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La Sicilia tra le regioni protagoniste della nuova musica italiana

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C’è una Regione in Italia, una volta preda di mafia e omertà, che da anni sta raccogliendo i frutti di quel seme piantato dalla gente che si ribellò al cancro criminale che stava divorando l’intera isola: la Sicilia.

Una Regione meravigliosa non solo per i luoghi ma anche per le persone. Ci sono poi persone che attraverso una canzone riescono a trasmettere l’emozione parlando di bellezza, di accoglienza, di amore verso il prossimo.

Da una poetessa della musica come Rosa Balistreri sono passati tanti anni ma una grande eredità è stata trasmessa prima ad affermati autori e artisti come Luca Madonia, i Tinturia e Carmen Consoli ed ora è praticamente tangibile che una nuova leva del cantautorato siciliano ha fatto sì che la bellezza fosse il pilastro fondamentale della musica non solo siciliana ma italiana.

Se non fosse per quei ragazzi indipendenti, di cui successivamente farò qualche nome, molto probabilmente, l’Italia sarebbe destinata ad ascoltare esclusivamente musica tutta uguale.

La Sicilia è quel luogo in cui la bellezza è racchiusa anche in chi difende la verità, la canta, la recita o la dipinge.

Quello a cui abbiamo assistito negli ultimi sei mesi, per non dire anni, è stato un vedere tante schegge impazzite fare musica e con l’utilizzo massiccio dei social e dei digital store, il livello della musica italiana si è abbassato notevolmente portando alla ribalta gente che non dice nulla.

In Sicilia, fortunatamente, le cose sono andate diversamente e se tra il 2014 e il 2015 arrivava la potentissima voce di Cassandra Raffaele, tra la fine del 2018 e il 2019, ci sono stati cinque artisti indipendenti che stanno meravigliosamente sorprendendo per la poetica e i messaggi che trasmettono attraverso le loro canzoni.

C’è chi la bellezza la difende vestendo le proprie canzoni con un rock’n’blues come Marco Gioè che con il suo album di debutto, “Centomila nessuno”, sta facendo risorgere le chitarre elettriche.
C’è poi chi, con semplicità, riesce a catturare le storie di vita reale e farle diventare canzoni che resteranno come quelle di Zafarà o chi nella bellezza della sua voce non può fare altro che citarla nel suo “Diventeremo adulti”. Stiamo parlando di chi avrebbe meritato almeno una finale di Musicultura ed invece si è sempre fermata alle semifinali: Giulia Mei.

C’è chi poi tira fuori un album in un mix di lingue e di suoni, quasi a rappresentare non solo la multiculturalità della Sicilia, ma l’Italia ed è Libero (all’anagrafe Libero Reina) con il suo album “9Terre”.

Per ultimo ma non per ultimo, c’è sicuramente quel poeta della musica italiana, quell’artista che riesce ad essere un ponte immaginario tra Sicilia e Liguria e che con “Ho più di un amo nello stomaco” riesce ad emozionare anche i cuori più duri: Sergio Pennavaria.

Insomma, la Sicilia è una terra che sta riuscendo nella grande impresa di educare alla bellezza ed ora sta iniziando fragorosamente a raccogliere i frutti di quei figli che stanno riuscendo a resuscitare una musica italiana che sembrava spacciata.

Giulia Mei, Libero, Marco Gioè. Zafarà e Sergio Pennavaria, l giovanissima Alisia Jalsy e tanti altri artisti con cui mi scuso per non averli citati, hanno un compito fondamentale, fare quello che stanno facendo e nulla di più.

Infatti, attraverso gli album e le canzoni che hanno pubblicato negli ultimi mesi, stanno ridando lustro alla musica italiana e attraverso il loro percorso artistico, possono essere l’esempio per tutti quei giovani di belle speranze sparsi per l’Italia che vogliono fare musica che abbia un senso, che trasmetta un’emozione, che sia capace di rispettare la storia della musica della nostra terra.

Salvatore Imperio

Salvatore Imperio, nato a Foggia il 14 Luglio 1982, appassionato di musica, Digital Journalism e social media. Blogger, fonda il sito di informazione dedicato esclusivamente alla musica indipendente “MIE Musica Italiana Emergente” in cui, insieme ad altri appassionati e ricercatori di musica, si occupa di raccontare e informare del vero fermento che la musica italiana sta vivendo. “La musica mi ha già salvato più di una volta e io non posso che raccontarla alla gente” questa è la visione che Salvatore Imperio ha in mente perché “non si può vivere di tormentoni e canzoni che non dicono niente”. Diplomato in Informatica, è iscritto al corso “Culture digitali e della comunicazione” del Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università Federico II di Napoli.

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