Ilva, la salute umana è più importante della produzione. Chiesto un incontro al governo

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Ieri sono intervenuto al Convegno Ripensare l’industria siderurgica italiana, in corso a Taranto organizzato dal Consiglio nazionale degli ingegneri e dalla Regione Puglia.

Stiamo provando – ho detto – a non usare una parola che secondo me non dobbiamo pronunciare più: ambientalizzazione, che non ha né capo e né coda. Noi dobbiamo semplicemente dire che la salute umana è più importante della produzione e dimostrare che le produzioni non determinano alcun danno alla salute.

Non c’è più da conciliare salute e lavoro: la garanzia della salute delle persone deve prevalere su qualunque altro ragionamento, fermo restando che se qualcuno dimostra che si può produrre acciaio senza far del male, si può produrre perché non abbiamo nulla contro l’acciaio e contro l’Ilva.

Se però l’Ilva ci chiede di sacrificare la salute dei tarantini e probabilmente non solo dei tarantini – a breve presenteremo studi sui possibili effetti dell’inquinamento dell’Ilva quando cambia il vento verso il Salento e Brindisi – non possiamo starci e non ci stiamo.

E una delle ragioni per cui bisogna stare attenti a non far perdere ruolo alle Regioni è esattamente questa: perché se la Regione Puglia non avesse il potere di interloquire su queste materie, questa discussione si sarebbe fatta in un piccolo studio di Roma dove avrebbero deciso qualunque cosa sull’interesse dei tarantini, mentre oggi la democrazia consente alla Regione Puglia e al Consiglio nazionale degli Ingegneri, che è un organo terzo, di cercare un approccio scientifico alla decisione politica.

Gli ingeneri ci diranno se è possibile decarbonizzare l’Ilva, perché il diavolo che uccide le persone è il carbone, non è l’acciaio.

E io non vorrei che qui ci fosse qualcuno che voglia più vendere carbone che produrre acciaio. E se è così, noi lo andremo a beccare questo qualcuno, perché vuol dire che non è interessato al ruolo strategico dell’azienda, perché a noi serve l’acciaio, non comprare carbone.

Il caso vuole che in Puglia stiano per arrivare 20 miliardi di metri cubi di gas: il gas ce lo fanno pagare più del carbone, mentre i danni che il carbone causa li fanno pagare alla collettività tarantina e al servizio sanitario pugliese.

Per togliere anche quest’alibi del costo, la Puglia chiede che come compensazione ambientale per l’arrivo di questo gas, il gas sia consegnato all’Ilva e all’Enel di Brindisi allo stesso prezzo energetico del carbone.

Questo non è un convegno di ambientalisti arrabbiati, qui discutiamo in sede tecnica e il presidente della Regione Puglia non è un populista protestatario, tant’è che ha chiamato gli ingegneri a discutere, su proposte che abbiamo presentato un anno fa a Parigi alla conferenza internazionale sul clima.

A queste proposte nessuno ci ha detto no, anzi nessuno ci ha mai risposto. Ma mi auguro che il Governo prima o poi incontri la Regione Puglia – è proprio il minimo che possa fare, perché io incontro anche il più piccolo dei sindaci quando ha qualcosa da proporre e ha bisogno di me. Io ora ho bisogno di fare una riunione tecnica con il Governo sulla proposta per rendere meno pericolosa l’Ilva e ridurre il danno alla salute. È possibile avere questo incontro? Io credo di sì e gli ingegneri oggi, in maniera tecnica e asettica stanno tentando di favorire il confronto tecnico.

Michele Emiliano

Michele Emiliano (Bari, 23 luglio 1959) è un magistrato e politico italiano, sindaco di Bari dal 2004. Figlio di un calciatore professionista e in seguito piccolo imprenditore, si trasferisce con la famiglia dal 1962 al 1968 a Bologna, per poi rientrare a Bari, dove da ragazzo si dedica soprattutto alla pallacanestro. Si laurea in giurisprudenza nel 1983 e per un periodo lavora come praticante nello studio di un avvocato. Nel 1988 sposa l'attuale moglie, Elena, da cui ha tre figli: Giovanni, Francesca e Pietro.

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