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Mariella e Speranza, storia di 2 bambini che ‘aiutano’ i grandi a fare le dosi

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Raffaelina aveva accolto il mio invito e volentieri si mise ad insegnare l’arte di preparare dolci alle bambine in parrocchia.

Occupazione che riusciva a tenerle lontane da quella pessima maestra che è la strada.

Una sera, in cucina, le capitò di usare il termine “dose”. Una “dose” di zucchero, una “ dose” di …

Fu allora che Mariella, una bimba dai capelli rossi e il viso biricchino, intervenne: «Ma anche nella torta si mette la droga?». Raffaelina rimase perplessa, non capiva. Mariella aiutava la sua mamma a confezionare bustine di cocaina e per lei il termine “dose” non si riferiva alla quantità ma alla sostanza. Passarono gli anni. Mariella divenne signorina e sposa. La vita, naturalmente, presto le presentò il conto da pagare. Un conto salatissimo.

I bambini non sono tutti uguali. Purtroppo. E chi tra i bambini ha ricevuto di meno, dalla società, dalla Chiesa, dalle persone di buona volontà va aiutato, compreso, amato di più. Gli adulti verso i bambini hanno gravi doveri da assolvere, loro compito è aiutarli a crescere in età, sapienza e grazia.

L’ infanzia è la scultrice della vita. È quello il tempo in cui si vanno delineando le strutture portanti del futuro di ognuno. Gioie, paure, dolori, speranze, traumi, vissuti a quella età si imprimono negli animi fino a condizionarne il carattere, la psicologia, la personalità. Davanti ai bambini tutti dovremmo toglierci i calzari come fece Mosè sul monte Sinai. Sono terra santa.

A Napoli una bambina di otto anni veniva usata dai genitori a fare lo stesso lavoro di Mariella. I bambini hanno mille diritti e qualche piccolo dovere. Il loro è il tempo della spensieratezza, del gioco, dello studio, dei sogni. È il tempo dello scalpello e del martello. A otto anni una bambina deve vivere senza malizia, senza furbizia, senza paure. Deve sapere di essere preziosa agli occhi di Dio, della famiglia, della società.  Deve essere certa che tanta brava gente le vuole bene e vuole il suo bene. Non sempre accade. La piccola napoletana – che ci piace chiamare Speranza – questa gioia non l’ ha avuta. Molto presto ha dovuto dare una mano in casa. Ha dovuto imparare a “ lavorare” per aiutare i genitori. Ha imparato a giocare con la droga. Speranza, come tutti i bambini del mondo, degli adulti si è fidata. E gli adulti l’ hanno maltrattata, sfruttata, tradita.

Speranza non è l’ unica bambina a fare questo orribile mestiere. Purtroppo a Napoli i bambini sfruttati per questo ignobile scopo sono tanti. Lo sanno tutti. E questo lascia l’ amaro in bocca. Lo sanno tutti che la camorra cittadina, in un modo o in un altro, si serve dei bambini. Genitori senza cuore? Minori da allontanare e parcheggiare in case – famiglia? Non credo che sia questa la soluzione migliore. Credo, invece, che sia giunto il tempo di gettare le maschere e mostrare il nostro vero volto. Credo che sia giunto il tempo di guardarsi negli occhi e parlare con la trasparenza cui ci obbliga il vangelo.

Credo che sia giunto il tempo di pretendere da chi detiene il potere che si facciano scelte concrete a favore dei bambini. Nella città di Napoli e dintorni le famiglie a reddito zero sono molte.Troppe. Hanno figli piccoli e genitori anziani. Sentono il freddo che punge la loro carne e la fame che morde lo stomaco. A Napoli si dovrebbero celebrare tantissimi funerali di bambini morti per denutrizione. Grazie a Dio non accade. E noi tiriamo un respiro di sollievo. Ciò vuol dire che i bambini si alimentano.

Qualcuno dovrebbe pur chiedersi in che modo i genitori riescono a tirare avanti. E’ evidente che la gente si ingegna come può. E la serpe maledetta torna a mordersi la coda. « A Napoli l’ unica industria che funzione è la camorra» ebbe a dire don Angelo Berselli, il parroco di Forcella. Qualcuno fece finta di scandalizzarsi. Ma era la pura verità. Don Angelo aveva ragione da vendere. La camorra non fa che occupare gli spazi lasciati vuoti da uno Stato assente e negligente. Non fa che individuare, impiegare, assoldare gli operai lasciati a spasso da quello stesso Stato. Speranza, la bambina che imbusta cocaina, ci addolora ma non ci sorprende.

La piccola Speranza apre oggi uno spaccato su una realtà che non vogliamo vedere. Una realtà sulla quale volentieri stendiamo un velo di silenzio e di ipocrisia. Ai credenti chiedo una preghiera per questa cara bambina sfortunata. A chi pensa di non avere il dono fede chiedo che le sia mandato un bacio grande quanto il sole

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