Il politico e il mafioso al Sud (troppo spesso) sono la stessa cosa

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Le grandi riforme economiche, politiche e sociali quali la riforma fondiaria, il suffragio universale e la Cassa per il Mezzogiorno volute per favorire lo sviluppo del Sud, di fatto, sono servite essenzialmente a rendere la criminalità organizzata più ricca e più potente. Il progresso e la modernizzazione non sono stati minimamente nemici della criminalità organizzata anzi le associazioni criminali hanno dimostrato di possedere grandi capacità di mutazione e di adattamento, in grado di resistere a qualsiasi cambiamento politico, economico e persino sociale.

Utilizzando questa capacità camaleontica i mafiosi sono diventati presto simbolo e punto di riferimento della società, sostituendosi in alcuni casi allo Stato stesso. Non a caso già negli anni ottanta si cominciò a parlare di “mafia imprenditrice” (cfr. Arlacchi). In quegli anni si è sviluppata una nuova regola di vita per cui l’onore coincideva con la ricchezza e con il potere raggiungibili con la violenza e con il sopruso.

Negli anni a venire, la criminalità organizzata invade l’economia e diventa capace di riprodurre i suoi ingenti capitali in vari settori, in particolare nell’edilizia, nella sanità, nel mondo della imprenditoria, rimuovendo con la minaccia, la violenza e la corruzione ogni ostacolo che intralciasse il proprio processo di arricchimento.

Il grande salto di qualità avviene quando la propria posizione, già dominante, si rafforza ulteriormente con l’appoggio della politica. All’inizio servendosi dei politici esistenti e successivamente portando nelle assemblee elettive i propri rappresentanti. Addirittura oggi il mafioso non ha più bisogno del politico per il semplice fatto che le due figure sovente si sovrappongono. Il politico, se necessario, utilizza metodi mafiosi e il mafioso assume il ruolo del politico.

Cosa fare allora? Se vogliamo salvare il nostro Sud, dobbiamo impedire ad ogni costo che la criminalità organizzata imponga i tempi e i ritmi dell’economia e della politica meridionali. Lasciare il controllo del territorio alla malavita significa esautorare di fatto l’autorità dello Stato e degli enti pubblici, favorendo l’incremento della corruzione, alterando il mercato del lavoro, manipolando gli appalti, controllando la sanità pubblica e privata, interferendo nelle scelte urbanistiche e nel sistema delle autorizzazioni e concessioni, contaminando in tal modo non solo il Sud ma  l’intero territorio nazionale. Ricordiamoci che l’indifferenza è l’alleato più forte della criminalità di ogni genere e specie. Occorre salvare il salvabile! Occorre agire al più presto!

Vincenzo Musacchio

Vincenzo MUSACCHIO (nato a Termoli 1968), giurista. Si è laureato in Giurisprudenza nel 1992 presso l'Università degli studi “G. D'Annunzio” di Teramo con il massimo dei voti e pubblicazione della tesi in diritto penale sulla Rivista Penale diretta da Gian Domenico Pisapia. Docente di diritto penale presso diverse Università italiane, da ultimo, presso l'Alta Scuola di Formazione della Presidenza del Consiglio in Roma. Attualmente ricopre il ruolo di Presidente della Commissione Regionale Anticorruzione del Molise. Ha lavorato con OLAF sui temi della corruzione e delle frodi in ambito europeo. È membro del comitato scientifico di numerose riviste di diritto penale nazionali ed internazionali. Ha partecipato alla Commissione per la riforma del codice penale (Commissione Vassalli). Ha svolto studi e ricerche per il Consiglio dell'Unione europea in materia di tratta di esseri umani. Ha collaborato con l'Istituto Brasiliano di Scienze Criminali in un progetto internazionale sul rapporto tra economia e criminalità organizzata nell'Unione europea (IBCCRIM). È iscritto all'albo speciale degli esperti di diritto penale del Consiglio d'Europa.

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