Per i diritti e contro ogni forma di ricatto. Per un riscatto del Mezzogiorno e di tutti quei Paesi nei quali il neoliberismo, nell’ultimo decennio soprattutto, ha annichilito la sovranità popolare e sbriciolato le fondamenta della democrazia.

In una visione fortemente europeista e nell’idea “glocal” che all’azione locale debba corrispondere un pensiero globale, si è svolta ieri a Taranto – scelta non casuale – la prima assemblea regionale pugliese di Diem Italia, ossia la federazione italiana del nuovo movimento politico transnazionale Diem25 ispirato dall’ex ministro delle Finanze della Grecia, Yanis Varoufakis.

Oltre che per l’ampia, e inattesa, partecipazione degli iscritti dei primi tre presidi territoriali (di Taranto, Lecce e Bari) e di cittadini curiosi di conoscere il nuovo soggetto politico – che correrà alle Europee del 2019 con il nome di European Spring e le cui finalità sono state illustrate da Andrea Serra – l’iniziativa ha consentito ad alcuni dei principali protagonisti delle più eclatanti “vertenze” territoriali di raccontare rigorosamente il loro percorso.

Sono intervenuti, infatti, Ivano Gioffreda, del Comitato agente da anni contro la xylella; Marco Santoro, seppur a titolo personale, ma tra i responsabili del Comitato No Tap; e Piero Piliego, tra gli estensori del “Piano Taranto”, elaborato da una larga e trasversale rete di associazioni, che prevede la radicale e totale conversione degli impianti produttivi inquinanti della città. Ha preso la parola, inoltre, anche Chiara Intermite, dell’associazione culturale di Grottaglie “Sud in Movimento”, capace, dopo oltre 10 anni di impegno socio-culturale e politico sul territorio, di esprimere il candidato sindaco e poi primo cittadino D’Alò.

“La nostra battaglia contro il Tap – ha detto Marco Santoro – per quanto possa apparire una questione principalmente ambientale ed essere stati negli anni indicati come dei violenti ignoranti che si oppongono al progresso da una stampa poco indipendente e molto reticente è, invece, straordinariamente sociale: più che all’opera in sé che riteniamo non debba essere realizzata né qui né altrove, è proprio il modello di sviluppo economico neoliberista – sostenuto da una Unione Europea sorda ai territori – che rifiutiamo non solo perché corrode la democrazia e i suoi principi fondamentali, ma anche perché accresce le disuguaglianze globali tra chi è ricco, e lo diventa sempre di più, e chi è povero, e lo diventa sempre di più, da un punto di vista economico ed ecologico, culturale e sociale.

Siamo diventati quasi degli esperti di geopolitica internazionale – chiosa scherzosamente Santoro – perché in questi anni abbiamo studiato tutti tantissimo perché se da un lato la conoscenza produce consapevolezza, dall’altro produce libertà, una libertà che ci vuole essere tolta dalle lobby interessate a questa grande opera paneuropea, e cambiamento. Noi puntiamo a un Salento e a un Mezzogiorno diversi, fortificati dai paradigmi della sostenibilità e della solidarietà”.

Sulla stessa lunghezza d’onda e, forse, con ancor maggior emotività, l’agricoltore Ivano Gioffreda – voce autorevole di quel “Popolo degli Ulivi” che non ha intenzione di cedere a chi vuole rimuovere i monumenti naturali iconografici del territorio pugliese – che, oltre a non risparmiare critiche severe a una politica regionale e nazionale ambigua e ipocrita incapace di affrontare responsabilmente la vicenda, ha testimoniato come dietro ogni grande resistenza e resilienza debba esserci una grande competenza ed esperienza. “L’agricoltura dovrebbe essere uno dei temi europei più valorizzati, non solo perché sull’acqua e il suolo si giocheranno le guerre del futuro, ma perché dall’economia della terra può germogliare un altro futuro: è, invece, uno dei temi, attualmente, più ignorati e sottovalutati.

I due decreti Martina e il Piano Silletti prevedono l’eradicazione di migliaia di piante e l’uso di pesticidi tossici – incalza Gioffreda – che non risolverebbero il problema, anzi lo aggraverebbero. Noi, sostenuti dagli esiti delle sperimentazioni condotte e nella consapevolezza che bisogna convivere con il batterio, proponiamo una ricetta diversa basata sulla cura che, come sta avvenendo a Galatone, ci consentirà quest’anno di raccogliere quintali di olive.
Sin da quando era Presidente della Regione Nichi Vendola, inoltre, avevamo proposto – ricorda un Gioffreda ora arrabbiato – di istituire su questi temi un grande centro di ricerca internazionale a cielo aperto nella possibilità che i migliori scienziati europei e non solo potessero venire a darci una mano nella risoluzione del caso, ma non ci è stato consentito e, oggi, il governatore Michele Emiliano con le sue politiche non ci permette di produrre ricerche – per le quali per legge servirebbero 36 mesi di studi – ma solo sperimentazioni, per le quali sono sufficienti 18 mesi e che sono state malamente sovvenzionate con appena 22mila euro. La xylella, intanto, è arrivata quasi alle porte dell’Area Metropolitana di Bari”.

Altre bordate al presidente della Regione, infine, sono arrivate dai tarantini che esigono maggiore coerenza e trasparenza. “A seconda dei suoi interlocutori – viene evidenziato – il Governatore adegua la sua versione dei fatti: per noi, se si parla di Ilva, l’impianto siderurgico va chiuso, senza se e senza ma. Tra un lavoro che uccide e la vita, abbiamo scelto di vivere. Ma pensiamo che si possa vivere e lavorare a Taranto, bonificando tutte le aree militari e industriali contaminate – non esiste, infatti, solo l’Ilva – ma, proprio come si evince dal Piano Taranto, prevedendo una radicale e trasversale conversione ecologica della nostra città per trasformarla in una green city nella quale i nostri diritti non siano calpestati. Più che i 12 decreti Salva-Ilva, spesso incostituzionali e che non hanno portato ad alcun risultato, avremmo preferito dal Governo dei decreti Salva-Taranto, perché ai nostri diritti e alla nostra democrazia ci teniamo e non intendiamo rinunciarvi”.
Il prossimo appuntamento – la prima assemblea nazionale di Diem Italia – si svolgerà a Roma, il prossimo fine settimana.