Proiettili come augurio per il 2017 a Ciro Corona (R-Esistenza Anticamorra)

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Proiettili a Ciro Corona, creatore dello Sportello Anticamorra a Scampia; di R-Esistenza Anticamorra, della cooperativa che ha rilevato e messo a onesto frutto un fondo agricolo requisito alla mafia; che è stato l’anima del recupero della ex Ipsia, l’istituto scolastico di Scampia che era diventato il più grande mercato all’aperto di droga in Europa ed era usato dai tossicodipendenti per bucarsi e, ogni tanto, morirci.

Liberato da una dozzina e più di camion di monnezza, da più di 40 bidoni di siringhe, ricostruito quasi da zero (era stato letteralmente decorticato, per rubare persino i fili della luce e i cessi), oggi l’inferno ex Ipsia è diventato paradiso per i bambini, i ragazzi, le donne, la gente di Scampia che va a studiare e comporre musica, apprendere artigianato d’arte, fare sport, pilates, doposcuola…

Un miracolo compiuto da volontari, con quel che si trovava da riciclare, spesso nelle discariche, e tanto, tanto lavoro, tanto, tanto amore, tanta, tanta fiducia. E l’aiuto, va detto, del Comune, grazie al sindaco de Magistris e alla sua attivissima assessora alle politiche giovanili. E oggi, quel paradiso di chiama Officina delle Culture Gelsomina Verde, dal nome della innocente vittima di guerra di camorra che fu rapita, seviziata e bruciata, perché non diceva dove fosse il suo ex fidanzato e non credettero che non lo sapesse.

Non sanno fare nemmeno i mafiosi, ‘sti guapp’e cartone! Ma come, non sanno che la regola prima del crimine organizzato, fiancheggiatore della parte più corrotta dello Stato (che da patti Stato-mafia in Sicilia e a Napoli nacque), è che puoi colpire chi è isolato? Per questo le azioni dei mafiosi contro chi li avversa, nella società, sono sempre precedute da campagne diffamatorie, con il volenteroso aiuto, spesso, di quelle frange delle istituzioni delegate agli affari sporchi e a gestire le cosche “di servizio”.

Il crimine organizzato, in Italia, è parte integrante del sistema di potere politico ed economico (sentito mai qualcuno alla Borsa di Milano o in Parlamento, parlar male dei soldi e dei voti che arrivano dalla mafia?) che fece nascere questo Paese. Ovviamente, parliamo della parte più compromessa (nemmeno il male è perfetto, altrimenti non avremmo avuto giganti come Chinnici, Falcone, Borsellino, La Torre, Vassallo, Livatino e, purtroppo, tantissimi altri martiri).

Questo significa che la mafia ha bisogno di consenso sociale. Un consenso che poggia su un sistema di assistenza marcio, pagato in dignità calpestata…, come vi pare, ma che fa sopravvivere, nella merda, ma sopravvivere, tanta parte di quel Sud a cui lo Stato nega il minimo dei diritti, per aggiungere privilegi a chi ne ha già troppi e consentire al braccio mafioso di gestire economia e voti, con la sottomissione coloniale.

Ma oggi, il consenso, è tutto per Ciro, i tanti Ciri. Il mondo cambia, signori miei. E qualche volta, persino in meglio. E sono sempre di più quelli che non si piegano e la dignità con la svendono per fame o per fare lo schiavo da cortile, invece che da campo.

Quindi, mandare dei proiettili a Ciro, è proprio da coglioni: Ciro non è un giovane, coraggioso uomo: Ciro è moltitudine; i tanti… “Ciri” (e dai, lasciatemela passare!) che stanno facendo di Scampia e di tanta parte del Sud la negazione e l’opposto di Gomorra non sono degli indifesi solitari.
Ognuno di loro è moltitudine. Noi siamo la loro moltitudine. Le centinaia di studenti universitari calabresi di Pedagogia della R-Esistenza gemellati all’Associazione di Scampia e che insieme operano sono la loro moltitudine.

I meravigliosi magistrati, questori, dirigenti della Polizia e Carabinieri che sostengono, con azione quotidiana e la loro presenza, il miracolo della Gelsomina Verde sono moltitudine. Il Comune di Napoli è, anche fisicamente, con il sindaco, gli assessori, presente e partecipe alla vita dei Ciri di Scampia (non rompete: Ciro al plurale, e così è: è moltitudine o no?).

Fossi un boss della camorra, delle due, l’una: se la cazzata dell’idea di minacciare Ciro fosse venuta da me, mi sentirei fischiare le orecchie per i vaffanculo dei miei colleghi capi-cosca: “Ue’, ma si’ scem! Nun ‘o ssaje ca Cire nun è ‘nu guaglion, è ‘nu popole? Ma ci vuliss fa’ pass’ nu uaje?”.
Se (più difficile…) la cosa è frutto di iniziativa personale di un rampante guappo aspirante boss, allora lo chiamerei, gli dare una scopa e gli direi: «Vuo’ fa’ carriera? E accummenge cu’ a scopa; e si ‘o ffai buono, te facimme addeventa’ scupone!»

Ciro lo conoscete. Anche meglio di noi (la moltitudine…), perché è cresciuto a Scampia, con voi. Sapere tutto di lui. E pensate di intimidirlo così? Mah… A ragionarci sopra, dovessi dire chi può essere l’autore di questa mossa (un vero e proprio errore “politico”), mi viene in mente Gennarino Parsifal: ve lo ricordate, quando Troisi era ancora uno dei tre della Smorfia?

Buon anno, Ciro. Un abbraccio. Non sono gran che con le pernacchie, ma sono sicuro che fra di voi uno capace nella grande arte tonitruante c’è: risponda a nome di tutti noi.
E ai tre-quatro che leggono queste pagine: se volete, scrivete sotto nome e cognome (di anonima c’è già la camorra) e quattro paroline: “Io sto con Ciro”.

Che la vedano, lorsignori, la moltitudine.

Pino Aprile

È stato vicedirettore di Oggi e direttore di Gente, ha lavorato in televisione con Sergio Zavoli nell'inchiesta a puntate Viaggio nel sud e a Tv7, settimanale di approfondimento del TG1. È autore di libri tradotti in più lingue come Elogio dell'errore, Elogio dell'imbecille e Terroni. Conclusa l'esperienza di direttore di Gente si è occupato principalmente di vela e altri sport nautici, dirigendo il mensile Fare vela e scrivendo alcuni libri sul tema, come Il mare minore, A mari estremi e Mare, uomini, passioni. Nel marzo 2010 ha pubblicato il libro Terroni, un saggio giornalistico che descrive gli eventi che hanno penalizzato economicamente il meridione, dal Risorgimento ai giorni nostri. L'opera è divenuta un bestseller, con 250.000 copie vendute[1]. Per questo libro, il 29 maggio 2010, gli sono stati conferiti, fra gli altri, a Palermo il Premio Augustale, a Reggio Calabria il Rhegium Julii, ad Aliano il Premio Carlo Levi, ad Avezzano il Premio Marsica. Dal libro nasce lo spettacolo teatrale omonimo con l'attore Roberto D'Alessandro e musiche di Mimmo Cavallo. Per iniziativa di Marcello Corvino, della Promomusic, dagli ultimi tre libri di Aprile e dalle canzoni brigantesche e meridionaliste di Eugenio Bennato, è tratto il lavoro teatrale Profondo Sud, con cui i due autori hanno esordito l'estate del 2012. Nell'agosto 2011 gli è stata conferita la cittadinanza onoraria di San Bartolomeo in Galdo; il 19 gennaio 2012, quella di Ponte, in provincia di Benevento, e il 1º febbraio 2012 quella di Laterza, in Provincia di Taranto e il 27 dicembre 2012 quella di Caccuri in provincia di Crotone. L'11 novembre 2011, a New York (Manhattan), in coincidenza con la presentazione dell'edizione americana di Terroni, ha ricevuto il premio "Uomo ILICA 2011" (Italian Language Inter-Cultural Alliance) e il 10 agosto 2012 si è aggiudicato il primo premio della prima edizione del Premio Letterario Caccuri dedicato alla saggistica.

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