Pandemia, lockdown e smart working: così è cambiato l’approccio al lavoro

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E’ la sera del 9 marzo e il Presidente Giuseppe Conte annuncia che ci sarà una chiusura nazionale di tutti i servizi, esclusi quelli essenziali.

L’ hashtag #andràtuttobene

Esodo dal Nord al Sud Italia

Da quel momento in poi lockdown e pandemia diventano per mesi le parole più pronunciate dai media. Si resta a casa per fermare i contagi. Si disegnano arcobaleni, ci si incontra al balcone. E mentre famiglie unite cantano, in attesa di nuovi decreti, dal nord emigrano  lavoratori e studenti. Un contro-esodo seguito da immagini che resteranno nella storia. Treni con vagoni pieni di gente terrorizzata che corre a casa dalle proprie famiglie.

Didattica a distanza e E-learning

L’Italia non si ferma. Si adegua al ritmo incalzante che l’Europa già prima di noi aveva adottato, il modello smart. La scuola trasferisce le classi in aule virtuali. La lavagna si trasforma in schermo condiviso, 30 alunni contemporaneamente in parti diverse d’Italia seguono la lezione. La nazione familiarizza con nuovi termini: DAD (Didattica a distanza), E-learning (apprendimento tramite internet), Smart working (lavoro da casa). Soffermiamoci sull’ultimo punto, quello dello smart working, come è cambiato il nostro approccio al lavoro e come il lavoro ha cambiato le nostre vite in questi due mesi.

Lo smart working

Smart working significa letteralmente “lavoro agile” e viene utilizzato nel business per indicare una modalità di lavoro non vincolata da orari o dal luogo di lavoro, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro. A due mesi di smart working, potremmo dire “forzato”, possiamo tirare una linea per capire quali sono le potenzialità di questa nuova concezione di lavoro, e quali gli svantaggi. Charles Darwin sosteneva che “non è la specie più forte o la più intelligente a sopravvivere, ma quella che si adatta meglio al cambiamento”. E l’uomo per sopravvivenza ha imposto alcuni cambiamenti alla concezione tradizionale del lavoro. Quella che stiamo vivendo in questi mesi a livello mondiale ma soprattutto nazionale è una vera e propria evoluzione del concetto di lavoro.

Le decisioni delle grandi aziende

Nei giorni scorsi le grandi aziende Facebook e Google, hanno deciso di permettere ai propri dipendenti di prolungare lo smart working fino a fine anno, dimostrando non solo fiducia verso i lavoratori, ma anche che non importa dove lavori se hai gli strumenti giusti per farlo. Twitter ha anche deciso di spingersi oltre: Jack Dorsey, CEO dell’azienda, ha dichiarato che i dipendenti potranno lavorare da casa per sempre, finché lo vorranno, anche quando la situazione di emergenza causata dal COVID-19 sarà superata. Dorsey, in una email ai dipendenti, ha affermato che è improbabile che Twitter riaprirà gli uffici prima di settembre e che tutti gli incontri saranno cancellati per il resto dell’anno.

I vantaggi del lavoro agile

Tra i vantaggi dello smart working sicuramente c’è la sostenibilità ambientale, le statistiche parlano chiaro. Secondo lo studio condotto dall‘Enea nell’indagine nazionale su telelavoro e lavoro agile nella Pubblica Amministrazione, lo smart working ha ridotto la mobilità quotidiana del campione esaminato di circa un’ora e mezza in media a persona, per un totale di 46 milioni di km evitati, pari a un risparmio di 4 milioni di euro di mancato acquisto di carburante.  Da qui il duplice beneficio: acquisizione di tempo libero per il singolo cittadino, ma soprattutto di traffico urbano evitato, con un taglio di emissioni e inquinanti che Enea stima in 8.000 tonnellate di CO2, 1,75 tonnellate di PM10 e 17,9 tonnellate di ossidi di azoto, spiegano Marina Penna e Bruna Felici due delle ricercatrici Enea che hanno curato l’indagine.  “Non c’è dubbio che il lavoro agile sia in grado di migliorare la qualità dell’ambiente delle nostre città, la vivibilità di aree urbane decongestionate dal traffico e anche la rivitalizzazione di quartieri periferici che sono normalmente svuotati dal pendolarismo lavorativo verso le aree degli uffici e delle amministrazioni centrali”, conclude la ricercatrice Bruna Felici.

Quando lavorare da casa non è smart

Un rischio connesso al lavoro smart è legato a fattori quali la tendenza a rimandare un lavoro in termini di scadenza, il senso di responsabilità personale, le aspettative di familiari e amici sapendo che la persona lavora da casa e il riuscire a creare un ambiente che minimizzi le distrazioni. E da questa esigenza di lavorare fuori dal proprio ufficio ma restando in spazi “casalinghi” che cresce sempre di più l’esigenza (soprattutto nel Sud Italia) di costruire Hub. Gli Hub sono luoghi potremmo dire polifunzionali, dotati di postazioni per lavorare con il pc, caffetterie e aree ristoro. Questi Hub sono la soluzione per permettere a manager, liberi professionisti e dipendenti di riunirsi, incontrarsi e discutere in pausa pranzo. O ancora all’interno è possibile prendere un caffè, generando relazioni, connessioni e idee.

Un esempio è Impact Hub Bari

Impact Hub Bari

Impact Hub Bari, per esempio, offre circa 1600 mq all’interno della Fiera del Levante, strutturati in sala eventi, sale riunioni, uffici chiusi, cucina e open space di grande ispirazione per chi vuole lavorare, incontrarsi, imparare, scambiare idee e trovare ispirazione. Il Coworking è attrezzato con wifi ad alta velocità, proiettori e lavagne o superfici scrivibili. Sale per poter incontrare i propri colleghi o clienti.  Ogni singolo Impact Hub ha la propria community con i propri eventi e iniziative di innovazione sociale. L’obiettivo è far si che aumenti sempre più la collaborazione e le relazioni tra gli Impact Hub del mondo. Un network pieno di opportunità, che ha fatto propri, elementi di incubatori, acceleratori d’impresa, e centri di innovazione.

L’esodo dal Nord al Sud Italia

Come già detto, in un momento di tragedia nazionale, c’è stato l’esodo che ha riportato lavoratori e studenti dal Nord al Sud Italia. Studenti e lavoratori che hanno continuato a lavorare e a seguire le lezioni, attraverso un computer. Dalle proprie abitazioni in Puglia, in Basilicata, in Campania e nel resto del sud Italia, lavoratori assunti da aziende del nord Italia, hanno continuato a lavorare percependo una retribuzione. Parlando in termini economici, sono stipendi e retribuzioni percepiti da lavoratori assunti da aziende del Nord ma trovandosi fisicamente al Sud, è nel Sud Italia che fanno circolare la propria liquidità. Se la situazione dovesse rimanere tale, sarebbe un forte rialzo per l’economia del Mezzogiorno.

La generazione Phigital

Stiamo entrando in una nuova era, la generazione Phigital (la fusione delle due parole physical e digital), ossia la generazione di studenti e lavoratori che si trovano a proprio agio sia in ambiente digitale che in presenza. Ma se da un lato lo smart working offre notevoli vantaggi, dall’altro il rischio è che lo smart working potrebbe presto trasformarsi nella fabbrica di una generazione di zombie. Si sta parlando molto in questi giorni di una nuova legge sullo smartworking che ritocchi quella che già esiste n. 81/2017, sul lavoro agile. Il diritto alla disconnessione. Una soluzione al problema lavoratori-zombie che a lungo andare può subire danni da iper connessione.

Roberto Zarriello

Esperto di strategie editoriali e brand journalism, imprenditore digitale, saggista, giornalista. Ho fondato, tra le altre, startup come Digital Media e GoBrand, creato la prima Digital Academy del Sud, e lanciato Comunicatori Digitali Associati, il primo think tank sul giornalismo e la comunicazione digitale. Laureato in Scienze Politiche all’Università degli Studi di Bari, oggi sono Docente di Comunicazione Digitale e Social Media all’Università Telematica “Pegaso” e in vari master universitari (Luiss, Iusve), formatore per gli organi di comunicazione della Corte Costituzionale, web editor dell’ente per il turismo dell’Isola d’Elba. Fino al 2017 ho coordinato la prima Commissione sulla didattica digitale del MIUR istituita dall’USR Molise. Sono stato speaker e moderatore al Web Marketing Festival, Festival del Giornalismo, SMAU, Ninja Talk, ed una serie di convegni e conferenze con Ordine dei Giornalisti, Centro di Documentazione, Primo Piano Formazione, TVLP, e organizzatore de “La Battaglia delle Idee”. Scrivo di comunicazione, web e nuove tecnologie su HuffingtonPost.it, coordino il social media team di Tiscali.it, e collaboro con il gruppo Espresso. Sono autore di libri per il Centro di Documentazione Giornalistica e per Franco Angeli Editore. Nel 2015 ho ricevuto il premio Giornalistico Nazionale ‘Maria Grazia Cutuli’ per la categoria “Web, Editoria digitale”.

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