Quando dolcezza e bravura viaggiano contemporaneamente. Intervista a Camilla Filippi

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In queste settimane l’abbiamo vista nel ruolo di Cristina nella seconda stagione di “Tutto può succedere”, una donna con carattere e grande personalità, una donna, una moglie e una madre alle prese con due figli adolescenti e una neonata; Max, il figlio maschio, è affetto dalla sindrome di Asperger, nonostante ciò rimane un ragazzo speciale e pieno di qualità. L’attrice in questione è Camilla Filippi, bresciana, appassionata di recitazione sin da bambina. Ha debuttato dodicenne in uno spot Barilla, ha esordito in tv con la miniserie “Costanza” di Gianluigi Calderone e nel 2000  ha partecipato al film “Estate romana” di Matteo Garrone. Da lì in poi un susseguirsi di progetti per il piccolo e grande schermo, diretta da alcuni tra i più grandi registi. In quest’occasione, ho fatto domande ripercorrendo quelle che sono state le interpretazioni che hanno segnato la brillante carriera di un’attrice umile, bella e di una dolcezza che la contraddistingue da molti suoi colleghi.

Chi è Camilla Filippi oggi?

 E’ una madre, una ragazza, una donna. E’ la somma della Camilla Filippi di ieri.

 Sei di Brescia. Cosa rappresenta questa città per te?

Da piccola venire dalla provincia mi ha permesso di avere una spinta in più per andare a fare i provini. Non superare un’audizione, voleva dire tornare a casa in una provincia un po’ difficile. Tornare in quella città è un riscoprire le proprie origini e anche fare un salto nel passato; oggi è una città molto vivace e mi riconosco molto in lei.

Sin da bambina hai fatto parte del mondo dello spettacolo, debuttando dodicenne in uno spot Barilla. Com’è nata questa passione e cosa significa per te recitare?

Non saprei dirti com’è nata perché credo di aver sempre voluto fare l’attrice. Ho sempre sentito il bisogno di esprimermi. Recitare vuol dire fare emozionare, sognare e far sorridere; è un modo per essere vicina alle persone. Questo mestiere è un lavoro molto complesso, sei sempre sotto esame, possono chiamarti un giorno tutti e il giorno seguente nessuno. Non è una professione come le altre perché sei sempre esposta al giudizio di svariate migliaia di persone.

In queste settimane, ti abbiamo visto nella seconda stagione di “Tutto può succedere” con un cast stellare. Interpretavi Cristina. Ci racconteresti un po’ di lei?

E’ un personaggio che in questa seconda stagione arriva con il pancione e una gravidanza per una donna è fonte sicuramente di gioia ma anche di una serie di complicazioni come ulteriori responsabilità e ansia. La nascita di questa bimba porta Cristina a ragionare su sé stessa su che tipo di donna è stata, è e che tipo di donna vorrà essere. Si è sempre occupata della famiglia facendo un passo indietro per permettere agli altri di andare avanti; nella seconda serie, comprende anche che, per essere felice, deve mettere davanti anche sé stessa e inizia un percorso di cambiamento capendo che non è solo moglie e madre, ma anche una donna. Riprende a lavorare, riprendendosi una parte della sua vita dimenticata.

Nella fiction, vengono affrontate  molte tematiche, alcune molto delicate anche, tra cui la sindrome di Asperger. Come ti sei rapportata a questa forma di autismo?

Conoscevo personalmente la malattia, ma mi sono documentata ulteriormente. Partivamo da una buona scrittura perché nella serie tv originale di “Parenthood” la storia era proprio così e lo sceneggiatore della fiction americana ha un figlio affetto dalla sindrome di Asperger. Il nostro tentativo è stato quello di trovare una normalità nell’affrontare la malattia. Dopo uno sgomento iniziale dinnanzi a qualsiasi tipo di patologia irreversibile, un genitore non può far altro che farsi forza e pensare che comunque il proprio figlio continua a vivere.

Secondo te, nella vita davvero “Tutto può succedere”?

Certamente sì! Molto di quello che succede è determinato da noi stessi.

Alterni cinema e TV. Hai partecipato a progetti molto interessanti, tra cui: “La meglio gioventù” e “Viva l’Italia”. Secondo te qual è la meglio gioventù di oggi e quando potremmo dire davvero: viva l’Italia?

La meglio gioventù è quella generazione che tenta sempre e comunque, che non si arrende mai. A Roma, c’è un gruppo di ventenni innamorati del cinema che ha occupato una sala chiamata Cinema America che era stata chiusa. Hanno iniziato occupando proprio quel salone e proiettando film, hanno poi ottenuto anche il sostegno di registi importanti. A Trastevere hanno fatto un’arena aperta al pubblico per 60 giorni in cui ogni sera proiettano un film in cui registi e attori vengono a presentare un film gratuitamente. Chi partecipa poi ripulisce tutta l’area occupata. Ecco, questo per me è un esempio di meglio gioventù, ovvero di persone che si occupano degli altri senza chiedere niente in cambio. Non sarà semplice poter dire “Viva l’Italia”, anche perché la classe dirigente di cui tanto ci lamentiamo è evidentemente quella che ci rispecchia. La prima cosa per cambiare una società credo sia proprio quella di cambiarla dalle sua fondamenta, ovvero dalle azioni quotidiane, rispettando le norme che lo Stato ci indica e senza scendere ad alcun genere di compromesso. Finché non ci comporteremo tutti in maniera corretta, chi ci governa non potrà essere diverso.

Quali sono le differenze che intercorrono tra TV e cinema?

Nessuna! L’approccio deve essere sempre molto serio, sia che si tratti di piccolo o grande schermo.

Hai fatto parte anche dell’amata serie TV “Tutti pazzi per amore” in cui interpretavi Valeria. Ci racconti quell’esperienza? Per te, cos’è l’amore?

Auguro a tutti di essere pazzi per amore nel rispetto però di sé stessi. Per me, far parte di quella fiction è stata un’esperienza pazzesca; ero fan della prima serie ed essere parte della seconda è stato doppiamente bello. L’amore è un sentimento molto complesso senza il quale non potremmo vivere, anche se molto spesso ci concentriamo troppo ad amare gli altri e non più di tanto la nostra persona.

Sei stata diretta da alcuni dei più grandi registi, da Lucio Pellegrini a Marco Tullio Giordana, da Marco Pontecorvo a Giuseppe Piccioni interpretando i ruoli più diversi. Hai ancora un sogno nel cassetto?

Mi piacerebbe molto fare un supereroe.

Quest’intervista verrà pubblicata su Resto al Sud. Posso chiederti che rapporto hai con la parola Sud?

Il Sud è un posto che amo, mi piace passarvi le vacanze per l’accoglienza e il calore che viene sempre riversato su chi arriva. E’ anche vero però che un certo tipo di Sud vive realtà molto complesse per una persona del Nord. Posso dirti che venendo da Brescia, non è stato semplice stabilirsi a Roma. Esther Elisha, collega e amica, un giorno le ha detto mentre stava in territorio africano: “ Voi avete gli orologi e noi abbiamo il tempo” e credo sia proprio così anche per il nostro settentrione e il nostro Mezzogiorno.

I tuoi prossimi progetti?

Da settembre sarò nella seconda parte di “Non uccidere” e poi iniziamo a girare la terza serie di “Tutto può succedere”.

 

Giulia Farneti

Giulia Farneti nasce a Cesena il 16 gennaio del 1989. Ha collaborato per due anni con il quotidiano Infooggi occupandosi di attualità e di criminalità organizzata, aprendo anche la rubrica settimanale “Così è (se gli pare)” di cui era anche responsabile con Alessandro Bertolucci. Per quasi altri due anni, ha scritto per il quotidiano La Nostra Voce occupandosi di cinema, teatro e televisione, le sue grandi passioni. Ha sviluppato una vera e propria coscienza antimafia, riuscendo a far approvare nella sua provincia quattro conferenze per sensibilizzare la cittadinanza alla cultura della legalità. mail: [email protected]

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