La casa del Sud scambiata per il palazzo del potere

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Quando il paese insegnava i valori. Quando il paese era un involucro di massime morali che ti aiutavano a vivere, perché orientavano nel comportamento sociale ed erano il punto di riferimento di molti inestricabili dilemmi.

Quando il paese ti dava il benessere dell’anima, perché bilanciava il pensiero laico e quello religioso. E ti avvertivi compiuto, in quanto viandante di un strada tracciata da secoli, senza molti imprevisti.

Quando il paese ti proteggeva, perché aveva sempre un posto ove ripararti o ove stimolarti. Ti cullava, nei luoghi dove incontravi le persone che condividevano le tue gioie.

Il pomeriggio o la sera, sapevi sempre dove dirigere le tue ore, perché conoscevi i posti ed i loro umori.

Così dipinto, sembrava che il paese fosse monotono in quanto geometrico e geografico, eppure la noia era sconosciuta. Perché se i luoghi erano permanenti, le loro dinamiche interne erano in perenne moto.

Quel grumo d’umanità che li popolava, sapeva anche stupire nel suo divenire quotidiano. Perché le vicende si intrecciavano in traiettorie sghembe, con quel tratto d’imprevedibilità che era sempre dietro l’angolo.

Anche gli anziani erano allegri. Li vedevi con le guance rosse e col sorriso perenne a scrutare lo spettacolo della gioventù. Erano allegri e sereni. Fieri di aver adempito al loro dovere di vita. Erano quasi sollevati dalla loro età, perché non più lavoranti ma “nullafacenti autorizzati” dalla società. E questo era per loro un lusso.

L’età di mezzo era vissuta con fervore. Ligi alle regole, ma pronti a concedersi il piacere di “potere”. Poter fare cose accessorie, perché si aveva tempo e denaro per coltivare passioni. Anche finanziare un progetto sociale, seppur piccolo o futile, ma coinvolgente.

Nei paesi del Sud, nel dopoguerra, si viveva così. Sin quando la società ha cambiato la sua morfologia. Con gli inizi del nuovo millennio, la morale comune, figlia dei secoli, è stata erosa da un individualismo imperante,  i luoghi dove incontrarsi sono diminuiti, gli anziani hanno assunto la forma di problema incombente, l’imprevedibilità delle azioni quotidiane una distonia insopportabile. E toccando i pilastri, anche l’amicizia è stata intaccata, così gli amici sono diventati possibili competitor e i genitori: vecchi poteri desueti.

I giovani hanno pagato il prezzo maggiore. Senza il traino del tracciato dei secoli, sono diventati fragili. Qualcuno ha perso il contatto con il gruppo sociale e le droghe si sono incuneate in quegli ambiti.

Partire per il Nord o le grandi città, è stato a volte un riflesso condizionato, più che una necessità.

D’un tratto, si è aperta la strada un nuovo pensiero, un nuovo modo di vivere, dove la casa era il maggiore bersaglio da sradicare. Perché visto come il palazzo del potere, quindi da abbattere. E poi la famiglia, la religione, la tradizione. L’insofferenza creava tanti nemici e il concetto di evoluzione veniva scambiato con quello del travolgimento.

Le transizioni sono mutate in ricambio improvviso. Molto è stato travisato. Gli uomini dell’età di mezzo si sono sentiti minacciati. E sono diventati più tendenti a proteggere la loro generazione.

Un effetto domino che ha cambiato i paesi del Sud e li ha in parte travolti. Rendendoli un ibrido che non ha l’autonomia.

Cosa non ha funzionato?

Forse la tradizione aveva nascosto le fragilità. Non aveva permesso loro di evidenziarsi. Le lacune erano coperte da una coltre di saggezza. Ora bisogna gradatamente mettere al suo posto ciò che è virtuoso e ciò che è permasto di buono. Ognuno studi il proprio percorso, poi necessiterà la sintesi. Solo così si può ripartire.

La Puglia e in particolare il Sud Italia è stato interessato da una contro-migrazione alla scoperta dei luoghi d’infanzia ©Stefano_Valeri/Shutterstock

Gianvito Pizzi

Gianvito Pizzi, filosofo, scrittore, storico, studioso di psicanalisi, ha dedicato l’intera vita agli studi. Collaboratore per decenni di riviste specializzate, si è occupato in particolare dei rapporti tra psicanalisi e filosofia, Medievalismo e Questione Meridionale. Nato a Napoli, ha vissuto sino a vent’anni in un paese dell’appennino sub-dauno: S. Bartolomeo in Galdo (Bn). Twitter: https://twitter.com/gianvito_pizzi

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