#DavidePezzin, un musicista in giro per il mondo: “Il #Sud non deve smettere di sognare”

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Davide Pezzin è bassista, contrabbassista, arrangiatore e compositore, insomma un vero e proprio musicista. Durante il suo percorso musicale ha avuto modo di collaborare con alcuni dei più grandi artisti, nazionali e internazionali, fino ad arrivare a Cristiano De Andrè e Luciano Ligabue. Probabilmente non si sarebbe mai immaginato da bambino quando amava ascoltare Frank Zappa di raggiungere così importanti traguardi, eppure è accaduto. Davide, nonostante sia un uomo molto concreto, non ha perso la capacità di continuare a sognare e continua a vivere fino in fondo la musica, probabilmente colonna sonora della sua vita, come per molti di noi.

Chi è Davide Pezzin oggi?

Credo sia quello che è sempre stato, un uomo pieno di sogni ma anche molto legato al concreto, che ha sempre dato molta importanza ai rapporti umani e ai valori che secondo lui sono fondamentali nella vita, quale l’amicizia, per esempio. E’ un uomo che ha la fortuna di avere due bimbi bellissimi e una moglie davvero unica; quando può e non è in giro a suonare cerca di dedicare loro il maggior tempo possibile.

In quale modo ti sei avvicinato alla musica; come è nata la tua passione?

Ho sempre ascoltato musica, posso citarti Frank Zappa tra i tanti artisti. Ricordo che da bambino cantavo i suoi pezzi e, per l’età che avevo, non era semplicissimo. Ho amato la musica sin da molto piccolo, spaziando dal jazz a quella classica. Devi sapere che mio fratello, nel tempo libero, ha sempre amato cantare e suonare la chitarra; ricordo un giorno di essere andato a vedere le prove del suono della sua band. Non appena ho sentito quelle note, quei suoni che provenivano dal basso, ricordo di aver avuto una vera e propria folgorazione, avevo circa dieci anni. Ricordo di essere tornato a casa e di aver detto immediatamente a mia madre che desideravo iniziare a studiare quello strumento, ma dato che studiavo già pianoforte da tre anni, mi ha impedito di approfondire la mia conoscenza. Nel giorno seguente, mio fratello mi ha portato in un negozio di strumenti musicali per comprarmi il basso, così è avvenuto. Tutto è cominciato da quel giorno. Ancora oggi non posso far altro che dirgli Grazie dal più profondo del cuore.

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Cos’è per te la musica? Come la definiresti?

Ho ricordi ben nitidi di quando,  in giovanissima età, ascoltavo le sinfonie di  Beethoven e, pur non avendo alcuna cognizione armonica e melodica, mi alzavo in piedi saltando di continuo; sentivo un’energia che mi entrava dentro e, non riuscendo a gestirla, avevo bisogno di sfogarmi. In quei momenti, la musica mi trasmetteva un’emozione fortissima che mi ha accompagnato sino ai trentanni circa; quando poi ho cominciato a studiare i meccanismi anche matematici che la regolavano, ho via via perso un poco di quell’eccitazione iniziale fino a viverla in modo molto più razionale rispetto a prima. La musica credo sia la colonna sonora della vita di ognuno di noi, se non anche una dei protagonisti. Come dice Cristiano De Andrè, la musica è davvero una medicina per la nostra anima perché permette di aprire la mente e di sognare attraverso la magia delle sue note, può regalare momenti piacevoli ma anche momenti di forte commozione. Credo che possa essere anche una sorta di riscatto da un dolore vissuto, una sorta di conforto dopo un momento difficile che ognuno di noi può attraversare nella vita.

Bassista elettrico e contrabbassista, cosa rappresentano questi strumenti musicali per te?

Non è semplice spiegare l’importanza che questi strumenti hanno per me. Posso dirti che rispetto alla  folgorazione e scintilla iniziale, ora rappresentano un vero e proprio amore. Quando si trascorre così tanto tempo con uno strumento musicale, si sviluppa un rapporto strettissimo. E’ come se percepissi la loro anima.

Sei stato in tour con Cristiano De Andrè e dai concerti, è emersa una grande complicità musicale. Ci racconteresti com’è nata questa collaborazione?

Quando si aperta la possibilità di suonare con Cristiano, hanno allestito un provino per bassisti e batteristi.  Sono stato chiamato con il batterista Davide Devito da Luciano Luisi, che ha suonato per vent’anni con Zucchero e che attualmente è il produttore artistico di Ligabue. In quell’occasione, Luisi era in veste di produttore; siamo così andati a Milano per incontrare Cristiano in uno studio di registrazione suonando Don Raffaè e Amico fragile. Dopo aver sentito diversi musicisti, si è totalmente innamorato di noi.  Non posso far altro che dirgli Grazie, perché, da lì, è partita la collaborazione.

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Hai suonato anche molte canzoni di Fabrizio De Andrè, proprio con lo stesso Cristiano. Chi sono Fabrizio e Cristiano per te?

Purtroppo non ho avuto il privilegio di conoscere Fabrizio. Posso dirti che, secondo me, sono due persone molto diverse l’una dall’altra, ma molto legate, oltre che da un legame parentale, anche da una vita artistica. Fabrizio era un genio della poesia,  di una cultura sconfinata e di un’intelligenza spiccatissima che ha saputo collaborare con le persone giuste. La collaborazione infatti con Massimo Bubolo e Mauro Pagani ha portato la sua straordinaria genialità  al massimo livello. Aveva un spiccata sensibilità che gli permetteva davvero di entrare nel cuore di coloro che ascoltavano la sua musica e credo davvero che Cristiano sia il degno erede di suo padre. Anche lui ha la grande capacità di mandare in completo visibilio il pubblico, tra il batter di mani e la commozione di coloro che lo stanno ascoltando. Inoltre, esattamente come il padre, ha la coerenza di scegliere e di non farsi scegliere, qualità oggi come oggi sempre più rara nel mondo dell’arte.

Suoni per Luciano Ligabue. Posso chiederti perché secondo te è così seguito?

Ligabue riesce  a raccontare emozioni che appartengono a tutto il genere umano; anche con parole apparentemente semplici, riesce a descrivere  in un lasso di tempo cortissimo un’emozione fortissima; sembra quasi che una canzone sia stata scritta proprio per una singola persona e non per 150.000. Sono in molti che hanno cercato di imitarlo, ma non ci sono mai riusciti. La sua musica è apparentemente semplice, ma in realtà non lo è, per la metrica della parola, il respiro, la lunghezza della frase e anche la ritmica. E’ un vero e proprio maestro, oltre che di musica, anche di vita; non credo di aver mai conosciuto una persona così rispettosa  nei confronti degli altri com’è lui, una qualità che in ben pochi hanno. Capita che molto spesso gli artisti, finito il concerto, se ne vadano immediatamente o addirittura si nascondano dai fan, ecco Ligabue fa esattamente il contrario. Ricordo di una volta in cui ci trovavamo a Cagliari ed era appena terminato il concerto; si è fermato ben due ore a firmare autografi e a scambiare una parola con 150 fan. E’ pienamente consapevole che se lui è lì, sul quel palco, è perché c’è qualcuno che lo ascolta.

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Cosa diresti a tutti coloro che amano la musica ma non hanno il coraggio di rischiare di fare questo mestiere? Insegni musica ma che consigli dai ai tuoi allievi?

Beh, essere musicisti non è semplice, ma credo anche che nessun lavoro sia semplice se lo si voglia svolgere nel modo migliore possibile. Se, per esempio, vai in un ristorante e vieni servita da un cameriere imbronciato, non ti lascia una buona impressione; se invece vieni servita da un cameriere che sorride, sicuramente avrai un impatto migliore, soprattutto se emerge che il mestiere che ha scelto lo svolge con passione, ciò non esclude che la propria professione non richieda fatica ma è sempre così. La vita è una continua salita per raggiungere un determinato traguardo, che costa fatica e sudore, ma è proprio grazie a questi che riusciamo a crescere. Credo che ognuno di noi abbia ostacoli che deve superare nel suo cammino per arrivare al proprio obiettivo; nel mio caso, ci sono state ore e ore di studio, in cui a fine giornata avvertivo dolori alle mani e alla schiena che però non mi hanno impedito di andare avanti. Non ho massime che dico ai miei allievi se non il fatto che non esistono giorni liberi; se c’è l’opportunità di andare a suonare, la si deve cogliere immediatamente.

Nel corso della tua carriera, pensi di aver capito cosa piace alla gente? Cosa speri arrivi con la musica?

Credo che le persone abbiano sempre di più bisogno di verità e vorrei che, attraverso la musica, arrivasse. Quanto più riesci a trasmettere quello che hai dentro attraverso una nota o una parola, quanto più riesci a recepirlo.

Questa intervista verrà pubblicata in Resto al Sud, un quotidiano che è molto attento a salvaguardare queste terre. Con Sud, non intendo solamente il Sud Italia, ma posso riferirmi al Sud del mondo, di una nazione, di un quartiere o anche di una città. Qual è il tuo rapporto con il Sud?

Posso dirti che il Sud l’ho sempre visitato e ho conosciuto moltissime persone, soprattutto ragazzi e con loro sono riuscito a parlare di argomenti che normalmente in Veneto, la mia terra, non sono solito parlare, soprattutto in ambito culturale. Sono sempre rimasto colpito dalla grande voglia dei giovani a non mollare, a resistere in terre contaminate da tante cose, ma soprattutto contaminate dalla grande capacità di non smettere di sognare e questo secondo  me è una cosa davvero grande.

I tuoi progetti futuri?

Ho dei concerti in Veneto e siete tutti inviati! Inoltre sto producendo un disco ma di più non posso dire.

Giulia Farneti

Giulia Farneti nasce a Cesena il 16 gennaio del 1989. Ha collaborato per due anni con il quotidiano Infooggi occupandosi di attualità e di criminalità organizzata, aprendo anche la rubrica settimanale “Così è (se gli pare)” di cui era anche responsabile con Alessandro Bertolucci. Per quasi altri due anni, ha scritto per il quotidiano La Nostra Voce occupandosi di cinema, teatro e televisione, le sue grandi passioni. Ha sviluppato una vera e propria coscienza antimafia, riuscendo a far approvare nella sua provincia quattro conferenze per sensibilizzare la cittadinanza alla cultura della legalità. mail: [email protected]

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