I Numeri del Recovery Plan, la sfida si gioca sui nuovi investimenti

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Recovery Plan: 127 Miliardi arriveranno come prestiti

Il governo uscente lascia numeri chiari su Recovery Plan. 127 Miliardi arriveranno come prestiti. Di questi, 74 (quasi il 40% del totale) andranno a finanziare progetti già esistenti (sostituendo prestiti “italiani” con prestiti “europei”, portando dunque solo un piccolo risparmio di interessi – essendo le somme Ue a tassi leggermente inferiori – ma senza un impatto addizionale su crescita e occupazione). I rimanenti 53 miliardi a prestito, da utilizzare su progetti “nuovi”, e quindi effettivamente capaci di generare crescita aggiuntiva, si propone di spenderli nel secondo triennio, dal 2024 al 2026.

Inoltre, il governo Conte prevedeva di destinare il 70% delle risorse agli investimenti pubblici, lasciando una quota del 21% agli incentivi, e ciò malgrado la corretta affermazione contenuta nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) stesso che “gli investimenti pubblici, rispetto alle misure di incentivazione degli investimenti privati, generano un effetto moltiplicativo sulla produzione e l’occupazione assai più favorevole e durevole”.

Perché allora solo il 70 per cento?

È dunque evidente che il successo di Draghi si misurerà in primis dalla sua capacità di:
– spostare i 74 miliardi da progetti “vecchi” a progetti “nuovi”;
– anticipare al 2021-23 l’avvio delle spese legate ai 53 miliardi già dedicati a progetti nuovi;
– portare la quota di investimenti almeno al 90 per cento.

Lo studio della Banca d’Italia

E’ bene partire da un’evidenza nota, confermata da uno studio della Banca d’Italia che Mario Draghi governò anni addietro. In un Quaderno di economia e finanza di fine 2019 ebbero modo di sottolineare come con l’aumento della spesa pubblica per investimenti realizzato in deficit si genera una riduzione del rapporto debito pubblico-Pil tramite l’aumento dell’attività economica che ne consegue. Vi è però una condizione: che non vi siano “dispersioni improduttive”, ovvero che si garantisca la qualità della spesa legata agli investimenti. Un risultato che combacia con l’enfasi europea all’Italia di spendere una parte significativa dei fondi del Recovery verso l’ottenimento di maggiore «capacità amministrativa».

Un Fondo Sovrano per la gestione del recovery

In Italia cresce il risparmio anche nell’anno della pandemia. Siamo ad oltre 1.200 mld. La sfida ulteriore è quella di fare in modo che questi risparmi vengano convertiti in investimenti.
Ma il risparmio si trasforma in capitale solo ove sia possibile stabilire una relazione stretta tra l’uso delle risorse e la creazione di valore, in una prospettiva di crescita. Occorre quindi concepire uno strumento nuovo per attivare il risparmio privato, disegnato in modo tale da innescare un processo virtuoso di crescita e consolidamento delle aspettative di ripresa. Per far questo è necessario oltre che capacità amministrativa da parte dello STATO, che lo strumento si basi sulla trasparenza delle scelte e sulla valutazione dei rischi a esse associati.

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