Il Foggia sceglie per il secondo anno consecutivo la terra di Ennio Flaiano e Ignazio Silone per preparare la sua stagione agonistica. Tre parchi nazionali, uno regionale e tante riserve naturali fanno dell’Abruzzo la regione più verde d’Italia, un esempio di tutela del territorio per tutta l’Europa.

Caratteristiche che favoriscono e attirano sempre di più le squadre di calcio per il ritiro precampionato. A Castel di Sangro ci sono già state il Bari e il Lecce. A pochi chilometri da qui, a Rivisondoli, c’è il Pescara di Zdeněk Zeman.

E poi c’è la transumanza, pratica millenaria che lega la Puglia all’Abruzzo e che tanti scambi ha generato tra le due regioni. Transumanza vuol dire economia e cultura che hanno avuto un ruolo importante per l’emancipazione di entrambe le regioni. Una scelta dunque che conferma il forte legame tra le due terre. E dunque qui, nella tranquillità di queste montagne che da qualche giorno Giovannino Stroppa, il confermatissimo tecnico dei rossoneri, impartisce lezioni ai suoi ragazzi. Lo fa con il suo modo sobrio ed educato che non lascia nulla al caso.

Il tecnico di Mulazzano è sempre il primo ad arrivare al campo di allenamento, prepara tutto con meticolosa attenzione. La sua forza tranquilla ha contagiato e contaminato il gruppo abituato a ben altro nei due anni precedenti.

Il ritmo degli allenamenti è intenso e i calciatori avvertono il peso nelle gambe, ma la presenza del pallone sin dal primo giorno, e quindi del gioco, attenua le sensazioni di stanchezza. Stroppa è stato un calciatore di gran classe che proprio con la casacca rossonera conquistò la nazionale, uno di quelli che vuole sempre attaccare e vincere. E questo stesso spirito permea i primi giorni del ritiro del Foggia. Sono infatti le giocate alla ricerca del gol le prime soluzioni ad essere provate. Del resto si sa che difendersi è più facile e sono capaci, quasi, tutti a farlo. La differenza la fa chi è in grado di creare pericoli all’avversario perché nel calcio così come nella vita è sempre più difficile costruire che distruggere.

E dunque via con gli schemi di attacco e le giocate per cercare la via del gol. Da queste parti del resto non potrebbe essere altrimenti. Il marchio di fabbrica registrato è quel 4-3-3 inutilmente copiato da tanti, ma da pochi compreso fino in fondo. Su questo tema Stroppa ha le idee chiare, chiarissime.

«L’idea è quella di giocare con i tre davanti, ma non mi lego ai numeri. Il sistema di base rimane il 4-3-3 e i calciatori che stiamo prendendo sono funzionali a quel tipo di gioco, ma nello stesso tempo molto versatili».

La traduzione simultanea di queste affermazioni è la seguente, giocheremo così come sappiamo e vogliamo, cercando la superiorità numerica nella metà campo avversaria, ma se dovesse esserci la necessità di cambiare modulo lo faremo perché la rosa a disposizione lo consente. Il tecnico rossonero vuole due calciatori di uguale valore per ogni ruolo, gli piace creare concorrenza perché predilige un gruppo di calciatori che lotta per il posto in squadra.

Calciatori che quando entrano a partita in corso siano capaci di fare la differenza. Gli piace condividere gli stimoli che una piazza esigente come quella di Foggia sempre impone.

«La pressione l’avverto dal sette di agosto dello scorso anno, da quando sono arrivato a Foggia». Pressione che non gli ha impedito di stravincere un campionato, oltre alla Supercoppa di Lega Pro contro il Venezia di Pippo Inzaghi. E si perché non bisogna dimenticare che Giovanni Stroppa è arrivato a Foggia poco prima di ferragosto dello scorso anno per sostituire un uomo che era diventato in poco tempo un idolo per i tifosi e gli stessi calciatori, Roberto De Zerbi. Un allenatore capace di creare un entusiasmo senza precedenti a Foggia e che riusciva a riempire il catino dello Zaccheria in quasi tutte le partite. Eppure Stroppa con un personale credito che aveva costruito da calciatore, la sua educazione, ma soprattutto la sua competenza è riuscito a far voltare pagina alla società, ai tifosi e anche ai calciatori. Ha vinto un campionato difficilissimo e ha riportato il Foggia in serie B dopo vent’anni stabilendo dei record che resisteranno a lungo. E la lunga, lunghissima, festa per la promozione ha sancito e rafforzato un legame tra il tecnico e la piazza che resterà per sempre.

Tifosi già presenti a Castel di Sangro per seguire l’evoluzione della squadra che, appunto, dopo vent’anni si appresta a disputare il campionato di serie B.

Un campionato difficile che non sembra far tremare i polsi all’allenatore dei rossoneri. «Quest’anno partiamo da una base importante. Lo scorso anno ho ereditato una squadra che ho sentito mia fin dal primo giorno e che a gennaio abbiamo completato secondo le caratteristiche che ritenevo opportune. Quest’anno continuiamo il lavoro iniziato a gennaio».

Alla squadra che ha vinto il campionato dunque si aggiungono pochi tasselli per completare un disegno che viene da lontano. Una squadra forte e coesa che ha nel centrocampo uno dei reparti più affidabili di tutta la categoria, con calciatori che abbinano alle indubbie qualità tecniche anche una fisicità indispensabile per il campionato cadetto.

Vacca, Deli e Agazzi, in particolare, garantiscono tutto ciò.

Così come il reparto offensivo che riparte da Mazzeo, capocannoniere dello scorso anno con ventuno reti, ai quali si affiancano ben sei attaccanti esterni che all’occorrenza, così come ha detto lo steso Stroppa, possono svolgere anche altre mansioni e modificare lo schema di gioco. Il reparto difensivo si arricchisce dell’esperienza di un portiere come Ivan Pelizzoli e potrà contare su un anno in più di esperienza per tutti i componenti del gruppo che così bene hanno fatto lo scorso anno.

Le giornate, qui a Castel di Sangro, scorrono tutte uguali a se stesse, ma non è un aspetto negativo, anzi. L’applicazione richiede ripetitività e la ripetitività richiede calma e tranquillità per essere assorbita bene. In questo senso tutto procede per il meglio. A questo punto non resta che avere un po’ di pazienza per completare la preparazione. Il tempo della sfida è vicino e quando sarà il momento i satanelli saranno pronti, come sempre negli ultimi anni. Lo Zaccheria può scaldare i motori, tra un po’ si parte e mai come nel prossimo campionato servirà l’entusiasmo contagiante del popolo rossonero per rompere un nuovo tabù. Ci sarà da divertirsi.