I foggiani Tavola 28 presentano “Malamend”: il dialetto non serve solo a far ridere ma anche alla denuncia

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Questa volta i Tavola 28 fanno sul serio, e mettendo da parte i temi frivoli di Ciaccanella Lovers, dimostrano che il dialetto foggiano non serve solo a far ridere, ma anche alla denuncia. Lo fanno confrontandosi con un topos molto frequentato dalla poesia e dalla musica popolare del Sud: o malament, che nell’ultimo brano e videoclip della band foggiana diventa Malamend.
E’ un piccolo gioiello, che da un lato certifica la raggiunta maturità artistica dei due ragazzi, dall’altro dimostra come l’incontro tra hip hop e foggiano produca risultati esaltanti, anche e forse soprattutto quando si tratta di raccontare situazioni estreme.

Malamend sono i ragazzi della periferia di Foggia, mai come in questo caso ombelico del mondo, perché in effetti la Foggia quasi sempre oscura, notturna, opaca fotografata dal giovane filmaker foggiano Vincenzo Romagnoli che del clip è anche regista e montatore, è cifra di tutte le periferie del mondo, da Scampia ad Harlem, anzi forse più Harlem che Scampia.
Malamend sono i vinti di ogni tempo, costretti dal destino, che oggi indossa le vesti della finanza e del capitale, ad una vita ai margini, dove il confine tra legalità ed illegalità è sempre più labile, e il salto nel crimine sempre più frequente, per molti versi inevitabile, quasi sempre irreversibile. Non c’è speranza perché  alla fine, dicono Cisky e Guaiè con il coraggio e l’onestà intellettuale che me li ha fatti amare, si perde sempre, e perdono tutti.

State in campana perché il videoclip esce il 9 giugno, e dobbiamo fare il tifo più che mai per Tavola 28: Malamend potrebbe essere il trampolino di lancio per la definitiva consacrazione della band nel panorama nazionale dell’hip hop. Le premesse ci sono e i due ragazzi ci credono, al punto tale da aver investito nel videoclip tutti i loro risparmi: la borsa di studio rimediata a Sanremo, i proventi della serate.

E oltre le premesse, ci sono anche tutti gli ingredienti giusti.

Guest star un attore e un personaggio che nella sua carriera ha spesso incrociato storie come quella raccontata nel clip, Francesco Benigno (Mery per sempre, Ragazzi Fuori, L’ora legale, Boris Giuliano). Qualche parola ulteriore merita il regista Romagnoli, che all’attivo aveva già collaborazioni importanti (Enrico Ruggeri e Fausto Leali) ma qui raggiunge livelli di eccellenza, di statura internazionale.

Come in altre circostanze la produzione è rigorosamente indipendente, ed è affidata al coraggio di Soec Liquore. Casting e organizzazione affidati alla brava Valentina Del Carmine ed alla sua Daunia Production. Qui sotto il teaser.
E adesso cominciate il conto alla rovescia. Il 9 giugno si avvicina.

Geppe Inserra

Geppe Inserra Nato a Foggia nel 1954, è dirigente delle Politiche del Lavoro della Provincia di Foggia, dopo essersi occupato per diversi anni - nella stessa amministrazione - dell’Ufficio Stampa e quindi del Settore Cultura e Spettacolo. È autore dei saggi "Il decennio debole" e del libro intervista "Genesi ponte di luce". Ha collaborato con La Gazzetta del Mezzogiorno, Il Mattino, Puglia e Il Quotidiano di Foggia. Ha realizzato alcuni cortometraggi e mediometraggi ("Statale 17", "I colori del tempo", "Genesi, ponte di luce", questi ultimi documentari d'arte rispettivamente dedicati a Elvio Marchionni e Jimenez Deredia). Ha curato l’organizzazione del film “Foggia non dirle mai addio” girato da Luciano Emmer nel 1997. È componente del consiglio di amministrazione di Promodaunia, società pubblica che si occupa di marketing territoriale e promozione culturale.

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