Terremoto Belice, cinquanta anni dopo

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Terremoto Belice

Proprio nel 50° anniversario del devastante terremoto del 14-15 gennaio 1968 in Belice, la terra continua a tremare: due lievi scosse sono state registrate dall’INGV questa notte a Gibellina, uno dei paesi distrutti mezzo secolo fa.
Fortunatamente, molto lievi: la prima di magnitudo 1.4 è stata rilevata alle 01:49 ad una profondità di 11 km e la seconda di magnitudo 1.8 alle 04:47 con medesimo ipocentro. L’epicentro è stato registrato precisamente a 3 km est da Gibellina (TP).

E per non dimenticare gli effetti di quel drammatico sisma, in Sicilia è arrivato anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: “La capacità dell’intero Paese di reagire alle tante calamità hanno rappresentato il momento della verità, della misura della coesione nazionale, del riconoscersi in un comune destino“, ha evidenziato. Ricordando che “I sindaci rappresentano il riferimento primo che compongono il nostro Paese“.

Il dramma, in due atti. Una prima scossa alle 13:48, seguita da un’altra, forse ancora più forte, alle 14:15. E’ il 14 gennaio del 1968 e in mezz’ora la Valle del Belice, nella Sicilia occidentale, viene devastata. La terra riprende a tremare anche alle 16:48, e nella notte, alle 2:33 e alle 3:01. Il bilancio è terribile: 231 le vittime accertate (più di 400 secondo alcune fonti), oltre 600 i feriti, decine di migliaia gli sfollati.

Oltre al ricordo, anche le rivendicazioni. “Il Belice – ha sottolineato il sindaco di Partanna, Nicola Catania – ricorda le vittime e rende omaggio a tutti coloro che in quei giorni di dolore da ogni parte d’Italia vennero a scavare sotto la pioggia e nel fango per darci coraggio e indicarci una via. Tuttavia, signor presidente della Repubblica, i nostri cittadini e noi sindaci nell’interesse di tutto il territorio non possiamo non ricordare allo Stato e al Governo della Repubblica che il Belice è ancora creditore, come ha anche accertato l’ultima Commissione bicamerale sulle questioni della ricostruzione nel 1996, la cui relazione conclusiva dà atto del fallimento dell’intervento dello Stato e dello straordinario ruolo di sindaci e cittadini nel portare avanti con un terzo delle risorse date in altre zone colpite da analogo dramma la ricostruzione di interi Paesi”.

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