Ricordate lo scandalo doping nel calcio e l’estate bollente che ne seguì?
Bene, nella musica c’è lo stesso sistema di doping dove non si usano anabolizzanti e prodotti similari ma si utilizzano sistemi per gonfiare i numeri.

Da ormai più di un decennio, la musica è “parcheggiata” sui digital store e i “furbetti” di turno, hanno inventato metodi strani, fondato addirittura aziende o per parlare con termini di tendenza, costruito vere e proprie startup, che come servizio offrono il rapido incremento di visualizzazioni su Youtube o ascolti e ascoltatori su Spotify, la piattaforma più utilizzata per ascoltare musica.

Ecco cosa avviene in pratica

Nascondendosi dietro l’etica nel mondo dell’arte, tantissimi sono stati “i giovani di belle speranze” che non vedendo numeri da capogiro per le proprie canzoni su Spotify o visualizzazioni su Youtube a quattro, cinque e sei cifre, si sono rivolti a “questi servizi che vendono prodotti per il doping digitale”.

Basta fare una breve ricerca su Google per trovare siti internet che, per cifre che vanno da poco meno di quaranta euro fino a duecento euro e in alcuni casi anche oltre, possono “realizzare il sogno numerico” di tanti che fanno musica e la distribuiscono sui digital store.

Bene, investendo queste cifre si possono raggiungere fino a dieci mila ascolti gonfiando il petto di chi fa musica e poi polemizza sull’industria discografica, vedendosi ignorati da questi ultimi.

Ovvio che non tutti quelli che fanno musica, che etichetto come seria, praticano questo sistema ma bisogna sapere che una parte di “artisti” fa uso di doping digitale nel 2018.

L’esempio lampante è su Youtube dove videoclip di singoli di artisti sconosciuti alla massa totalizzano dalle decine alle centinaia di migliaia di visualizzazioni, con iterazioni (commenti e likes) in proporzione proprio alle visualizzazioni. L’esito finale a tal proposito non può che essere inconcludente.

Una speranza più che un augurio è che i responsabili di DSP come Youtube, Spotify & co. intervengano per rendere il mondo della musica un po’ più etico, dove la qualità di tanti non venga più sopraffatta dalla scorrettezza di pochi.

L’augurio è che i CEO di queste realtà musicali, nell’era digitale, intervengano impedendo o addirittura oscurando dai digital store quegli artisti ed editori che hanno ormai abbandonato quei valori fondamentali come la qualità e l’etica, in un mondo (quello della musica) che ha già molti problemi nel far ascoltare dal vivo cantautori ed artisti, che meriterebbero scene importanti, che invece devono lottare ogni giorno per conquistare il cuore di tante povere anime in cerca di musica vera.