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L’Europa è pronta a sostenere Atene

La lista delle riforme presentata dal governo greco viene considerata “seria” dalla Commissione ed anche il presidente dell’Eurogruppo Dijssembloem, in audizione al Parlamento Europeo, ha avuto parole di ottimismo, affermando sostanzialmente che l’obiettivo non  negoziabile è il mantenimento dell’integrità dell’eurozona  e che per questo l’Europa è pronta a sostenere Atene, nei modi che saranno perfezionati attraverso il dialogo con le istituzioni  e con lo stesso Eurogruppo.

Una dichiarazione importante questa, che segnala la consapevolezza dei rischi, non soltanto economici ma sociali, politici e strategici, a cui si sarebbe andati incontro assecondando l’idea dell’uscita della Grecia dall’euro.

Il Grexit  “non è mai stato in discussione”, ha detto chiaramente Dijsselbloem, perché sarebbe un salto nel buio nel quale tutti avrebbero molto da perdere, non solo Atene.

La posta in palio non è tanto la solvibilità del debito ellenico, quanto la stessa costruzione europea come l’abbiamo conosciuta: un progetto di convivenza unitario e solidaristico grazie al quale la stessa Germania nel 1953 ottenne il condono da uno schiacciante debito di guerra che rendeva molto complicata la sua ripresa.

Oggi quel progetto di coesione è ancora più importante davanti ai grandi blocchi continentali di Cina, Russia, America, ciascuno con i suoi interessi divergenti e talvolta contrapposti rispetto agli interessi dell’Europa, che invece solo in un ritrovato clima unitario può ambire a quella centralità e a quell’autorevolezza che consente di governare processi delicati, ad est come nel sud del Mediterraneo.

Ecco perché è urgente lavorare sul fronte degli squilibri macroeconomici prodotti non soltanto dal deficit degli stati più deboli, ma anche dal surplus di quelli più ricchi, come la Germania. Il rilancio dell’Eurozona non può prescindere, infatti, dall’assunzione di un criterio di corresponsabilità: da un lato bisogna continuare a sostenere le riforme strutturali, dall’altro occorrerà sviluppare maggiormente la coscienza di un interesse diffuso che oltre alla ristrutturazione del debito guarda alla costruzione della stabilità e della crescita armonica dell’area euro nel medio- lungo periodo.

L’Eurogruppo e le istituzioni europee sembrano averlo capito, recependo il piano della Grecia che ottiene così la proroga del piano di salvataggio per altri quattro mesi.

E’ un passo in avanti, ma non basta. Per trovare soluzioni strutturali lo sforzo del dialogo dovrà proseguire, sfuggendo alla tentazione di rinchiudersi ancora una volta in una visione particolaristica della soluzione europea alla crisi.


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