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Un #Sud verticale per scalare la #cultura
02 Dic 2015 08:13

E se l’osso diventasse improvvisamente polpa? E Matera, come d’incanto, una città sempre più vivente e meno presepe. E ancora: se la nuova geografia dell’Italia, Paese che si risveglia verticale, coincidesse con la rotta delle alici nell’Adriatico? E se l’Amleto di Shakespeare si fosse posto un’altra domanda “To south or not to south” Cristo forse non si sarebbe più fermato ad Eboli? Ultima ma non meno importante la sfiga: se per una volta avesse deciso di guardare altrove piuttosto che a Sud?

Non basta rivoltare il Meridione come un calzino per dire di poterlo conoscere. Ci sono tante facce che il dado bianco di Bodini, gettato sul tavolo della Storia, può ancora mostrare. Soprattutto poi se si decide di raccontare quella storia guardando avanti piuttosto che voltandosi indietro. Scegliendo non uno ma tanti linguaggi: dalla letteratura al cinema, dal teatro alla lectio meridionalis. Per una buona volta decidendo di puntare alto e in alto. E soprattutto dandosi altre coordinate, ben oltre le solite mappe, anche culturali. Stabilendo magari di arrivarci a piedi o in bicicletta, percorrendo un tratturo, con un taccuino al seguito. Può davvero cambiare tutto: perché a imporsi è un nuovo sguardo, vincente e pure ironico. Quello che serve per seppellire tutti i luoghi comuni sul Mezzogiorno d’Italia e pure per imparare a scansare il “rovinologo” di turno  a cui dire  senza esitazioni: “Tu non conosci il Sud”.

Questa la sfida lanciata dal giornalista e saggista Oscar Iarussi attraverso l’omonima rassegna culturale – che ha mutuato il nome e la missione  da una celebre poesia di Bodini – ospitata a Casa Cava, a Matera, sabato e domenica scorsi e prodotta dall’associazione “Veluvre – Visioni culturali”.

“Abbiamo proposto esercizi di un nuovo Sud – ha dichiarato Iarussi a Resto al Sud -, perché cittadini culturali si diventa e noi continueremo a esplorare percorsi di senso relativi al Mezzogiorno e a tracciarne un’inedita geografia letteraria, artistica e urbanistica. Il nostro è stato un format straordinariamente duttile e aperto a voci tra le più diverse che s’incrociano lungo il tragitto”.

“Questa rassegna è servita utile a sradicare gli stereotipi e ad avere nuove prospettive del Sud”. Ha detto così Giampaolo D’Andrea, storico dell’Università della Basilicata, Capo di Gabinetto del Mibact, dialogando con Salvatore Giannella, giornalista e scrittore. “Bisogna recuperare l’identità meridionale – ha continuato – stando attenti alla lettura storica, come a quella antropologica, da cogliere entrambe, sempre, in una proiezione futura.”

Una nuova concezione di Sud, quindi, a cominciare dalla chiarezza nella comunicazione pubblica e nelle metafore del linguaggio politico, tema trattato a Matera dallo scrittore Gianrico Carofiglio e dall’editore Alessandro Laterza.

Teatro, musica e testi sono andati in scena nello spettacolo “Dalle Alpi agli Appennini. Non è solo una questione meridionale”, curato dal regista Gianpiero Borgia e da Raffaello Fusaro. Ironiche gag su usi e costumi della gente e la cultura del Sud sono stati inframezzati da arie liriche e celebri brani interpretati dal soprano Antonella Rondinone, con la partecipazione dell’attrice teatrale Elena Cotugno, con il prologo dello scrittore Gaetano Cappelli e Angela Zaccaria al pianoforte.

Il Sud oltre il dolore, il nero, oltre la Storia che s’è fatto cucire addosso. Perché la Storia si può anche sognare, ed è quanto è accaduto a Matera per due giorni. Sulla letteratura dedicata al Meridione e sui limiti e sulle opportunità dell’eredità di Carlo Levi si è soffermato l’italianista Giuseppe Lupo, mostrando sì l’importanza di “Cristo si è fermato a Eboli”, per il ruolo che ha rivestito nel descrivere e rendere visibile la civiltà contadina al mondo intero, ma anche le “devianze” di una letteratura di denuncia che rischia di restare sterile compiacimento del male.

A percorrere a piedi nuove geografie possibili del Sud, il regista Guido Morandini, che è partito da Roma già l’11 novembre scorso, raggiunto lungo l’itinerario dall’esperto di urbanistica Andrea Rolando. In cerca di nuove “cerniere” che offrano significato ai luoghi, tornando sulle carte, il loro racconto di immagini e parole, offerto insieme ad Alessandra Bocchino, ha contemplato incroci di confine tra Nord e Sud, tratturi, infrastrutture leggere, ponti, come il Musumeci a Potenza, considerato tra le opere ingegneristiche di maggiore importanza presenti a Sud.

La rassegna si è chiusa con la proiezione in anteprima del film di Jonas Carpignano, regista italo americano, oggi tra i protagonisti del cinema indipendente europeo, che con il suo attualissimo film Mediterranea – il racconto di un viaggio di due uomini dal Burkina Faso verso l’Italia, dove si ritroveranno a Rosarno, in Calabria, nei giorni della furiosa rivolta del 2010 – accolto con consenso dalla critica internazionale e dal pubblico di “Tu non conosci il Sud”.

“Anche questa seconda tappa materana di “Tu non conosci il Sud” – ha affermato Anna Pellegrino, presidente dell’associazione Veluvre –  è stata entusiasmante e carica di contributi grazie alla partecipazione del pubblico e agli stimoli e le intuizioni offerti dai protagonisti della rassegna. Ci prepariamo a definire nuovi contenuti per proseguire in altri luoghi, anche al Nord, continuare a rompere gli stereotipi e creare nuove interpretazioni e prospettive possibili sul Sud.”

La rassegna è stata patrocinata da: MIBACT, Comune di Matera, Fondazione Basilicata-Matera 2019, Fondazione con il Sud, Fondazione Adriano Olivetti. Con la sponsorizzazione di UniCredit e in collaborazione con Editori Laterza.


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