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Cristo non è mai stato ad Eboli

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Al Sud ci hanno insegnato a sperare. Il seme della speranza, al Sud, non è stato il frutto della cultura cristiana, quanto di una condizione avversa, che tendeva, per spirito di sopravvivenza, a tramutare un domani incerto in un “domani assioma”, per dare un senso al presente.

Al Sud si è vissuti di speranza. Ed essa, condita al presente avverso, ha creato i presupposti per una vita “comunque” da vivere.

Le dominazioni straniere, con insito il senso della sopraffazione, hanno reso le nostre terre inclementi, ancora più difficili da dissodare. La speranza le ha rese meno dure al tratto del badile.

Non bisogna meravigliarsi del mastodontico flusso migratorio, avvenuto quando il progresso ha permesso lo spostamento di massa. Non era una fuga, era la speranza che trovava uno sfogo slegato dalla terra. Era la traduzione di un pensiero in azione.

Partire non è stato “un po’ morire”, ma dare una forma ad un pensiero trainante, che induceva a percorrere ogni solco che la vita offriva.

Il Sud è stato sempre forgiato sulla speranza. La rassegnazione era saggezza e conviveva con il dinamismo della speranza, che è “azione potenziale in divenire”.

Cristo non si è fermato ad Eboli. Cristo è stato visto ad Eboli da un soggetto che analizzava la realtà e vedeva Cristo. La verità  invisibile era solo degli ebolitani.

Gianvito Pizzi

Gianvito Pizzi, filosofo, scrittore, storico, studioso di psicanalisi, ha dedicato l’intera vita agli studi. Collaboratore per decenni di riviste specializzate, si è occupato in particolare dei rapporti tra psicanalisi e filosofia, Medievalismo e Questione Meridionale. Nato a Napoli, ha vissuto sino a vent’anni in un paese dell’appennino sub-dauno: S. Bartolomeo in Galdo (Bn). Twitter: https://twitter.com/gianvito_pizzi

One comment

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    Giuseppe Barra

    6 Ottobre 2015 - 09:11

    Credo che l’autore di questo breve articolo non conosce bene la nostra storia, la storia del Sud

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