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Il film di Checco Zalone fa bene al cinema italiano. Parola di Muccino
06 Nov 2013 07:57

Avendo letto un po’ di commenti, mi permetto di dire la mia su quello che ho imparato sul cinema in 8 film fatti con budget da 400.000 euro fino a 60 milioni di dollari e distribuiti in 7 sale (come il mio primo, Ecco Fatto) fino 3.700 come La Ricerca della Felicità e Sette Anime (circa 10.000 se contiamo il resto del mondo).

In questi anni ho imparato e visto tantissimo. Potrei tenere corsi universitari su quanto ho visto e compreso vivendo per alcuni anni dentro al sistema Hollywood. Quel poco che posso riassumere e che dovrebbe essere chiaro a tutti, è che il cinema, senza film che incassano, non esiste. Un film non è un quadro, e nemmeno una poesia o un romanzo. Un film viene smontato dalla sala anche dopo solo una settimana e dimenticato se non incassa dignitosamente. Fare un film costa molto. E anche laddove la realizzazione pura del film costi poco, (oggi con i supporti digitali è molto più semplice di un tempo), per distribuirlo e farlo conoscere al pubblico occorre marketing, trailers, poster, spot in tv, web ecc ecc.

Senza tutto questo, a parte pochissime eccezioni (ma si contano sulle dita di una mano) di esplosioni virali sul web, un film non esiste. La gente non ne viene a conoscenza e non va di conseguenza a vederlo. E’ una regola di mercato che si applica a qualunque prodotto che ha bisogno di rientrare di grandi spese. Io non ho ancora visto il film di Checco Zalone ma i numeri del suo incasso in un solo weekend, sono numeri che io non ricordo per nessun film italiano mai distribuito. Non ho i numeri alla mano di come aprì il primo weekend La Vita è bella ma numeri come questi faccio fatica a ricordarli. 13 milioni di euro equivalgono a circa a 17 milioni di dollari. Ma il dato poi è arrivato a 18 milioni di euro.
Per capirci, un film che apre negli Stati Uniti intorno ai 20 milioni di dollari è considerato un successo. Con la differenza che ci sono 350 milioni di abitanti negli Stati Uniti contro circa 60 nel nostro paese. Certo dipende dal budget del film, ma in America, se non si tratta di Spiderman o Hunger Games o uno dei tanti franchising, ma semplicemente di una commedia, 17 milioni di dollari sono un ottimo risultato.

Per comprendere come funzioni la proiezione dell’incasso finale di un film, dopo il primo weekend, di regola si moltiplica per tre. Se il film delude può fare di meno, se invece piace molto può fare quattro, cinque volte il primo weekend o addirittura andare avanti all’infinito senza più una regola. E’ solo il passaparola che domina a quel punto. Il passaparola negativo è più veloce di quello positivo (in qualche modo è più divertente per la gente dire che un determinato film è “brutto”, piuttosto che “carino”. E infatti “carino” non basta.
Un vero passaparola che genera un vero successo, per iniettare un fenomeno come per esempio in Titanic, Avatar, The Kings speech, Black Swan, Argo e ultimamente The Butler, Gravity e tanti, tantissimi altri, deve essere eccezionale, ovvero la gente deve parlarne, discuterne, litigare al riguardo. Il film deve insomma smuovere i sentimenti della gente a tal punto da incuriosire altri a vederlo per farsi poi la loro opinione e poterne discutere a loro volta.

In ogni industria florida esistono i generi. I film comici, anche demenziali, gli horror, i thriller e non ultimi i film drammatici. Quando io esordii era il periodo d’oro di Pieraccioni. Nessuno vedeva film italiani a parte quelli comici. Il motivo era semplice. Non esistevano film italiani, che non fossero commedie, e che fossero competitivi, ben scritti, ben diretti e potessero muovere le opinioni del pubblico e scuoterle.

Il primo film che davvero interruppe quella stagnazione, dopo un tiepido risveglio avvenuto con Come Te Nessuno Mai, avvenne con L’ultimo Bacio. Tanto per fare un esempio, il primo weekend incassò 450 mila euro, restò nelle sale per sei mesi e alla fine chiuse a circa 16 milioni. Il passaparola fu più potente di un esercito. Lo stesso accadde con La ricerca della felicità che incassò 27 milioni il primo weekend e chiuse con 160 milioni in USA e 300 totali nel mondo. Non pensiate che abbia mai avuto una percentuale su questi incassi perché se fosse così lo direi. Il regista riceve di norma un “salario” e il produttore possiede il film e gran parte dei ricavi.

Ma tornando a L’Ultimo Bacio, quel fenomeno mise in moto un ciclo e un’industria che sembrava morta e per almeno dieci anni da allora ha avuto una nuova propulsione che ora si è esaurita o quasi. Quando si fanno bei film però, il pubblico li va a vedere. E’ il caso di registi che apprezzo e stimo da sempre. Ma sono troppo pochi per poter lontanamente parlare di industria. Un elemento di tristezza viene anche dal fatto che in questo momento storico, la Medusa, che ha prodotto moltissimi film italiani, anche importantissimi, Da Scola a Bertolucci, sta vivendo un momento difficile e il mercato si è ridotto drasticamente ricadendo su Rai Cinema e Warner Italia che non possono gestire da soli la produzione di film diversi e coraggiosi in assenza di film che pareggino comunque i bilanci, di quella che appunto si chiama “Industria”.

Un film come quello di Zalone oltre a segnare un record incredibile, al di là dei giudizi e opinioni personali, sempre lecite, legittime e rispettabili, è necessario per innescare, spero, un processo di fiducia da parte degli spettatori nel cinema visto in sala. Il problema della crisi di cui si parla da quando sono al liceo, ovvero dai terribili anni ’80 in cui si fecero i film più brutti della nostra storia, va ricercato quando i cineasti italiani hanno iniziato ad incensarsi compiacendosi del magnifico momento d’oro vissuto dal cinema italiano dagli anni ’50 alla fine dei ’70 (a partire con Rossellini e Vittorio De Sica per finire con Petri, Scola, Leone ecc), per cercare di fare un cinema in contrapposizione a tutta l’eleganza accumulata nel tempo. A partire dagli anni ’80, a parte rarissime eccezioni, si fecero film girati male, raccontati peggio e interpretati orribilmente. Si smise allora di guardare e misurarsi col resto del mondo, che dalla Francia agli Stati Uniti, nel momento della nostra eclissi, ha realizzato film via via sempre più importanti.

La cinematografia americana ha dato il suo meglio proprio negli anni degli anni ’70, ’80 e ’90. Mentre gli italiani, chiusi nel loro cortile, si sono lasciati appassire autocelebrandosi. Se non si torna a guardare cosa fanno gli altri, a guardare i film solo in lingua originale (fondamentale per chiunque voglia recitare e non solo), il cinema italiano sarà sempre più piccolo e isolato.

Zalone fa il suo cinema e va davvero rispettato poiché in qualunque industria sana, a partire dagli Stati Uniti dove tre quinti dei film che vengono realizzati nemmeno vengono distribuiti nel resto del mondo, ha bisogno di soldi che permettano di far conquistare ai distributori e ai produttori la libertà e il coraggio di fare anche altro, di osare e di crescere. Se poi i nostri distributori, produttori, scrittori, registi e attori non saranno in grado di crescere e tornare a misurarsi col cinema che si fa nel resto del mondo, sarà un elemento di grande tristezza ed inevitabile eutanasia. Per il momento, visto che Zalone è distribuito e finanziato da Medusa, mi auguro che ci sia un grande ripensamento e rilancio di quella che insieme a Rai Cinema è stata la casa dei nostri più grandi autori per molti, molti anni.


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