Il re del pollo fritto USA apre anche al Sud

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Ventitré miliardi di dollari di fatturato nel 2013, 750.000 dipendenti, presente in ogni angolo del pianeta, Kfc apre anche al Sud.

Kfc sta per “pollo fritto del Kentucky“, ed è una catena di fast food specializzata in tale pietanza.

Come la Coca Cola e i grandi marchi del mondo, serba una ricetta che contiene il segreto delle 11 spezie usate.

Ora il debutto al Sud, dopo alcuni centri aperti in altre parti d’Italia.

Secondo IlMattino.it il luogo prescelto è Pompei. Ma intorno alla data c’è un po’ di mistero. Forse aprile.

Kfc è stata creata dal celebre colonnello Sanders, presente nella foto del logo e che ha fatto capolino in tanti film Usa.

Riccardo Trecca

Giornalista e blogger.

Comments (5)

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    gbravin

    1 Marzo 2017 - 10:27

    KFC tentò sul finire degli anni ’60 a Milano, ma forse erano troppo in anticipo sui nostri gusti.
    Adesso ci riprovano con la formula del franchising, cioè i rischi d’impresa sono tutti sulle spalle di chi vuole investire in KFC, mentre le royalties andranno negli USA…

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      NIco

      2 Marzo 2017 - 05:40

      Io abito in Peru’ e di KFC c’e ne sono molti e i McDonald meno ed altre marche, qualche volta ci vado pure io.

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        gbravin

        2 Marzo 2017 - 10:20

        Apprezzo la Sua scelta, ma anche in Perù, agiscono allo stesso modo: tutti i rischi ai locali, e una congrua fetta di utili agli USA…

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    Abbasso Lenneessea

    1 Marzo 2017 - 19:43

    Mc Donald tentò di aprire uno di quei suoi ritrovi demenziali in un paese in provincia di Bari dove, fortunatamente, ancora sopravvive la cultura del mangiare. Dopo qualche mese ha chiuso!
    Auguro la stessa “fortuna” a questi altri colonizzatori!
    I loro punti vendita possono fere fortuna dove sono riusciti a massacrare la cultura locale (come a Milano, Rome, ecc.)

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      gbravin

      2 Marzo 2017 - 07:48

      Condivido!
      Personalmente userei altre parole al posto di “colonizzatori” ma sarei subito querelabile.
      Molti acquistano e bevono bevande gassate, colorate e con aggiunta di zucchero liquido industriale senza nemmeno leggerne l’etichetta degli ingredienti. Così facendo, danneggiano la propria salute e per qualche marchio si tramutano “dipendenti inconsapevoli” da esso.
      Ma tutti i media non parlano dei rischi correlati all’aggiunta di zucchero liquido (industriale) nelle bevande, perché la pubblicità fatta dalle case madri ai loro prodotti è troppo importante come fonte di reddito.

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