#Puglia: 4 domande sul piano di riordino sanitario

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Tanto tuonò, che piovve.

E, dunque, il Piano di Riordino della Rete Ospedaliera è stato varato.
Non è un atto definitivo, ma la versione beta di un work in progress che andrà progressivamente limato nei prossimi mesi.

La versione licenziata registra significative mitigazioni delle ipotesi iniziali, ma non elimina i dubbi e le domande.

In particolare quattro domande restano aperte.

La prima.
D’accordo decreti e leggi, norme e parametri, ma la domanda di salute dei territori che fine ha fatto? Possibile fare un piano di riordino senza partire dall’analisi epidemiologica? Per fare slide con l’applicazione dei criteri bastano ragionieri, per leggere il territorio serve la politica. Si può ragionare delle quantità, senza leggere la qualità?

La seconda.
La sanità privata che fine ha fatto? Perchè il Piano considera solo la sanità pubblica anche se del sistema integrato fa parte la sanità privata? La valutazione dell’offerta non richiedeva uno sguardo organico e completo, anche per verificarne l’adeguatezza rispetto ai parametri per disciplina?

La terza.
D’accordo saldo di posti letto invariato. Ma dove si ricollocano i posti letto (600? 700?? comunque tanti) che si razionalizzano con le chiusure e le riduzioni dei presidi? Dove si mettono questi posti letto, se negli ospedali di primo livello mancano gli spazi? Esiste un’analisi specifica? Per caso finiranno per dilatare le prestazioni private?

La quarta.
Nessuna chiusura ma solo riconversioni. Bene. Ma riconversione in cosa? Esistono dei progetti per ciascuno degli otto presidi che smetteranno di essere ospedali? E le risorse ci sono? E i tempi? Si può dire che rispetteremo la contestualità: si chiude solo quando si riapre diversamente?

Ecco di questo avremmo voluto discutere, se il percorso non fosse stato lampo e affannato.

Nonostante la scadenza era nota da un anno, il governo ha deciso di comprimere la discussione in una manciata di giorni.

Nel 2006 il processo di condivisione sociale durò mesi, si svolse con decine e decine di incontri, produsse una sperimentale campagna di ascolto partecipato con centinaia di emendamenti di cittadini e associazioni.

Non è accaduto.

Auspichiamo che accada nei prossimi mesi.

La costruzione di un moderno ed equilibrato sistema sanitario che regga all’urto dei violenti tagli dei governi nazionali, non si liquida con un atto ma si governa con un processo sociale aperto e continuo.

Questa è la sfida che la Puglia ha dinanzi.

Guglielmo Minervini

Nato nel 1961, è professore di Informatica nelle scuole superiori e Direttore Editoriale della casa editrice la Meridiana. È sposato e ha due figli: Camilla e Nicolò. Inizia a fare politica con l'impegno nel mondo del volontariato, dalla parte dei bambini e delle donne del centro storico di Molfetta. Nel 1985 fonda la Casa per la Pace e diventa consigliere nazionale di Pax Cristi. Dal 1994 al 2000 è sindaco di Molfetta. Nel 2000 riceve il premio nazionale "Luciano Lama" conferito ai sindaci delle migliori amministrazioni comunali. Nel 2005 è eletto in Consiglio Regionale. Il Presidente Vendola lo nomina Assessore alla Trasparenza e Cittadinanza Attiva. Sotto il suo mandato nasce la legge sulla trasparenza, il bando sul riuso dei beni confiscati alla mafia, la legge sullo sport per tutti, la riorganizzazione degli uffici regionali e Bollenti Spiriti, progetto di formazione e lotta al precariato e alla disoccupazione giovanile che, nel 2013, sarà premiato a Bruxelles come uno dei due progetti italiani di buona amministrazione a livello europeo. Rieletto in consiglio regionale nel 2010, viene riconfermato nella nuova Giunta con la delega alle Infrastrutture e ai Trasporti. Dopo il rimpasto della primavera 2013, è nuovamente Assessore alle Politiche Giovanili, Immigrazione, Trasparenza e Legalità. Da qui nuove iniziative tuttora in corso, tra cui un'edizione di Bollenti Spiriti per il recupero dei NEET e il progetto di chiusura del Ghetto di Rignano Garganico con la contestuale nascita di nuovi punti d'accoglienza, per dare ai migranti che operano nella raccolta del pomodoro condizioni di vita e di lavoro degne di questo nome.

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