I comuni del Sud dove non si riesce ad eleggere il sindaco

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“Non c’è niente da fare. A San Luca e Platì, in Aspromonte, non si è riusciti ad eleggere un’amministrazione comunale.”

“Nemmeno questa volta?”

“Nemmeno questa volta. A San Luca l’unica lista presentatasi si è fermata al 40% e non ha raggiunto il quorum. A Platì invece non si è candidato nessuno.”

“Nessuno?”

“Niente. Nel 2014 si era presentata una lista, dopo lo scioglimento per mafia, ma ha ottenuto solo il 24%, ben al di sotto del quorum. Questa volta hanno rinunciato tutti.”

“E’ una sconfitta dello stato di diritto. Altro che astensionismo! Qui in Italia ci sono territori, che nel terzo millennio, non sono controllati dallo stato.”

“E credo che non si possa fare nulla. Troppi commissariamenti. Non credo che si riesca ad eleggere più un sindaco.”

“San Luca è il paese che ha dato i natali al grande scrittore Corrado Alvaro. Platì invece è antico borgo, fondato sotto la signoria della famiglia napoletana degli Spinelli, nel sedicesimo secolo.”

“Ma sono nel cuore dell’Aspromonte, dove la geografia del territorio crea un’inaccessibilità quasi naturale. Controllare queste zone è un problema di logistica.”

“Il clima intimidatorio deve essere di un livello elevatissimo. Forse non ha eguali. Quell’isolamento crea una trappola micidiale per chi vuole eludere il controllo della N’drangheta.”

“Infatti. Mettiti nei panni dei cittadini onesti che vivono nei due paesi. Se vuoi organizzare una lista elettorale devi fare i conti con i gesti violenti d’intimidazione. Se vuoi andare a votare, sai che sei visto. Se vuoi ribellarti: che speranze hai? Intorno c’è il vuoto.”

“Condizione incredibile di un lembo di terra in pieno Occidente. Nel terzo millennio.”

“E vero. Nell’opulento e colto Occidente ci sono condizioni che somigliano a luoghi lontani diecimila chilometri, che andiamo a presidiare per motivi di democrazia e sicurezza.”

“E’ una situazione paradosale. Sembra lo scherzo del destino. Ma noi sappiamo che a San Luca e Platì c’è gente seria che soffre terribilmente questa assurda condizione.”

“Possiamo essere solidali e considerarli dei prigionieri in casa propria.”

“Assurdo e paradossale. Speriamo che in loro non muoia la speranza.”

“La speranza non muore mai. Il mondo si regge su essa.”

Gianvito Pizzi

Gianvito Pizzi, filosofo, scrittore, storico, studioso di psicanalisi, ha dedicato l’intera vita agli studi. Collaboratore per decenni di riviste specializzate, si è occupato in particolare dei rapporti tra psicanalisi e filosofia, Medievalismo e Questione Meridionale. Nato a Napoli, ha vissuto sino a vent’anni in un paese dell’appennino sub-dauno: S. Bartolomeo in Galdo (Bn). Twitter: https://twitter.com/gianvito_pizzi

Comments (2)

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    Marco

    4 Giugno 2015 - 12:42

    la possibilità di risolvere questi due casi ci sono ma purtroppo non fanno parte della democrazia, che si è la massima espressione della civiltà di oggi, ma nello stesso tempo ha nella sua essenza dei limiti, limiti che in questi casi dovrebbero essere superati, oppure rassegnarci e far morire queste realtà senza combattere, per inteso ciò significa andare a prendere casa per casa tutti coloro che fregandosene della legge e della democrazia appunto, portano questi due paesi ai tempi del medioevo, tanto tutti sanno chi sono quelli da andare a prendere e mettere in galera, basterebbe vivere una settimana in questi paesi per sapere chi sono, nomi e cognomi… e allora i metodi ci sono bisogna solo decidere se attuarli “momentaneamente” o meno…. altrimenti lasciate perdere perchè altri metodi non ci sono se non quello di aspettare (forse) mille anni…

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    Marco

    4 Giugno 2015 - 12:52

    se mi danno 100 uomini e una settimana di tempo e naturalmente carta bianca, vi do la possibilità di fare anche una elezione al gior
    no per i prossimi 100 anni…

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