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La strana campagna elettorale di un paesino del Sud

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In un paesino del Sud, vivevano 312 anime, di cui circa 250 votanti. Le due liste civiche che si contendevano le elezioni erano “La Speranza” e “Il Trattore”.

E se le giocavano sempre per uno scarto ridottissimo di voti. Due o tre in più, da una parte o dall’altra.

Incredibile fato, eppure dal dopoguerra, si vinceva sempre per poche schede. E la vita d’un cittadino valeva una giunta comunale. Proprio per questo la piccola comunità era radiografata costantemente. Quando qualcuno moriva, oltre l’anagrafe comunale, c’era quella politica.

Si racconta che una volta, morirono due fratelli in un incidente d’auto. Erano tutti e due elettori  de “Il Trattore”. Ebbene, il superstite alla guida del mezzo, era de “La Speranza” e venne visto con compiacimento per giorni dai co-elettori.

Il medico del paese era un uomo dai capelli bianchi, laureatosi a quarantré anni, dopo aver approfondito gli studi in quattro diverse università.

Di medicina capiva poco, però “ci azzecava sempre”, come diceva il farmacista del posto. Ma molti asserivano che il suo commento, come quello della ditta che curava le pompe funebri, era di parte.

Al medico, in cambio d’un bel provolone stagionato, potevi chiedere di tutto. Lui spesso assaggiava all’istante e farfugliava le risposte.

Il barone del posto, Mezzofuoco, capo della lista de “Il Trattore”, ogni tanto lo attirava nel suo palazzetto e gli chiedeva di questo o di quello. Mentre, ovviamente, affettava il caciocavallo. “Ho visto Carocchio camminare ormai a scatti”. E il medico leccandosi la bocca: “ …chiii? Carocchio? A quello ci rimane poco! Manco ci arriva a fine settimana”.

“A fine settimana?” chiese il barone. “Ma io ormai comincio a fidarmi poco di te. Michele Scacchiere doveva morire un mese fa, l’altro giorno raccontava dal barbiere come si era fatto l’amante.”

“Miracoli della natura, Barò’

“Dottò mi raccomando…..fra due mesi ci sono le elezioni. Vedi di farmi avere buone notizie su sti’ tre o quattro casi che ti ho segnalato.”

Il capo del “La Speranza” era Fracollo, un ex militare, ex prete, ex aspirante suicida, con nessun figlio nei cinque matrimoni andati a monte e tre con l’unica donna che non aveva sposato.  Si vantava della sua moralità, il signor Fracollo, e diceva che se fosse divenuto di nuovo sindaco avrebbe creato un autority. Di che non l’aveva spiegato, ma era nel suo programma.

Anche lui prendeva per il provolone il medico e anche lui chiedeva i suoi favori.

“Zio Maresco e’ vecchio. I figli non vedono l’ora che se ne va dall’altra parte.”

“Ma no! Quelli così perdono la pensione!”

“No!” rispose Fracollo, “Quello prende 400 euro scarsi…sono più le spese che sostengono!”.

 “E l’assistenza? Dove la metti l’assistenza? Sono altri 600 euro al mese!”

“Non ti preoccupare…ce l’ho fatta revocare da un amico”.

E venne il giorno delle elezioni. Il paese, dopo una lunga campagna elettorale, era in preda alla paranoia. Ogni colpo di tosse metteva in apprensione. Si era molto stressati, ma in gioco c’erano affari troppo importanti per quelli. Il Barone aveva promesso la strada verso la montagna, il lago artificiale, l’eliminazione del vecchio passaggio a livello e trecento ettari demaniali. Fracollo, invece, si era impegnato ad abbattere le tre masserie del barone, per costruire un canale d’irrigazione, ed ad espropriare al nobile il palazzo al centro per farne il nuovo comune.

Ma questa volta, in quel paesino, si era presentato alle elezioni un terzo candidato, tal Fedoro Messianico. I suoi comizi erano stati due, e non vi aveva partecipato quasi nessuno. In compenso aveva fatto arrivare ad ogni famiglia del paese una lettera.

Lo spoglio era pronto. L’aula consigliare stracolma. “Fracollo….Fracollo….. Mezzofuoco…..Fracollo…Mezzofuoco…..Messianico……Messianico… Messianico…..Messianico……Fracollo…..Messianico…. .Messianico……. Mezzofuoco…… Messianico”.

Il presidente dei seggi lesse il responso, tra lo stupore dei due affermati leader politici: “Fracollo voti 72, barone Mezzofuoco 79, Messianico 98”. E il tale venne eletto sindaco.

Messianico era vissuto sempre in disparte, settimo di dieci figli, aveva studiato da autodidatta ed amava i fumetti. Un giorno aveva trovato su un giornale una lettera, gli era piaciuta, l’aveva ispirato e ne aveva spedita una di suo pugno a tutti i suoi concittadini. Poi si era iscritto alle liste elettorali.

La lettera recitava così: “Ormai ho 74 anni, ho passato tutta la mia vita ad odiare il prossimo. Ho fatto buoni affari, ho vissuto negli agi, ma mi sono trovato drammaticamente solo. Sono diventato un uomo maledetto e sono fuggito dalla mia terra, dalla nostra terra. Ora, per evitare ad altri la mia condizione, raccomando di amare. Amare è l’unico senso della nostra vita. Amate il prossimo, la natura, le stelle e il mare, gli alberi e l’universo. Solo chi ama non si sentirà mai solo e non sarà mai maledetto. Ora voglio riscattarmi, giorno dopo giorno e voglio utilizzare l’energia della rabbia commutata in amore, per fa volare alto la nostra comunità.”

In paese, in virtù dell’autore, la lettera scosse gli animi. L’odio iniziò a stemperarsi, il medico finì negli stenti e fu sostituito, il barone si chiuse in casa e di Fracollo nessuno parlò più.

E tutti poterono ammalarsi felici e contenti.

Gianvito Pizzi

Gianvito Pizzi, filosofo, scrittore, storico, studioso di psicanalisi, ha dedicato l’intera vita agli studi. Collaboratore per decenni di riviste specializzate, si è occupato in particolare dei rapporti tra psicanalisi e filosofia, Medievalismo e Questione Meridionale. Nato a Napoli, ha vissuto sino a vent’anni in un paese dell’appennino sub-dauno: S. Bartolomeo in Galdo (Bn). Twitter: https://twitter.com/gianvito_pizzi

Comments (3)

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    Lorenzo

    28 Febbraio 2016 - 11:05

    E’ stata davvero una piacevole lettura.
    Grazie.
    Lorenzo

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    salvatore

    28 Febbraio 2016 - 18:49

    molto carina e potrebbe essere successa per davvero.

    Rispondi

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