielo. Credo avrebbero tanto da dire…

Ve le presento queste due concorrenti: da un lato Sharbat Gula, 12 anni e dall’altro Bibi Aisha, 18 anni. Sfido chiunque a dire che non siano bellissime…

SHARBAT GULA: Afghana, classe 1972, misure non pervenute. Concorre con una fotografia del 1984 che la ritrae a 12 anni. La foto è stata scattata da un allora sconosciuto fotografo del National Geographic di nome Steve McCurry e le è valsa la copertina del National Geographic Magazine nel 1985. National Geographic… mica Gente o Oggi!

Gli estimatori di Sharbat l’hanno ribattezzata addirittura la “Monna Lisa Afgana” per quell’amaro sguardo enigmatico… Ad ogni modo la fotografia è stata eletta “the most recognized photograph” nella storia del più celebre magazine fotografico della storia…

Sharbat ha carattere da vendere: ha perso entrambi i genitori all’età di 8 anni per opera di un bombardamento a tappeto di elicotteri sovietici e dopo aver trascorso mesi sulle severe montagne afghane ha finalmente raggiunto il campo profughi di Nasir Bagh in Pakistan, dove è stata scoperta dal talent scout McCurry.

BIBI AISHA: Afghana, classe 1992, misure non pervenute. Concorre con un’immagine del 2010 scattata da una allora sconosciuta fotografa sudafricana di nome Jodi Bieber. La foto ha vinto il concorso World Press Photo of the Year 2011 e Bibi è finita sulla copertina del Time Magazine nel 2010. Avete capito bene: il Time Magazine… Mica Chi o Novella 2000! 🙂

Di Bibi possiamo dire che, dopo la copertina sul Time e non contenta della sua indiscutibile bellezza, è ricorsa al chirurgo plastico per una ritoccatina al naso. Che prima della foto che la ritrae, prima che il marito glie lo amputasse per essere fuggita dalla condizione di schiavitù in cui la tratteneva, prima insomma… era diverso, era un bel nasino…

Le foto sono qui, nude, crude, addirittura “acqua e sapone”, senza trucco: tu per chi voti?

Torniamo seri: siamo di fronte a due donne-eroine-vittime di questo pianeta. Di una parte remota di questo pianeta, l’Afghanistan… Ma è poi così remoto questo Afghanistan?

Il terrore negli occhi di Sharbat, orfana in un campo profughi con un futuro già scritto, non è lo stesso di tante connazionali che subiscono quotidianamente violenze domestiche?

Le mutilazioni di Bibi, condannata da un tribunale talebano per aver cercato la libertà dal marito-padrone, non nascono forse dalla stessa assurda idea di “donna-proprietà-dell’uomo” che ancora oggi abita nella testa di un certo “maschio” italiano? Non è forse questa la radice dei sempre più frequenti “femminicidi”?

Ancora una volta la fotografia è capace di mostrarci una realtà più cruda, di smuoverci dalle nostre comode poltrone e raccontarci storie diverse. Non reality show, ma storie vere

Di Sharbat non si è saputo nulla dal 1985 al 2002. In quell’anno Steve McCurry, che ignorava persino il nome della ragazza, partì alla sua ricerca. Era impensabile che non si sapesse nulla della persona ritratta in una delle foto più conosciute al mondo… La trovarono dopo lunghe ricerche. Per la precisione la trovò e la fotografò una donna della spedizione perchè a Steve McCurry, maschio, non era permesso vederla senza burqa… Una bellezza probabilmente non valorizzata da una cultura che pone la donna ai margini. Sicuramente una bellezza celata da anni di burqa. Sicuramente lo stesso sguardo amaro, la stessa incapacità di sorridere di fronte ad una fotocamera che vuole raccontare la tua vita al mondo intero. La stessa incapacità di comprendere cosa i suoi occhi possano mai dire agli “stranieri”… Sharbat non sapeva di essere la protagonista di una delle foto più famose al mondo. Il suo piccolo universo, l’Afghanistan, glie lo aveva tenuto nascosto per 17 anni.

La National Geographic Society, in seguito al ritrovamento di Sharbat, ha istituito l’Afghan Children’s Fund, un fondo per l’educazione dei bambini afghani. Come dire… almeno…

Di Bibi invece si è saputo tutto a partire dal suo ritrovamento in fin di vita, sulle montagne dell’Afghanistan, dove era stata abbandonata dai suoi aguzzini e ritrovata da volontari e soldati americani.

Ceduta dal padre al marito all’età di 14 anni come risarcimento per un torto subito dal secondo, dopo 4 anni di molestie e percosse decide di scappare e tornare dal padre naturale. Ma il padre è uomo d’onore e la restituisce al marito-carnefice che la fa processare da un tribunale talebano. Quanti affetti traditi… La condanna è semplice: amputazione del naso. E così il marito la porta in montagna, e mentre il padre di lui la regge, le taglia naso e orecchie. La abbandonano lì, come un rifiuto, perchè muoia dissanguata. Dopo il casuale ritrovamento Bibi viene curata e portata negli Stati Uniti. 

Oggi vive nel Maryland, in affido presso una famiglia, con un naso nuovo e una dottoressa onnipresente che tenta di curare il suo disturbo borderline di personalità. Come dire… almeno…

Due storie terribilmente brutte, portate all’attenzione mondiale da due fotografie terribilmente belle. Due storie che parlano di bellezze mutilate dall’ignoranza dell’uomo, e finalmente restituite alla vita dalla pietas e dall’amore di altri uomini.

Quest’anno perchè non lo chiediamo a Sharbat e Bibi cosa pensano della fame nel mondo o della guerra? Perchè non facciamo sfilare loro su una passerella per prendere applausi? Perchè non incoroniamo loro regine di bellezza per avercela mostrata in tutte le sue forme? Ecco Signor Gubitosi, la mia proposta te l’ho fatta 🙂

Ancora una volta la fotografia ci dimostra che la bellezza può davvero salvarci. Esattamente come ha salvato Sharbat, o Bibi, o Phan Thi Kim Phuc (la bimba ustionata dal bombardamento americano al napalm in Vietnam). 

Ma sono solo tre foto di tre vittime. 

Se ci penso mi viene voglia di prendere la reflex e partire. Per raccontare un’altra storia e per salvare un’altra Sharbat…

Siano benedetti i fotoreporter…

Stefano Lista

È nato nel 1974, ha studiato, si è laureato in Economia. Ha fatto lavori attinenti ai suoi studi. Ma la fotografia lo ha sedotto e lo ha rapito. E così la passione ventennale ha preso il sopravvento e con una moglie e due figli “a carico” ha deciso di lasciare tutto e di fare quello che voleva davvero fare: il fotografo. Stefano ama definirsi un “cacciatore di senso” ed è convinto che il ruolo del fotografo oggi debba quanto mai essere quello di “testimone” del mondo che attraversa. È altresì convinto che la “bellezza”, la cui ricerca in posti impensabili costituisce gran parte del lavoro di fotografo, possa davvero salvare il mondo come affermava il principe Miškin nell'Idiota di Dostoevskij. Stefano negli ultimi anni ha radunato attorno alla propria passione centinaia di allievi dei suoi corsi di fotografia con i quali organizza mostre, eventi culturali, momenti formativi.

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