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Un’incredibile ma vera storia del Sud

Italia 1945.

Lazzaro, uomo roccioso e temprato dalla vita inclemente, viaggiava nella notte, sull’acqua scura dell’Adriatico.

Era partito con la sua barchetta a vela: un cinque metri trapiantato da un solo albero, con una vela esigua, telata e vagamente bucherellata.

Era salpato dal promontorio del Gargano diretto alla volta dell’Abruzzo.

Lazzaro vendeva la frutta e la sua grande esperienza militare di marinaio, oltre che di pilota d’aereo,  unito al suo grande coraggio, avevano fatto sì che scegliesse un mezzo spiccio per svolgere il suo lavoro.

Quella sera del ’45, c’era da trasportare sacchi di limoni. Si, proprio limoni e solo quelli. Merce comunque rara per tempi in cui, la guerra, aveva reso rado anche il più piccolo bene di consumo. Una guerra spietata, esiziale, che ha lasciato un indelebile ferita nelle coscienze di chi l’ha vissuta.

Tutto con essa si era abbruttito. La realtà era stata deformata sotto i colpi della spietatezza di un esercito e di un uomo, a cui difettava il benché minimo lume di umana razionalità.

Lazzaro, quella sera, si portava dentro il veleno di quell’abbrutimento. E le sue grosse mani operavano in condizioni di difficoltà, cercando di orientare la piccola barca osservando solo le stelle. Proprio come erano usi i Fenici, abili mercanti-navigatori.

Ma il vento cominciò a farsi convulso, mostrando la sua scarsa prevedibilità. Ed il cielo prese ad annuvolarsi. Ed il mare volse inesorabilmente in tempesta.

Immaginate questo uomo: solo, su un’acqua gelida, senza più stelle-guida; con il vento che lo fluttuava, con il mare che gli riversava le onde sul corpaccione solido e con quei limoni che ondeggiavano pericolosamente.

Era la deriva. Una deriva incerta.

Fortuna nella sfortuna, volle che la barca dirigesse da sola verso le sponde rivierasche. Ma la barca s’incagliò. E tutto si fermò.

Cosa fare?

Un uomo di tempra normale avrebbe pensato a salvare la pelle. Lazzaro, forte quanto imprevedibile, pensó di salvare i limoni. La guerra aveva reso deforme il senso del pericolo, e la sopravvivenza alimentare sovrastava il senso dell’incolumità.

Così, Lazzaro, si gettò nell’acqua gelida, sul far della mezzanotte, tra le onde invereconde e con un sacco pieno di limoni trascinato con disperazione verso riva. Ma quale riva? Un ammasso di arbusti svettante dalla sabbia.

Il sacco di frutti arrivò sulla terra ferma. Anche Lazzaro vi arrivò. Ma pensò subito di rigettarsi nell’acqua infuriata e gelida, per recuperare un altro involucro. E così, uno dopo l’altro, Lazzaro riuscì a trasportare a riva tutti i limoni. E poi, anche a trascinare la barca verso il riparo.

Un lavoro immane, al limite dello sfinimento. Una “declamata impossibilità” tramutata in possibilità.

Poi Lazzaro crollò. Crollò per il sonno. E dormì. Dormì su quel lembo sconosciuto di terra, con i panni bagnati, nella notte fredda dell’Adriatico.

Ci pensarono le prima luci dell’alba a svegliarlo e a consegnarlo alla ragione del suo gesto.

La barca era ancora in buone condizioni, i limoni erano tutti salvi. Lui era in vita. E mentre meditava sul da farsi, ecco stagliarsi all’orizzonte la sagoma di un uomo.

Egli si avvicinò e chiese a Lazzaro chi fosse. E lui, in mezzo a quegli arbusti, spiegò la sua ventura e mostrò i limoni.

Fu a quel punto che l’uomo si allontanò repentinamente ed inopinatamente.

Ed il nostro Lazzaro rimase stupefatto, ma subito s’adoperò per riprendere la navigazione.

Ma quando fu sul punto di salpare, vide colorarsi l’orizzonte di tante sagome. Una, due, dieci, venti, trenta. Tanti uomini. Ma cosa volevano?

Pensò ad una minaccia, ma non ebbe il tempo di riflettere, che tutti gli furono intorno, e gli chiesero i limoni. Volevano acquistarli tutti.

Lazzaro, perplesso, vedeva nelle sue mani racimolarsi del denaro.

A quel punto domandò, ad uno di quegli improbabili acquirenti, il perché di quell’insistente e strano acquisto. In fondo erano solo limoni.

Uno di essi gli rispose che da quelle parti era scoppiata una piccola epidemia di colera. Ed i limoni erano un’acqua santa, l’acqua balsamica per tamponare un danno drammatico.

Un po’ di speranza piovuta dal mare, che più che un rimedio, sembrava la provvidenza. Infatti, Lazzaro, venne considerato dagli abitanti del luogo, come “messo  di Dio”, come un segnale benevolo, tra le pieghe di un brutto destino.

Lazzaro riprese il mare e pensò ad un miracolo. Ovvero: la sua salvezza e tutti i limoni venduti. Gli acquirenti  pensarono anche loro ad un miracolo: quello dei limoni venuti dal mare.

E tutti proseguirono con meno angoscia la loro difficile vita.

N.A. Tale storia mi è stata narrata dal signor Salvatore ed il protagonista è stato suo padre.

La vicenda, mi ha solleticato l’immaginazione, e stimolato a scriverla. Perché in questa vicenda c’è tutta la forza dell’uomo, il segno del fato, il senso del divino, il mistero della vita.


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