Per risanare i conti vogliono vendere ai privati le spiagge del Sud. Ma li fermeremo

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Vi ricordate quell’indimenticabile gag di “Tototruffa 62”, con Totò nel ruolo di Antonio Trevi e Nino Taranto in quello di Girolamo Gorgonzola che vendevano la Fontana di Trevi a Decio Cavallo, un italiano emigrato di ritorno dall’America alla ricerca di un business a buon prezzo?

Ebbene stavolta la gag però è drammatica realtà e in gioco ci sono le nostre coste. 7458 chilometri di coste, per l’esattezza. Sempre di Antonio si tratta, ma non del principe De Curtis. Stavolta la proposta arriva dal meno nobile Antonio D’Alì, trapanese che molti ricorderanno più per le sue vicende giudiziarie che per la sua carriera politica, rampollo di una antica famiglia proprietaria di saline, navi commerciali, ampi latifondi e della Banca Sicula di Trapani, primo istituto privato bancario della Sicilia, perfetto rappresentante di quella classe dirigente di cui il Sud dovrebbe fare a meno, insorgendo. Perché una classe dirigente che non tutela il proprio territorio non è degna dello stesso. E la svendita in saldi delle nostre spiagge danneggia soprattutto e senza alcun dubbio il nostro meridione.

In pratica cos’ha fatto D’Alì? Ha proposto per far quadrare i conti della legge di stabilità, di cui il deputato del Pdl è relatore, di “sdemanializzare” le coste italiane. D’Alì la spiega così:  “Dalla vendita degli stabilimenti balneari e dall’allungamento temporale delle concessioni per le zone di ombreggiatura delle spiagge (i tratti su cui vengono installati gli ombrelloni) si potrebbero recuperare  4-5 miliardi a copertura delle modifiche alla manovra. La misura riguarda moltissimi stabilimenti di carattere turistico e darebbe la possibilità di diventare proprietari, o la concessione di lungo periodo per l’ombreggiatura”.

Ovviamente la cosa provoca reazioni sdegnate da parte dello stesso Pd che governa con il Pdl, per quel gioco delle parti in cui ognuno, a turno, interpreta Isso, Essa, o ‘o’malamente,  a seconda del ruolo quotidiano stabilito dalla sceneggiata della politica, che però vede invariata la vittima sacrificale: il Mezzogiorno.

Lo prova il fatto che gli stessi sdegnati di oggi, in sordina, appena qualche settimana fa, attraverso il sottosegretario piddino all’Economia Paolo Baretta, avevano lanciato analoga idea: sdemanializzare le aree in concessione e assegnarle agli attuali titolari senza neanche istituire aste pubbliche.  Un’ipotesi che naturalmente era piaciuta molto alle associazioni di categoria (30mila le imprese del settore stimate), pronte ad impossessarsi di un bene comune e a piegarlo alla logica della speculazione lobbistica, alienando in tal modo la possibilità collettiva di usufruire della bellezza di paesaggi costieri.

Perché in parole povere cosa accadrà se la proposta Pdl-Pd dovesse andare in porto? Che sarà sempre più difficile trovare uno scorcio di spiaggia a gratis (la spiaggia, capite, un bene di tutti noi!) e di mare dove poter sostare e fare il bagno senza dover pagare ad un “legittimo” proprietario un prezzo di occupazione del suolo e di immersione in mare. In parole ancor più povere, trattasi di una svendita senza ritorno del nostro “patrimonio turistico” che ovviamente vedrebbe colpito anzitutto il Sud del Paese, tanto per farla nuova.

Napoli, Bari, Palermo… ma anche Positano, Sorrento, Lampedusa, Amalfi, San Vito Lo Capo, le Eolie, le coste siciliane, le coste sarde, il Salento, il Cilento, Diamante, Maratea, Capri, Ischia, Ponza, Procida… beh, sales. Saldi… si vende. La vostra spiaggia del cuore probabilmente è già in lista. Perché ciascuno di noi ne ha una, e sono pronta a scommettere che la maggior parte di voi ha le sue personalissime Maldive da Napoli in giù….

E mentre questo accade, poi, c’è questo strano silenzio dell’Europa a fare rumore, perché poi magari potrebbe arrivare anche lo speculatore tedesco o britannico a mettere il cappello sulle nostre coste, nonostante per la verità da tempo la vicenda “spiagge” sia all’attenzione delle procedure d’infrazione dell’Unione che, con la direttiva Bolkestein  ha stabilito ben altri parametri su beni pubblici come le coste. Al momento l’Italia è attenzionata per quei rinnovi automatici dei titoli concessori sempre ai soliti noti, cosa che la direttiva Bolkestein appunto vieta, dal momento che prevede che le concessioni sul demanio marittimo non potranno più essere rinnovate automaticamente, non valendo più il diritto di insistenza, ma anzi dovranno essere oggetto di un bando con procedura di evidenza pubblica alla scadenza temporale di ogni concessione.

Sarà che al momento si tratta di proposta e ci auguriamo che, se gli emendamenti alla manovra che prevedono di cedere i tratti di arenile comprensivi di stabilimenti balneari, bar, cabine e ristoranti a prezzo calmierato, favorendo con un’opzione di acquisto ad hoc chi la concessione ce l’ha già, diventassero legge, a quel punto l’Ue intervenga con enorme severità.

Senza contare che ad essere “sdemanializzati” saranno i pezzi di spiaggia più redditizi. E il resto dell’arenile? Si parla di aste, ma pare già chiaro che a partecipare alle stesse saranno gli stessi operatori una volta diventati proprietari delle aree su cui insistono gli stabilimenti. I dettami Ue sulla libera concorrenza saranno ignorati, insomma. Tanto i multoni li pagherà il prossimo governo che verrà: comunque noi, collettività, alla fine, come sempre.

Svendere un patrimonio pubblico come la spiaggia, però, se da una parte è un principio inaccettabile, addirittura immorale, che non regge dal punto di vista giuridico, dall’altra è perfettamente in linea con la filosofia di chi ci governa.

E così non sorprenderebbe nessuno se tra gli acquirenti troveremo un Ligresti, un Fiorito, o un Riva, che possono permettersi di pagarle con i soldi che hanno fregato allo Stato. Così, tutti contenti, in attesa della prossima stagione di saldi. “Letta o Alfano – suggerisce qualcuno scherzosamente ma non  troppo su twitter – alla prossima possono sempre giocarsi quel che resterà: vendendo i fiumi all’industria chimica o gli Appennini ai grossisti di pietra”.

Noi, tanto, fino a quando non rialzeremo la testa, siamo tutti Decio Cavallo…

Lucilla Parlato

Giornalista professionista e militante del movimento di Insorgenza civile. Ha lavorato all'estero, Roma, per 17 anni, accumulando molteplici esperienze, da Mediaset alla web tv, da uffici stampa istituzionali anche scabrosi alla carta stampata. Poi ha deciso di mollare tutto e da tre anni è rientrata nella sua unica capitale, dove per altro è anche nata: Napoli, dove cura la comunicazione di Insorgenza e collabora con il quotidiano on line Paralleloquarantuno.

Comments (2)

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    Nando Dicè

    11 Novembre 2013 - 15:38

    Si vendono le nostre spiagge….la logica liberista è sempre la stessa…. farti pagare quello che è già tuo.

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    italo43

    14 Novembre 2013 - 12:38

    Quando l’ignoranza accieca: nessuno ha mai detto che si vuol vendere le spiagge italiane,la proposta è quella di vendere gli Stabilimenti balneari (attualmente in gestione ). CAPITOOO?i

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