Bagnoli e Fuorigrotta, quartieri di Napoli dimenticati dallo Stato

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Faccio una premessa inutile per chi conosce il mio più grande pregio o, come dicono tanti altri, il mio peggiore difetto: amo Napoli e sono sicuro che si riapproprierà (lo sta già facendo) del ruolo di capitale culturale ed economica del Mediterraneo che le è stato rapinato con violenza e sotterfugi di Stato oltre che per insipienza e corruzione morale e penale della sua classe dirigente del secolo passato e della prima decade del terzo millennio.

Confessata questa banalità, passiamo avanti.

Voglio tornare a parlare della zona occidentale di Napoli e segnatamente di due quartieri che sembrano (e sono) abbandonati, alla deriva, lontani, dimenticati. Parlo di Bagnoli e Fuorigrotta. Sembrano accomunati dallo stesso tragico destino: svuotati di ogni funzione, derubati delle loro bellezze e vittime del più classico e nefando divorzio all’italiana.

In questi due quartieri da venti anni non si investe un centesimo, anzi si sperperano, truffano e rubano centinaia di milioni di euro della collettività che dovevano servire al loro rilancio.

Si chiudono fabbriche assassine (Italsider, Eternit e altre del comparto chimico e siderurgico) che però davano migliaia di posti di lavoro.

Si assiste alla fuga di una struttura di comando e controllo Nato, della Flotta Navale Nato (Allied Maritime Force), dell’Arsenale Militare che creavano una economia di scala enorme per la presenza di migliaia di militari e civili che spendevano e che necessitavano di beni e servizi. Si consente con un silenzio a volte complice e talvolta imbarazzante il progressivo smantellamento di strutture sportive e del tempo libero come Palasport, Piscine, Cinodromo, Sferisterio, Edenlandia, giardino zoologico.

Mi fermo con l’elenco, penso possa bastare già. In questo deserto materiale e morale che abbiamo supportato e sopportato (abbiamo è la forma verbale giusta perché noi napoletani benché pesantemente coinvolti ci sentiamo sempre stranamente assolti), si stagliano le tre grandi cattedrali dell’Occiente di Napoli, che sono la rappresentazione plastica del nostro fallimento: la vergogna della Mostra d’Oltremare, quel cesso che chiamiamo Stadio San Paolo e quel paradiso terrestre incastonato tra la collina di Posillipo, l’isola di Nisida e il golfo di Pozzuoli prima stuprato e sfruttato da boiardi di Stato e prenditori/truffatori privati e oggi tenuto in ostaggio dai venditori di sogni che pendono e dipendono dalle labbra di chi i suoli di Bagnoli li ha avvelenati.

Come si fa a dire a quelli che risiedono a Bagnoli e Fuorigrotta che sono anche loro cittadini di Napoli?

Io sono persona positiva sul futuro di Napoli ma davanti a quel che succede in questo due quartieri comincio a sentirmi un piccolo pusher di ottimismo.

Paolo Chiariello

Sono Paolo Chiariello, ho 40 anni, faccio il giornalista a Sky tg24 dopo aver lavorato a Panorama, in Rai, al Roma e in altri giornali. Sono nato a Sant'Antimo, in provincia di Napoli, dove ancora ho parenti e amici ma dove manco da 20 anni. Il mio sogno è restare al Sud e smetterla di parlare e scrivere di Nord e Sud ma di Italia, del Belpaese che i nonni ci hanno consegnato e che noi abbiamo stuprato, devastato, inquinato e svenduto.

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