Nelle case “miracolose” costruite da Berlusconi all’Aquila ora arriva il salasso delle bollette

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Il Progetto C.A.S.E. , cioè Complessi Antisismici Sostenibili ed Ecocompatibili, continua a riservare sorprese, anche quando il quinto Natale post terremoto è alle porte. I cittadini che abitano o hanno abitato, anche per brevi periodi, nei suddetti Complessi Abitativi, si sono visti recapitare le bollette inerenti i consumi di elettricità, gas e acqua. Bollette rivedute e corrette dopo che il primo invio delle stesse da parte del Comune, risalente ai primi giorni del 2013, diede luogo ad una quasi-sommossa: i consumi attribuiti a ciascuna famiglia, infatti, si basavano su coefficienti errati e non sui reali consumi.

Un gruppo di persone appartenenti all’associazione “Appello per L’Aquila” che ha un rappresentante in Consiglio Comunale, fa notare che questo secondo invio, invece, terrebbe conto delle letture effettuate sui singoli contatori. Il condizionale è d’obbligo perché è difficile capire, ad una prima occhiata, come siano stati computati i coefficienti di consumo o di occupazione. I primi sono stati calcolati tenendo conto delle letture dei contatori o, riguardo l’elettricità, della frazione dei metri quadrati occupati nella singola piastra, i secondi, invece, o per i giorni di occupazione reale o con un più “oscuro” fattore denominato “giornate termiche”.

Ad ogni modo ciascuna bolletta riporta, per la prima volta, il consumo di ciascuna piastra dal 1° aprile 2010 al 31 marzo 2013, cioè 1096 giorni. Esaminando le varie tipologie di piastra (cioè di singola palazzina) si notano differenze enormi nei consumi totali, afferma ancora Appello per L’Aquila.

Per il gas di riscaldamento le C.A.S.E. costruite dall’impresa Wolfhouse (due a Pagliare di Sassa e una a Coppito 3) hanno consumato in media 29.000 Euro totali, quelle della ditta Pellegrini (due a Coppito 3 ed una a Cese), invece, una cifra più che doppia: quasi 72000 Euro in media! Le palazzine della Wood Beton hanno consumato in media 30000 Euro, quasi come la tipologia Iter, altre hanno consumi decisamente superiori. Le palazzine esaminate sono equivalenti riguardo a superficie edificata.

A cosa sono dovute queste enormi differenze se non a diverse  tecnologie utilizzate? E quindi ci si chiede: esiste una certificazione di classe energetica per questi nuove palazzine? Sono state rispettate le promesse evidenziate sul sito della protezione Civile? Questo infatti riporta che queste C.A.S.E. sarebbero caratterizzate da:
• Indice di prestazione energetica: i consumi energetici sono sensibilmente inferiori ai limiti previsti dalla legge, in media 30% in meno, con punte di oltre il 40% per alcune delle soluzioni progettuali. Queste percentuali corrispondono ad un risparmio di 28.500 KW/anno per singolo edificio;

• 20 sono i punti attribuiti al rispetto dell’ambiente nel bando di gara, sui 65 totali assegnati agli aspetti tecnici (in efficienza energetica, qualità degli  impianti e sostenibilità ambientale);

• isolamento acustico e termico di tutte le abitazioni;

• impianti di riscaldamento realizzati con le migliori tecnologie per limitare il consumo energetico, con impianti a bassa temperatura.

Le suddette differenze chiaramente si ripercuotono sul totale che le famiglie devono pagare, creando diffidenza, alimentando sospetti. Sembra paradossale, dover dire che “se avessi avuto l’opportunità di abitare in una C.A.S.A. diversa, ora invece di un totale di 3500 Euro, avrei da pagarne la metà, anzi meno, dato che il costo del gas per riscaldamento (soprattutto nelle piastre “sprecone”) incide moltissimo sul totale”.

Il consumo di acqua va dai 3600 Euro di una palazzina Iter (Sassa) fino ai 26354 di un’altra della stessa tipologia Iter (Coppito 2), e viene da chiedersi, se non vi sia qualche perdita laddove il consumo è quasi 7 volte di più del minimo. L’elettricità ha poi del paradossale: le quote da corrispondere raggiungono differenze pazzesche, da 5000 a quasi 23000 Euro. Sul sito del Comune dell’Aquila si legge che questi consumi deriverebbero dall’illuminazione condominiale che non è dato ai condomini di regolare!

Si cercherà di raccogliere i consumi di tutte le palazzine “miracolose” e qualora questi dati venissero confermati si procederà a richiedere un risarcimento per le cifre esorbitanti dei consumi, citando per danni le imprese costruttrici.

Di miracolo in miracolo.

bolletta

Giusi Pitari

Giusi Pitari. 56 anni, aquilana; madre di due figli. Laureata in Scienze Biologiche nel 1979, lavora come professore associato presso l’Università degli Studi dell’Aquila: insegna e si occupa di ricerca nel campo delle Scienze Biochimiche. Una delle sue passioni è scrivere: è autrice di un racconto sul terremoto dal titolo “Trentotto secondi” e di un capitolo del libro "Il terremoto dell'Aquila, analisi e riflessioni sull'emergenza" a cura dell’Osservatorio sul terremoto dell’Università dell’Aquila. E’ autrice del blog Trentotto secondi: http://giusipitari.blogspot.it/, dove racconta della sua città.

Comments (2)

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    silvio basileo

    5 Dicembre 2013 - 14:39

    Mi pongo, e pongo a chi può eventualmente rispondere,alcuni punti di domanda sui pannelli solari posti sui tetti del progetto CASE:
    – Il gestore privato deve partecipare alle spese condominiali?
    – Parte dell’energia prodotta dagli impianti viene utilizzata dagli sfollati?
    – La somma riscossa dal Comune, versata dal privato gestore degli impianti, viene reinvestita nel progetto CASE?
    – Se avvengono guasti nell’impianto chi interviene, chi paga?
    – Cosa dice il contratto d’affitto stipulato con il privato gestore dell’impianto solare?
    – Non sarebbe logico utilizzare l’energia prodotta per i rifugi degli sfollati e le parti comuni?
    Grazie
    Silvio B.

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  • giusi pitari

    giusi pitari

    6 Dicembre 2013 - 09:08

    I tetti del progetto CASE sono stati “affittati” all’ENEL, solo il 9% (mi sembra) del totale della produzione di energia viene riscosso dal Comune (che ora è proprietario di suddetto progetto) e questo equivarrebbe a circa 200.000 Euro l’anno a fronte dei MILIONI di Euro che servirebbero per la manutenzione. Quindi sì i 200.000 Euro vengono usati dal Comune per la manutenzione ma sono completamente insufficienti.
    Per i guasti agli impianti o a tutto ciò che è “condominiale” (cioè non all’interno degli appartamenti) interviene la manutencoop, che paghiamo noi sfollati, nel senso che il comune ha richiesto una cosiddetto “canone di compartecipazione” che ora pagano solo quelli che pre-terremoto erano in affitto, ma temo che dovranno pagarlo tutti perché non si arriva.
    Riguardo il contratto di affitto per gli impianti solari non ne so nulla, ma credo che questo venne stipulato con la Protezione Civile. Sarebbe logico che la utilizzassimo noi, ma non è così. A me piacerebbe sapere dall’Europa se, visto che queste case “diversamente temporanee” non possono generare guadagni, è legale che l’Enel incassi energia/soldi da queste.
    Spero di essere stata chiara
    Giusi Pitari

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