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Arrestano un altro assessore e il governatore dell’Abruzzo fa orecchie da mercante

Concluderò questa legislatura con un primato: quello di avere anticipato mediamente di qualche anno, con denunce pubbliche o con iniziative specifiche, le cause degli scandali che continuano a travolgere l’Abruzzo, prima che si producessero e si manifestassero gli effetti.

È accaduto anche per l’ultimo; quello che ha appena coinvolto l’assessore regionale alla cultura De Fanis.

Quando la Giunta Regionale, su proposta di Chiodi, si “auto approvò″ il regolamento per la gestione di fondi destinati alla cultura (DGR 166/2012 ad oggetto “approvazione del nuovo disciplinare recante criteri e modalità per l’erogazione dei contributi di cui alla legge regionale 43/73″) ne riscontrai la perdurante profonda inadeguatezza, soprattutto in relazione all’ampio margine discrezionale che veniva rimesso in capo all’organo politico (Presidenza della Regione e Assessorato alla Cultura), al quale sostanzialmente veniva demandato un pieno potere circa la scelta finale delle associazioni da finanziare.

Così mi rivolsi al Collegio per le Garanzie Statutarie, contestando la delibera e chiedendo che ad approvare le linee di indirizzo e regolamento fosse, ai sensi dello Statuto, il Consiglio regionale e non la stessa Giunta, ovviamente per ragioni di opportunità oltre che di legittimità.

Il Collegio delle Garanzie Statutarie, con decisione assunta il 9 agosto 2012, ha certificato le mie buone ragioni, di fatto escludendo la possibilità che la Giunta potesse approvarsi da sola, peraltro senza alcun controllo da parte del Consiglio, i criteri per l’erogazione di queste risorse.

Ma Chiodi e la sua Giunta hanno fatto per lungo tempo “orecchie da mercante”, limitandosi a cambiare le regole soltanto nello scorso mese di luglio; quindi a fine Legislatura, quando ovviamente non avevano più alcun interesse a mantenere intatto il proprio potere discrezionale.

Per provare ad introdurre comunque dei vincoli in tema di trasparenza, ho introdotto nella mia proposta di legge sulla semplificazione, recentemente divenuta legge della Regione Abruzzo, una precisa norma (art. 5) che vincola la concessione di contributi pubblici da parte della Regione alla predeterminazione di criteri e modalità, nulla lasciando alla discrezionalità di chicchessia.

Ma le resistenze e le lungaggini richieste per l’approvazione della legge hanno fatto sì che non si intervenisse in tempo per evitare che anche questo scandalo, l’ennesimo, si abbattesse sulla comunità abruzzese.


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