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Sei giovani artisti lavoreranno insieme. E così nasce l’Ultrastudio

È stato aperto al pubblico la scorsa settimana l’Ultrastudio, il primo studio di artisti condiviso a Pescara, in via Raiale 167. L’ampio spazio di circa 250 mq, è diviso in sei piccoli laboratori, ognuno occupato da uno degli artisti coinvolti nel progetto: Matteo Liberi, Rashid Uri, Bianconiglio, Gloria Sulli, Simone Camerlengo e Davide Cocozza.

Lo studio è stato inaugurato sabato 12 ottobre, con la mostra del fotografo pescarese Sergio Camplone. Lo spazio comunque, ci tengono a precisare i ragazzi, non nasce con l’obiettivo di diventare una sala espositiva, ma come una vera a propria fucina creativa. Non è un centro sociale, non c’è dietro un movimento di protesta o un’ideologia. C’è, semplicemente, l’iniziativa spontanea di sei giovani artisti, che anziché far morire le loro aspirazioni nel buio delle stanze e delle case, hanno deciso di affittare un posto e di utilizzarlo per produrre insieme e confrontarsi e stimolarsi a vicenda.

L’idea del co-working non è certo una novità. La novità è aprire uno spazio del genere a Pescara, dove, purtroppo, la scena artistica e culturale fatica a vivere. Soprattutto per quel che riguarda le realtà giovani ed emergenti, gli spazi dove poter esporre sono pochi ed è sempre più difficile riuscire ad esporre gratuitamente. Il sistema è chiuso e intasato, reso fragile dalle poche risorse e, soprattutto, da una poco chiara amministrazione delle risorse già esistenti. Così, in particolare per i più giovani, diventano poche le occasioni per confrontarsi e conoscersi.

All’Ultrastudio, durante l’inaugurazione, in tanti sono affluiti tra le stanze e i laboratori, curiosi, esperti, altri artisti, per vedere cosa si muoveva dentro. I ragazzi sono tutti i giorni lì presi dalle loro produzioni. Chi vuole, può far loro visita e guardare l’artista all’opera. Ma senza disturbare perché, almeno fino alle 7, tra gli studi di via Raiale si lavora sul serio.

La loro intenzione, non è certo quella di rimanere a Pescara. Ma, intanto che ci stanno, non perdono tempo su Facebook. Loro, l’idea del network l’hanno riportata alle origini, la piazza virtuale se la sono ricreata nella realtà, affittando a proprie spese uno spazio dove produrre insieme. Ognuno nel suo laboratorio e, allo stesso tempo, insieme agli altri. Scambiandosi consigli, opinioni, ignorandosi quando si lavora e ritrovandosi dopo l’ultima pennellata.

Un’iniziativa nata dal privato, assolutamente indipendente dal parere istituzionale, come tutte le cose più interessanti che nascono nella provincia pescarese. Ed è assolutamente paradossale che proprio lì, a pochi passi dall’Ultrastudio, dorme, come una bella addormentata, il grande edificio della “Città della musica”, costruito con fondi europei qualche anno fa. Nato, così si diceva in giro, per consentire ai giovani talenti pescaresi di avere degli spazi dove poter crescere come artisti. Ma, triste verità, gli spazi dell’edificio sono a tutt’oggi inutilizzati.

Il grande mistero delle opere pubbliche, fenomeno tutto all’italiana, vive nella provincia con una discrezione e un’omertà difficili da mettere in crisi. Ma, gli artisti vanno avanti, l’arte non muore, l’ispirazione non si spegne. Questo forse è il primo passo verso un mondo diverso, coltivando le proprie passioni senza rinunciare all’entusiasmo, e inseguendo la spontaneità di chi non si lascia spegnere, di chi, anche quando “dall’alto” si stacca la corrente perché “i soldi servono altrove” – dove sarà mai questo altrove mi piacerebbe tanto capirlo – la musica continua a sentirla dentro, anche se, fuori, qualcuno ha alzato la testina dal disco per motivi che non si possono sapere – per lo più, motivi tutti istituzionali. E poi, suonarla insieme a tanti altri, insieme a chi non si stancherebbe mai di sentirne suonare di musiche così. Le musiche di chi non solo ha qualcosa da dire, ma sente dentro il dovere di esprimerle e di comunicarle.

L’arte è innanzitutto un discorso di comunicazione e di forte empatia. Volendo, l’arte, la scrittura la musica la pittura etc, sono totalmente inutili. Si campa uguale, anche senza aver mai visto I girasoli di Van Gogh, anche senza aver mai ascoltato la Nona Sinfonia di Beethoven. Si campa uguale, mica si muore. Ma come si vive? E quanto diventa invece tutto più bello quando, guardandosi attorno, si incontrano i visi vivi di chi è riuscito a trasformare qualcosa che gli girava dentro in qualcos’altro che ha preso forma fuori da sé. Qualcosa che, ora, tutti potranno condividere con lui.

Quando, l’altro giorno, sono stata a trovare i ragazzi dell’Ultrastudio, dopo essere andata via, mi sono sentita felice. Perché, per un po’, non mi sono sentita più sola. E Pescara mi è sembrata, per un attimo, un posto più interessante dove vivere il mio tempo.

foto di Eric Gimenez


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