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Elezioni/ Riflessioni di un disorientato #4

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Sconforto, solitudine, scoramento. Il disorientato è più disorientato che mai, vede il 4 marzo come una minaccia incombente, una spada di Damocle sulla sua testa. Ma ora bisogna recuerare le forze, e la ricerca della bussola conosce una tregua.

E allora sdraiarsi sul divano e accendere la scatola magica potrebbe essere una soluzione.
Canale 5. Barabra D’Urso ha l’espressione aggrottata, eppure non sembra parlare di drammi. Ma…ma quello che blatera non è lo stesso di vent’anni fa? Aspetta, ma forse proprio il filmato è di vent’anni fa. Sì, sì, è così.
Rivoluzione liberale, oppressione burocratica, meno tasse-più lavoro. Senza dubbio è la videocassetta del 1994. Però quello che parla ha qualche capello in più, i denti spettacolarmente spazzolati con l’amuchina, la pelle più tirata del collo di una giraffa. Che strano. Venticinque anni fa lui era pivecchio e io ero più giovane. Oggi lui è ringiovanito, io sono invecchiato e tutti siamo sempre allo stesso punto del discorso.
Cinque lustri fa è sceso in campo, cinque lustri dopo la metafora calcistica resta sempre la sua preferita. Mostra uno dopo l’altro undici cartelloni (non dieci né dodici, undici) con le parole chiave che riportano ai suoi obiettivi di governo. L’allenatore, chiaramente, è lui. Solo che gli hanno tolto il patentino, non potrà allenare per un po’. Ma che vuoi che sia, anzi chissenefrega, nel simbolo il suo nome ce lo scriviamo lo stesso.

L’allenatore è quello che nel 2009 diceva chiunque-verrà-in-Italia-avrà-una-casa-e-un-lavoro-garantiti”, mentre oggi dice “dovremo-provvedere-a-630mila-espulsioni”? E’ quello che per i giudici ha pagato per vent’anni Cosa Nostra? E’ quello che ha lottato per il “no” al referendum costituzionale del dicembre del 2016 salvo poi non proporre una controriforma, neanche con un accenno nelle molteplici ospitate televisive? E’ quello che denuncia anni di governi abusivi ma ne ha appoggiato qualcuno? E’ quello che la colpa non è mai la sua ma sempre di quelli che gli mettono i bastoni tra le ruote? E’ quello che urla contro i voltagabbana dopo averci fatto campare su i governi? E’ quello che vinciamo-di-sicuro-ma-se-non-vinciamo-Gentiloni-è-un-galantuomo-e-può-stare-in-sella? E’ quello che non si passa neanche il cerone sul viso senza prima aver sondato l’opinione pubblica?
Meglio spegnere la tivvù e rimettersi a cercare. “Dov’è la mia bussola?”.

Domenico Bonaventura

Domenico Bonaventura (Avellino, 1984), giornalista, comunicatore e saggista, vive e lavora tra Lacedonia, in Alta Irpinia, dov’è cresciuto, e Roma. Laurea Magistrale in Scienze Politiche – indirizzo Comunicazione politica, economica e istituzionale – presso la LUISS “Guido Carli” di Roma. Giornalista con una passione rovente per il calcio, la politica e le parole. Italiano e meridionale fiero e critico, una passione rovente per il calcio, la politica e le parole, ho gestito e gestisco diversi uffici stampa - campagne elettorali, manifestazioni culturali, enti museali. Collabora con diverse testate: dal 2010 con la redazione di Avellino de Il Mattino di Napoli, con cui ho firmato più di millecinquecento articoli, dal 2016 con Restoalsud.it e da due anni con Il Mattino di Foggia e con Eurocomunicazione.com. Coordina l’area Comunicazione per diverse aziende e figure politiche e istituzionali. Mediamente attratto dalle reti sociali, le utilizza soprattutto per ottimizzare il lavoro. Moderatore e relatore in molteplici convegni e corsi di formazione, è autore del saggio “Parole e crisi politica. Dal politichese all’economichese. Come cambia il lessico politico al tempo della crisi” (ilmiolibro.it, 2013), finalista del Concorso Letterario Nazionale Ilmioesordio Ha fondato e gestisce il progetto di comunicazione Velocitamedia.it.

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