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Botte e offese contro Luca Abete, la violenza che non può andare giù

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Il ministro dell’ Istruzione, Stefania Giannini, scortata dalla polizia, fa visita a una scuola ad Avellino.

Luca Abete, inviato di Striscia la notizia, la insegue.

Le vuole chiedere come mai, in alcune scuole di Avellino, gli alunni sono costretti a portarsi la carta igienica da casa.

Il ministro risponde che sono stati raddoppiati i fondi per le scuole. La risposta non soddisfa. Basterebbe dire: “Andiamo a controllare, chiediamo ai dirigenti. Le prometto che indagherò”.

L’acqua scaturita dalla sorgente non sempre arriva al mare. A volte le conduttore sono un colabrodo, altre volte qualche furbo devia il corso del ruscello. Tutti sappiamo come vanno le cose, inutile girarci intorno, giocare a mosca cieca.

Non è certamente colpa del ministro, se in qualche scuola le cose non funzionano, ma è logico che in occasione di una sua visita, la domanda le venga posta. Come ogni essere umano, Luca Abete può piacere e non piacere. Dipende dai gusti. Per alcuni può essere interessante, ad altri può risultare invadente e inopportuno. Dipende dal tema trattato e da colui che viene inseguito.

Non discuto sulla incolumità da assicurare a un ministro. È del tutto logico che venga difeso da eventuali malintenzionati. Non è questo il problema. Ma Luca Abete non è uno sconosciuto, un violento, un delinquente. Non sta mettendo a rischio la sicurezza di un ministro della Repubblica. Non discuto il dovere delle forze dell’ ordine di assicurare la tranquillità e la buona riuscita di una visita istituzionale.

Abete è un giornalista satirico che fa il suo mestiere senza mai offendere o esagerare. Una zanzara per chi viene beccato con le mani nel sacco, ma un samaritano per chi è stanco dei soprusi degli scaltri. Il guaio è che ministri e parlamentari non sempre vivono il territorio. Non sempre sanno che cosa accade in un certo luogo del Paese che sono chiamati a servire. I piccoli centri non sono le grandi città.

Per rendere la vita insopportabile a migliaia di persone non occorre che scoppi una guerra. A volte può bastare una piccola azienda che emana fetori. Un’ azienda, però, che – mistero delle leggi – si ritrova ad avere tutte le carte in regola. E i cittadini spesso si sentono ostaggio dei cattivi e di un sistema politico lontano, distante, assente. Non attento ai loro bisogni. Ad Avellino però accade qualcosa di grave. Luca Abete insiste nell’ inseguire il ministro. Non è facile. La sua voce, fuori dal coro, può risultare – e di fatto risulta – inopportuna. Abete potrebbe essere allontanato. Se la polizia ritiene che stia dando fastidio può e deve farlo. È suo dovere. L’ ordine pubblico e l’ incolumità fisica del ministro vanno salvaguardati.

La Polizia deve assicurare il benessere di tutti ed essere di esempio ai giovani. Deve far capire che prima della violenza verbale e fisica ci sono mille mezzi per indurre alla ragione un giornalista che ritiene essere invadente. Invece accade qualcosa di grave. Abete viene spintonato e maltrattato. Offeso con parolacce degne dei peggiori bulli. Viene portato in caserma. Tutto viene ripreso dalle telecamere. Le scene sono patetiche e dolorose. Scene già viste e che non ci sono mai piaciute. Scene che aborriamo e che non vogliamo vedere mai più.

Con tutte le nostre forze ci ribelliamo a metodi inutilmente violenti e offensivi verso persone indifese. Il filmato sta facendo il giro della rete, suscitando, soprattutto nei giovani, tanta rabbia e ribellione verso le forze dell’ ordine. Non conviene. Luca Abete sta ricevendo la solidarietà di tantissime persone. Il caso certamente avrà un seguito. Forse si arriverà in tribunale. La strada imboccata è delle peggiori. Minacce come “ Ti faccio cadere i denti a uno a uno” rivolte a un giornalista fanno più male di un pugno nello stomaco. Il culmine, però, si raggiunge quando il vicequestore di Avellino, con fare nervoso e seccato chiama Abete “ mongoloide”. No. Questo proprio no. È inaccettabile.

L’offesa non va tanto a lui ma a tutti i nostri fratelli e sorelle down. A Loro, se non lo fa il diretto interessato e i suoi superiori, vogliamo chiedere scusa. Mille, diecimila, un milione di volte. Speriamo che scene come queste non abbiano a ripersi più. Mai più. Dagli uomini delle forze dell’ ordine pretendiamo simpatia e accoglienza. Anche severità e determinazione ma solo quando occorrono e senza mai cedere alla maleducazione. Riprendiamo il cammino. I delinquenti si combattono stando insieme non mettendo gli onesti gli uni contro gli altri.

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