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Il lavoro in nero produce scarti da smaltire in nero

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Roghi. Roghi. Roghi. Aria irrespirabile. Rabbia alle stelle. Fetori di ogni tipo. Puzza di bruciato. Puzza di “munnezza marcia”. Puzza di acque putride. Stomaci in subbuglio. Puzza dai “Regi Lagni”. Puzza dalla zone industriali. Fogne mai pulite. Marciapiedi impraticabili. Erbacce dappertutto. Evasione fiscale. Operai che lavorano in nero. Sottopagati. Sfruttati. Scarti delle industrie di scarpe, borse, indumenti che non potranno mai essere smaltiti legalmente. Amianto divelto dai vecchi tetti e gettato dove capita.

In campagna. Davanti alle scuole. Nei bidoni dei rifiuti urbani. Tutti gridano allo scandalo. Tutti. Compresi coloro che di questo scempio sono in qualche modo responsabili. Sulla rampa della “Nola – Villa Literno” sono stati gettati, tra mille altri rifiuti speciali, un centinaio di recipienti vuoti di olio per le automobili. Il “coraggioso” fratello che le ha buttate tra l’ erba alta che ostruisce la carreggiata, di certo farà il meccanico. In nero, naturalmente. E l’ olio esausto? Che fine avrà fatto? Sarà stato versato nelle fogne. Per forza. Che fine fanno gli acidi, le tinture, gli scarti delle lavanderie, tipografie che lavorano in regime di evasione fiscale? E quelli dei lavoratori delle piccole imprese edili – muratori, imbianchini, pavimentisti – che lavorano in nero? E’ del tutto logico che il lavoro in nero produce scarti da smaltire in nero. Scarti quindi da occultare o da bruciare. In una terra, la nostra, dove i controlli sono scarsissimi. Dove le politiche locali lasciano a desiderare tutto questo è un gioco da ragazzi. “Terra dei fuochi” è anche questo. Intanto la gente muore. 

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