La guerra dell’IS non è una guerra di religione

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La guerra dell’IS non è una guerra di religione. Come non lo erano le crociate. La guerra ha un’unica finalità, da sempre: la conquista di risorse e di potere.

Dunque, anche questa guerra ha un obiettivo preciso: non spaventare le popolazioni, o uccidere innocenti. Questo è il mezzo. Per capire quale sia il fine, occorre partire dall’IS. L’IS, a differenza di altre organizzazioni terroristiche, è uno Stato. IS sta per Islamic State.

E’ uno Stato e, come ogni Stato, ha per obiettivo, innanzitutto, la tenuta del suo territorio e la coesione della sua popolazione. Nel caso dell’IS si tratta di territori dell’Iraq e della Siria. L’IS ne controlla militarmente ampie zone e “nutre” la popolazione, fornendo servizi. Controlla alcuni giacimenti petroliferi.

Gli attacchi in occidente hanno una duplice finalità: dissuadere le potenze militari occidentali dal perseverare in iniziative belliche in Iraq e Siria; rafforzare il sentimento di unione della popolazione civile che, bombardata dall’occidente, può maturare affezione per l’IS che rende all’occidente pariglia. D’altro canto, la detronazione dei dittatori islamici ha avuto quale conseguenza il liberarsi delle energie malefiche ed irrazionali che vediamo in azione.

Quindi, continuare ad attaccare in Siria nel modo muscolare e scoperto usato sino ad ora ha un prezzo: quello che stiamo pagando. Ciò non significa non ci si debba difendere. Anzi. Si deve e con la massima efficacia possibile. Ma non in modo irrazionale.

Tuttavia, non credo siano in gioco i ‘valori’ dell’occidente; credo, piuttosto, che l’IS senta in pericolo i ‘propri’ valori, quelli che, molto meno raffinati dei nostri, se non brutali, fanno coesa la loro popolazione; e, soprattutto (o conseguentemente), senta in pericolo le proprie risorse patrimoniali (petrolio). Il punto è che abbiamo pensato (o ci hanno fatto credere) quei valori poco raffinati dovessero e potessero essere sostituiti, con quelli più nobili occidentali, per ragioni di Giustizia; quando si trattava, anche in quel caso, di una guerra per le risorse.

Ricorderemo le famose armi di distruzione di massa di Saddam: mai trovate. E poiché la Giustizia era, credo, un pretesto, la realtà di quei paesi non è cambiata, anzi è peggiorata. E siamo ad oggi.

Gennaro Varone

Gennaro Varone, nato a Taranto il 16 maggio 1964. Magistrato dal 1989, attualmente con funzioni di sostituto procuratore presso il Tribunale di Pescara.

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