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Questa povera campagna elettorale

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Com’erano allegre quelle campagne elettorali dove c’era il grasso del debito pubblico che colava da tutti i pori della nostra nazione.

Promesse di posti di lavoro, di strade, autostrade, aeroporti e Apollo in partenza per la Luna.

Avanti signori! Venghino alla fiera! C’è spazio per tutto e per tutti!

Qualunque cosa si diceva si rischiava di essere creduto. Bastava avere un po’ di storia politica alle spalle ed il gioco era fatto.

Al Sud, il “lavoretto”, era ben più prolifico e soprattutto più pregno di risultati.

La Cassa del Mezzogiorno, i baracconi inutili degli enti, le mille fondazioni. Tutto sotto acronomi surreali.

Ora, tristemente, nel tempo di spending review, di fondi tagliati, di crisi totale, nemmeno i soldi per un “santino”. I trotter sono per pochi. Gli spot televisivi solo per un nucleo da golf club.

La campagna elettorale più povera della storia repubblicana, è andata in onda in quest’ultima settimana. Con i canditati porta a porta, ma solo per infilare la carta con la propria faccia, nella cassetta delle lettere.

Finalmente abbiamo raggiunto l’eguaglianza elettorale, un abbozzo di vera democrazia.

E quindi, le promesse? Niente. Poco. Pochissimo. Solo qualche scellerato impenitente. E nessuno l’ha creduto.

Le ultime politiche hanno calato il sipario della speranza fraudolenta.

Il famoso repulisti nel campo della politica, che tutti chiedevano a gran voce, è andato in vigore per forza maggiore.

La crisi, nelle sue mille facce lugubri, ne ha una presentabile.

Gianvito Pizzi

Gianvito Pizzi, filosofo, scrittore, storico, studioso di psicanalisi, ha dedicato l’intera vita agli studi. Collaboratore per decenni di riviste specializzate, si è occupato in particolare dei rapporti tra psicanalisi e filosofia, Medievalismo e Questione Meridionale. Nato a Napoli, ha vissuto sino a vent’anni in un paese dell’appennino sub-dauno: S. Bartolomeo in Galdo (Bn). Twitter: https://twitter.com/gianvito_pizzi

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